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«Sogno scuole di lettura, prima che di scrittura»

08.07.2019
Lettore, vieni a casa
Lettore, vieni a casa
autori: Maryanne Wolf
formato: Libro
prezzo:
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Sabato 7 settembre Maryanne Wolf, la neuroscienziata americana nota per i suoi studi sul cervello che legge, raccontati nei libri Proust e il calamaro e Lettore, vieni a casa, sarà ospite del Festivaletteratura di Mantova. In dialogo con lei ci sarà lo scrittore argentino Alberto Manguel, allievo di Borges ed esperto della lettura, che a proposito dell'ultimo libro della Wolf ha detto: «Se ti definisci un lettore, e vuoi continuare ad esserlo, questo straordinario libro è per te». 
In attesa di darvi ulteriori dettagli sull'evento, riportiamo qui di seguito un piccolo estratto dall'articolo del "Corriere della Sera" La noia delle cavallette di Alessandro D'Avenia, da rileggere in attesa di un confronto con la protagonista.


«Da dove cominciare per restituire ai ragazzi la gioia dell’esperienza? Non basta aprire a forza la loro mano e limitare l’uso degli schermi, bisogna integrarli. Partiamo dalle parole, da sempre fonte di luce per riattivare i sensi e illuminare le cose. Mi soffermo oggi solo sul tema della lettura, seguendo i suggerimenti di Lettore, vieni a casa, il recente bellissimo libro di Maryanne Wolf, tra le più importanti studiose degli effetti del cervello che legge. 

Il 90% di chi legge su schermo fa contemporaneamente anche altro, di chi legge su carta ci riesce solo l’1%. La lettura del libro fisico resta quindi una risorsa insostituibile per educare all’intelligenza profonda e all’attenzione. Da zero a due anni è fondamentale la lettura “in braccio” di libri di carta o simili (mia nipote, 11 mesi, ne ha uno con pagine di gomma), perché il bambino ha bisogno di: fisicità e ripetizione. Deve poter toccare, stropicciare, odorare e persino assaggiare le pagine. Le parole “incarnate”, ripetute e associate al timbro di voce della madre o del padre, amplificate dal grembo o dal petto, aprono i sensi e preparano alla lettura. Tra i due e i cinque anni occorre immergere i bambini in uno spazio da esplorare liberamente, e riempirlo di libri, oggetti musicali, colori, e tutto ciò che serve al linguaggio creativo, evitando, se possibile, i baby-sitter analogici o digitali. I racconti possono diventare il rito per addormentarsi, la ripetizione delle fiabe allena i bambini sia alla logica sia al caos del mondo. Se volete prepararli alla vita leggete o ascoltate insieme (oggi su youtube trovate di tutto, anche le “fiabe sonore” di un tempo) racconti, tutte le sere, perché – diceva Chesterton – le fiabe non insegnano che esistono i draghi ma come sconfiggerli. 

Da cinque a dieci anni i bambini devono imparare a leggere bene e mi stupisce trovare alle superiori ragazzi ancora incerti proprio nel leggere un testo ad alta voce, il che significa che non lo capiscono e quindi non ne fanno esperienza, finendo per odiare la lettura e abbandonarsi al potere dell’immagine. Sarebbe opportuno avere tante ore curricolari dedicate alla sola lettura per il percorso della primaria e della secondaria di primo grado. Sogno scuole di lettura, prima che di scrittura, creativa: gli insegnanti dovrebbero fare pratica drammaturgica per leggere con la giusta intonazione e intensità un testo. 

Con gli alunni di prima superiore leggiamo insieme ad alta voce tutta l’Odissea. Ci vogliono 12 ore: ne basta una per 12 settimane. Ci lamenteremmo meno del fatto che in Italia non si legge: non legge chi legge male e non ha sperimentato la gioia delle parole-porta. 

Oggi occorre educare quello che la Wolf chiama il cervello “bi-alfabetizzato”, che sappia muoversi sui due supporti, schermo e carta, perché richiedono attenzione e abilità diverse. Così avremo ragazzi capaci di intus-legere, di fare esperienza profonda del mondo. Il letto da rifare oggi è quello di proteggere i bambini dalla dipendenza da schermo e provare, almeno una sera a settimana, ad “accendere” le pagine leggendo ad alta voce in famiglia. Noi vogliamo figli liberi e intelligenti, non cavallette.»
 

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