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Storia

Diodoro e l'altra Grecia. Macedonia, Occidente, Ellenismo nella Biblioteca storica
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2005 | pagine: 432
Anno: 2005
Il volume è dedicato alla Biblioteca storica di Diodoro Siculo e, in particolare, alle parti dell'opera riguardanti non la sto
€ 30,00
Il federalismo nel mondo antico
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2005 | pagine: 172
Anno: 2005
Il presente volume tratta il tema assai attuale del federalismo analizzando come esso si manifesta nel mondo classico: dalle p
€ 14,00
Il testamento dottrinale di Sebastiano Castellion e l'evoluzione razionalistica del suo pensiero
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2005 | pagine: 318
Anno: 2005
Questo saggio ha come oggetto specifico l’ultima opera di Sebastiano Castellion – umanista che ebbe in Calvino e nel suo coadiutore Teodoro di Beza accesi avversari. Il manoscritto, custodito dal 1563 nella Biblioteca dei Rimostranti di Rotterdam e pubblicato per la prima volta nel 1937, porta il titolo De arte dubitandi et confidendi, ignorandi et sciendi; la definizione di ‘Testamento dottrinale’ allude al carattere dell’opera, che riunisce e completa le dottrine contenute nei precedenti scritti di Castellion riguardo ai temi della fede e della tolleranza religiosa, e soprattutto alla predestinazione e al libero arbitrio, in radicale polemica con il determinismo di Calvino. Quasi presago della morte prematura e frastornato da conflitti e lotte religiose fratricide, Castellion intende portare a compimento le proprie convinzioni teologiche e filosofiche relative all’ispirazione, all’autenticità e alla verità delle Scritture, e presentare un nuovo criterio ermeneutico in grado di dirimere i contrasti fra disamine esegetiche diverse. Malgrado la distribuzione disordinata degli argomenti, che riflette la difficile condizione del Riformato, insidiato dai suoi avversari, egli si esprime con una certa chiarezza sulla giustificazione e sulla salvezza, accogliendo, tuttavia, elementi di natura razionalistica: si pensi alla fede non più ritenuta dono di Dio, o alle dottrine sulla SS. Trinità e sull’Eucaristia, escludenti, in entrambi i casi, la dimensione soprannaturale. Nella sua frettolosa stesura, forse neppure ultimata, il ‘Testamento’ consente di ricostruire la scomposta evoluzione delle dottrine castellioniane, che preludono all’imminente avvento del protestantesimo liberale e denunciano i gravi conflitti che tormentarono l’autore fino alla morte prematura, avvenuta a soli 48 anni.
€ 25,00
A servizio dello sviluppo. L'azione economico-sociale delle congregazioni religiose in Italia tra Otto e Novecento
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 278
Anno: 2004
Questo volume si colloca entro una prospettiva di lavoro organica e impegnativa
€ 23,00
"La Civiltà Cattolica" e la politica italiana nel secondo dopoguerra
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 352
Anno: 2004
Uno dei 'laboratori' ideologici più attivi e autorevoli per il mondo cattolico, specialmente per l'Italia, è stata la rivista
€ 29,00
Analecta Brixiana
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 336
Anno: 2004
Analecta Brixiana è il primo volume miscellaneo pubblicato dall’Istituto di Filologia e storia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. I contributi presentati sono divisi in due sezioni, Studi e Note e interventi, e testimoniano i molteplici interessi dell’Istituto, del quale fanno parte storici del mondo antico e dell’età moderna, delle letterature classiche e della letteratura italiana, filologi e italianisti.
€ 25,00
1550-1650 L'astrologia in Italia all'epoca di Galileo Galilei. Rassegna storico-critica dei documenti librari custoditi nella Biblioteca "Carlo Viganò"
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 310
Anno: 2004
Tra Cinquecento e Seicento, nel secolo in cui si è svolta l'esistenza di Galileo Galilei, la scienza moderna è venuta assumend
€ 25,00
Federalismo e autonomia nelle Elleniche di Senofonte
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 180
Anno: 2004
Il ruolo di Senofonte come testimone del federalismo, e del suo scontro con le autonomie cittadine nel corso del IV secolo, è stato spesso misconosciuto. In realtà, lo storico non solo è un buon conoscitore delle vicende degli stati federali e delle loro strutture istituzionali, ma rivela anche attenta sensibilità per la terminologia specifica del federalismo, in particolare quella che esprime la contrapposizione tra sympoliteia federale e politeia cittadina, e per temi significativi dell’‘ideologia’ federale, come la condivisione di diritti e doveri tra realtà paritarie. Uomo della polis, Senofonte offre tuttavia una adeguata valorizzazione dello stato federale e delle sue potenzialità, che ne rivelano il carattere alternativo rispetto alla città e ad alcuni suoi storici limiti: la forza demografica e, di conseguenza, militare, la potenza economica, la tendenza all’unificazione collegata con il reciproco scambio di diritti. Lungi dall’avere un carattere poleocentrico, le Elleniche di Senofonte offrono un notevole contributo, secondo solo a quello di Polibio, alla comprensione del federalismo greco e dei diversi fenomeni di aggregazione tendenti al superamento del frazionamento poleico.
€ 14,00
La pastorale della Chiesa in Occidente dall'età ottoniana al concilio lateranense IV
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 504
Anno: 2004
La pastorale occupa un posto di primo piano nell’autocoscienza della Chiesa dopo il Vaticano II. Si tratta davvero di una ‘rivoluzione’, di una rottura con la tradizione e con un tempo nel quale la cura animarum non aveva avuto il posto che avrebbe meritato, oppure anche nel passato le istituzioni ecclesiastiche cercarono di intercettare i motivi più profondi della religiosità dei fedeli? Se ciò avvenne, con quali modalità si declinò il rapporto fra la gerarchia ecclesiastica e il popolo cristiano? La Regola Pastorale di Gregorio Magno fu uno dei testi più trascritti e diffusi nel medioevo, a dimostrazione della centralità di questo aspetto nella definizione dei compiti che la Chiesa avvertiva come prioritari, ma che cosa significava ‘azione pastorale’ in un contesto dominato dall’esigenza di cristianizzare vaste porzioni della popolazione europea, come accadde nell’alto medioevo, oppure, a partire dal secolo XI, dal bisogno di fronteggiare la diffusione delle eresie? Quali erano i requisiti necessari per essere abilitati all’esercizio della cura d’anime e quale posto aveva la predicazione dei carismatici? Vescovi, monaci e canonici, per rispondere a queste sfide, misero in atto gli strumenti ereditati dalla tradizione, mentre il papato, in coincidenza con l’affermazione del primato romano, elaborava una concezione della pastorale orientata verso l’affermazione della cosiddetta ‘monarchia pontificia’. Fondamentali anche le forme di comunicazione utilizzate dalla Chiesa, nelle sue diverse articolazioni, per trasmettere il messaggio cristiano in un contesto caratterizzato da un forte plurilinguismo. Agiografia, sermoni, testi di diritto e manuali per confessori offrono indicazioni preziose agli esperti di fama internazionale qui riuniti a dibattere questi temi, nella prestigiosa tradizione delle «Settimane della Mendola» organizzate dall’Università Cattolica. Le «Settimane» del Passo della Mendola, che si sono susseguite con cadenza triennale dal 1959, rappresentano per i medievisti uno dei grandi appuntamenti di rilevanza internazionale. Le «Settimane» hanno contribuito in maniera decisiva allo studio delle strutture e degli ideali della societas christiana dei secoli XI e XII, talora aprendo nuovi ambiti di ricerca storiografica. I volumi dei relativi Atti, arricchiti dall’apparato degli indici dei nomi propri, delle fondazioni ecclesiastiche, dei manoscritti e delle cose notevoli, costituiscono uno strumento indispensabile per lo studio di un aspetto assai significativo della civiltà medioevale.
€ 42,00
Annali di storia moderna e contemporanea. Anno X - 2004
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 768
Anno: 2004
Contributi di: G. ZANLONGHI, M. TESINI, E. BARTOLI, A. SPIRITI, A. CLERICI, M.G. CASALI, M....
€ 47,50
Le carte e gli uomini. Storia della cultura e delle istituzioni (secoli XVIII-XX)
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 288
Anno: 2004
DALLA PRESENTAZIONE Questo volume raccoglie saggi di studiosi in vario modo legati, sia sul piano scientifico sia personale, a Nicola Raponi. Sono qui infatti editi contributi preparati in occasione di una giornata di studio che l’interessato non ha voluto fosse organizzata ‘in onore di’, ma semplicemente per i suoi settant’anni, peraltro portati in modo invidiabilmente giovanile. L’opera scientifica di Nicola Raponi è stata intensa, profonda, continuata, come attestano i molti titoli riportati nella Bibliografia. Oltre che nella sua università e negli altri atenei milanesi, egli è noto e stimato nella comunità scientifica italiana, soprattutto tra gli studiosi di storia moderna e contemporanea, in Francia e altrove. È anche molto apprezzato da persone e istituzioni che si sono avvalse della sua opera, come le congregazioni religiose della cui storia si è largamente occupato e le università e gli enti locali delle Marche, con cui egli ha sempre mantenuto stretti legami, sia per motivi affettivi, sia perché una delle sue prime sedi universitarie è stata proprio l’allora nascente Facoltà di Lettere maceratese. Tuttavia credo che abbia fatto bene chi, qualche tempo fa, ha preso l’iniziativa di questa giornata di studio. La ricchezza e la varietà dei saggi qui pubblicati sono, infatti, indicative della molteplicità e della qualità degli interessi che egli ha saputo sviluppare personalmente o suscitare intorno a sé: è solo uno degli aspetti della sua personalità accademica e scientifica che meriterebbero di essere meglio conosciuti. Come evidenzia il suo percorso biografico e scientifico, Raponi conosce bene il mondo delle carte, cui allude il titolo di questo volume. Ha operato, infatti, a lungo nel campo degli archivi, divenendo esperto delle loro regole e dei loro problemi, assumendosi la responsabilità che la conservazione dei documenti comporta e divenendo custode del rigore che la loro interpretazione esige. Ma, come recita una famosa frase di Henri Pirenne, lo storico non è un archeologo, egli ama la vita. Ogni archivio è un mondo, riflette l’esistenza e lo spirito di uomini e donne, come Fogazzaro, Bonomelli, van Ortroy, Tommaso Gallarati Scotti, nel cui universo Raponi è entrato con grande finezza. E anche ogni documento ci mette in comunicazione con uno squarcio di vita: persino in commemorazioni ufficiali o in austere recensioni, egli è in grado di cogliere la forza contenuta delle passioni o la punta acuminata dell’ironia. Raponi penetra in profondità nei personaggi che avvicina. Non ama, però, le biografie: non ha mai scritto, per esempio, una biografia di Agostino Gemelli, benché sia lo studioso che meglio ha compreso la figura del fondatore dell’Università Cattolica. Su di lui ha scritto pagine illuminanti, come nel caso della voce curata per il Dizionario biografico degli italiani, e, in molte occasioni, è tornato a parlare in modo convincente della figura e dell’opera di quello che – come Mario Enrico Viora amava ricordare a Francesco Vito – alungo è rimasto per molti l’unico vero Magnifico Rettore della Cattolica. In particolare, Raponi ha colto in profondità il rapporto tra Gemelli e la sua creatura, che è diventata nel tempo la stessa ragione di vita del suo fondatore. Ma egli non ne ha mai scritto una biografia, malgrado le affettuose insistenze di chi gli stava vicino. Credo che il motivo di questa scelta risieda soprattutto nella perplessità suscitata in lui da un genere letterario che pretende giudizi completi e perentori. Non si tratta di timidezza davanti a un impegno troppo esigente. Piuttosto, mi pare che Raponi cerchi di resistere a ‘gabbie’ e schemi che impongono forzature e semplificazioni: la vita di cui, come ogni storico, è alla ricerca, non si esprime attraverso una coerenza esteriore di pensieri e di comportamenti, ma piuttosto in momenti e scelte, anche separati gli uni dagli altri, in cui l’animo umano forza i suoi limiti abituali, comunicandosi agli altri in modo inatteso. Il rapporto con l’oggetto dei suoi studi appare in Raponi caratterizzato, per usare parole sue, da «un’interiore partecipazione d’animo». Nei suoi scritti, non si trovano tesi imposte forzatamente o inutili esercizi accademici, non compaiono né pregiudiziali ideologiche né forme di erudizione fine a se stessa. Mi pare invece che risponda al vero parlare di partecipazione spirituale per indicare l’interesse e il rispetto, l’attenzione e la discrezione con cui egli avvicina persone, situazioni, vicende. Attenzione all’interiorità della storia non significa però astratto spiritualismo: egli ha saputo spesso descrivere con efficacia la trasformazione, nelle figure da lui studiate, delle energie morali in un senso di responsabilità civile, prima ancora che in forme di impegno sociale o politico. Si avverte qui la consonanza con Ettore Passerin d’Entrèves, nel quale Raponi riconosce un suo maestro, cui ha dedicato molti saggi e dei cui scritti su La formazione dello stato unitario ha curato la pubblicazione. Non si tratta solo di un’evidente comunanza di interessi per lo studio del cattolicesimo liberale. Affinità più profonde emergono nel modo di accostarsi a questo argomento, affrontato non come ideal-typus ma come insieme di atteggiamenti mentali e di orientamenti pratici. Anche molti altri si sono riconosciuti nell’eredità di Ettore Passerin d’Entrèves, ma forse nessuno come Raponi ne ha saputo riprendere e sviluppare il tema delle radici interiori della libertà, che non si esprimono necessariamente o esclusivamente in formulazioni ideologiche o in posizioni politiche. Si constatano nei suoi scritti i molteplici effetti (involontariamente) liberatori della critica crociana al cattolicesimo-liberale come definizione filosofica o categoria politica. Proprio perché la libertà ha radici interiori, si tratta di un’ansia che può esprimersi ovunque e in forme inaspettate, anche al di fuori delle idee e dagli uomini che si autodefiniscono ‘liberali’. Indubbiamente Raponi non ama dedicare la sua attenzione ai primi attori o a ribalte inondate di luci accecanti. Ma non si può dire che i suoi interessi riguardino la storia minore. Dai cambiamenti culturali e religiosi d’inizio Novecento ai riflessi italiani della Rivoluzione francese, la sua vasta produzione scientifica ha incrociato i grandi eventi della storia europea. Per esempio, è grazie all’amicizia con l’insigne storico della cultura e dell’arte Edouard Pommier che egli si è dedicato negli anni più recenti ai problemi del patrimonio storico artistico ‘originario’ disperso nell’età rivoluzionaria. Egli, però, non ama guardare a tali eventi attraverso le espressioni più clamorose o i momenti più tumultuosi: preferisce frequentare luoghi più tranquilli e passaggi meno concitati. Non è un modo per restare alla periferia degli eventi, ma piuttosto una strada per scendere in profondità. Studioso del Risorgimento italiano tra i più apprezzati, sin dagli inizi ha dedicato la sua attenzione alle vicende degli Stati preunitari e ai problemi della formazione dello Stato nazionale: è anche questo un modo per risalire alle origini, capire le premesse, ricostruire il contesto di ciò che è ormai noto ed evidente. Quest’attitudine, spirituale prima ancora che scientifica, ispira Raponi anche nel suo approccio alla storia delle istituzioni. Su questo terreno, egli non appare incline a indagare i meccanismi anonimi dell’ingegneria costituzionale, ma è piuttosto interessato al ruolo svolto da persone, forze politiche, correnti di opinione pubblica. Un esempio significativo in questo senso è rappresentato dalla sua capacità di leggere i dibattiti parlamentari, muovendosi con competenza e familiarità all’interno delle forme imposte dalla logica istituzionale, sempre però attento a cogliere ciò che è prima, più al fondo e oltre. Diverso, ma analogo, è il suo approccio alla storia della Chiesa e del cattolicesimo moderno e contemporaneo. Grande spazio egli ha dedicato, non a caso, alla storia della spiritualità, con riferimento alle Congregazioni religiose o al rapporto con la cultura. A lui si devono significative indagini e ricerche sul terreno dell’ecumenismo, anche questo non lontano dagli intrecci tra spiritualità e cultura. Com’è noto, Raponi ha dedicato molta attenzione a un’istituzione particolare, quell’Università Cattolica del Sacro Cuore in cui ha studiato e insegnato per tanti anni. Ne ha vissuto dall’interno molte vicende, con vari protagonisti ha intrattenuto rapporti personali. Con «partecipazione interiore», ma anche con esplorazioni archivistiche e curiosità da studioso, Raponi non ha mai smesso di interrogarsi sulla storia e sulla natura di questa realtà così peculiare nel mondo culturale e nel cattolicesimo italiano. Ne ha indagato le origini, più complesse di quel che si pensa, facendo emergere spinte diverse, provenienti sia dal campo dell’intransigentismo cattolico sia da quello del conciliatorismo. Ha fatto uscire dall’ombra le varie correnti spirituali che l’hanno animata e dedicato attenzione alla complessa opera formativa che ha accompagnato il più specifico compito di trasmissione del sapere. In questo modo, ha messo a fuoco l’autonoma fisionomia assunta nel tempo da tale istituzione, al di là dei progetti e dell’azione, pur molto rilevanti, del suo fondatore. Ha indagato le varie scuole scientifiche e accademiche che si sono formate al suo interno e il ruolo assunto dall’Università Cattolica nella società italiana, sottolineando con originalità che tale ruolo non è stato anzitutto politico, come spesso si è detto, ma principalmente culturale e formativo. Per Raponi, l’Università Cattolica non è riducibile a una persona – per quanto importante, come padre Gemelli –, o a un obiettivo – per quanto rilevante, come la formazione di una nuova classe dirigente. Critici e apologeti hanno spesso parlato di questo Ateneo in modo schematico, cercando di imprigionare in una formula o di appiattire in un giudizio univoco una realtà vasta e complessa. Egli, invece, fa opera di storia, descrivendo e non definendo, facendo emergere progetti e individuando continuità, senza però dimenticare che si tratta di vicende a più voci, con molteplici protagonisti, segnate anche da inevitabili discontinuità. Per Raponi l’Università Cattolica è anzitutto uno spazio umano e culturale, un ambito dove – come voleva Padre Gemelli, ma andando al di là del suo fondatore – professori e studenti hanno lavorato insieme, a stretto contatto, formando una comunità scientifica ed educativa di ricerca e formazione. Attraverso i suoi studi, egli ne ha messo a fuoco un’identità spesso ignorata o dimenticata da chi lavora al suo interno, ma che pure costituisce l’anima profonda di questa istituzione, ispirando comportamenti e scelte al di là della consapevolezza dei singoli, suggerendo regole e orientamenti che costituiscono un patrimonio prezioso, non sempre adeguatamente rispettato e valorizzato. Su questo terreno emerge con chiarezza il senso impresso da Nicola Raponi al suo lavoro storico, non come astratto atto di culto al passato ma come strumento per il presente, per coniugare fedeltà alla tradizione e adattamento al nuovo, in uno spirito di servizio discreto ma efficace. C’è infine un aspetto che la lettura di questo volume suggerisce implicitamente, ma che merita di essere sottolineato: il rapporto tra Raponi e quanti hanno tratto giovamento dal suo insegnamento. Mi sembrerebbe inadeguato usare l’espressione di ‘scuola’ e forse anche quella di ‘discepoli’ (termini che, come anch’egli ha ricordato citando Ettore Passerin d’Entrèves, hanno sempre qualcosa di retorico), per indicare quanti si sentano legati a lui da un vincolo scientifico e umano al tempo stesso, benché gli Autori di questo volume si riconoscerebbero volentieri in tali definizioni. Raponi, infatti, non ha mai imposto una qualche forma di autoritarismo accademico, né ha preteso omogeneità di studi o, peggio, fedeltà ideologica. In lui hanno sempre prevalso un interesse genuino per molti temi di ricerca, anche se lontani da quelli che egli ha praticato, e un rispetto partecipe per i percorsi altrui di maturazione culturale e storiografica. Nel rapporto con studiosi più giovani, egli rappresenta l’esempio di qualcosa che anche in passato era piuttosto raro e che oggi sta addirittura scomparendo all’interno di un’università italiana in marcia verso una crescente divaricazione tra didattica e ricerca, mentre al suo interno la qualità dell’insegnamento sta diventando sempre più bassa. Forse si tratta di una necessità imposta dai tempi, ma la scomparsa di luoghi di formazione alla ricerca rappresenta una grave perdita che penalizzerà non poco le future generazioni: la scelta di imitare modelli stranieri in questo modo non si sta rivelando felice. In campo storico, la formazione allo studio e alla ricerca non avviene in appositi laboratori ma in ambiti che si formano spontaneamente intorno a qualcuno dotato non solo di cultura e di esperienza, ma anche di gusto di incontrare l’altro. È accaduto nel caso di Nicola Raponi: la presenza di tanti studiosi bravi e sensibili, a lui legati, è in questo senso eloquente. Ho esitato a lungo prima di scrivere queste righe, che mi sono state richieste e sollecitate con affettuosa insistenza. Non sono, infatti, un discepolo di Nicola Raponi in senso accademico e credo che altri avrebbero forse potuto meglio di me parlare dei suoi temi di ricerca e del suo insegnamento. Ho voluto tuttavia offrire queste note, che scaturiscono da una ormai decennale frequentazione e collaborazione, lieto di poter testimoniare in questo modo la mia amicizia nei suoi confronti. Agostino Giovagnoli
€ 30,00
In limine. Ricerche su marginalità e periferia nel mondo antico
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 320
Anno: 2004
Il margine è quel between space che caratterizza le aree di confine: lungo la sua linea, fin dall’antichità, i processi di interazione economici, culturali e materiali fra ethne e poleis diversi furono vivaci e misero in continuo rapporto il centro con la periferia. Questo volume esamina alcuni aspetti di tale fenomeno osmotico, la cui incidenza è ravvisabile nelle zone più disparate del mondo euro-mediterraneo e oltre: dalla Persia alla Sicilia, dalla Magna Grecia all’India, alla Libye. Ma l’indagine qui condotta si sofferma a investigare anche processi di marginalizzazione – o, viceversa, di centralizzazione – realizzatisi, nel corso del divenire storico, presso ethne e poleis della stessa grecità metropolitana, quali Corinto e Salamina, gli antichissimi Minii e gli Etoli; o all’interno della Sicilia romana, descritta attraverso la personalissima ottica di Pausania il Periegeta.A questo volume hanno collaborato: Marta Sordi, Università Cattolica di Milano; Federica Cordano, Università di Milano; Roberto Sammartano, Università di Palermo; Gabriella Vanotti, Università Cattolica di Milano; Franca Landucci Gattinoni, Università Cattolica di Milano; Cristiano Dognini, Università Cattolica di Milano; Grazia Facchinetti, Università Cattolica di Milano; Claudia Perassi, Università Cattolica di Milano; Margherita Giuffrida, Università di Palermo; Cinzia Bearzot, Università Cattolica di Milano; Luisa Moscati Castelnuovo, Università di Macerata; Gabriella Amiotti, Università Cattolica di Milano.
€ 25,00

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18.04.2018
Premio Res Magnae 2018: vince Malavasi
Pierluigi Malavasi vince il prestigioso premio Res Magnae con il saggio "Scuole, lavoro!". Sabato a Roma la premiazione ufficiale.
13.04.2018
Contro la cultura... la letteratura: libro-quiz!
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Saperi in dialogo. Quale ruolo per la teologia?
Lunedì 23 aprile Massimo Cacciari e Angelo Scola ospiti d'onore in Università per la presentazione del volume "Ordo Sapientiae".
22.03.2018
La grande guerra cent'anni dopo
Il 13 aprile a Pistoia presentazione del saggio "La Grande Guerra. Storie e parole di giustizia" curato da Alessandro Provera e Gabrio Forti.

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