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I profeti, «giornalisti del loro tempo»

24.11.2017
Profeti
Profeti
autori: Bruno Maggioni
formato: Libro
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«Il messaggio dei profeti è profondo ma anche irritante. Ebbero il coraggio di sconvolgere comodi schemi, faticosamente costruiti. Si capisce perché furono tutti incompresi, isolati, messi a tacere.»  Questo si legge nell’incipit di Profeti. Sette meditazioni bibliche di Bruno Maggioni.
Se gli studi finora pubblicati presentano queste figure come i campioni di una religione interiore, la lettura del biblista approfondisce per la prima volta la dimensione comunitaria del loro messaggio. Tanto che potrebbero essere identificati come i “giornalisti” del loro tempo, per la loro attenzione agli avvenimenti della vita politica nazionale e individuale ma anche per la denuncia delle ingiustizie e del malessere sociale.
Sette sono i profeti ritratti da Maggioni, ognuno con la sua spiccata caratteristica, ma tutti accomunati dalla medesima urgenza, quella di interpretare e annunciare la volontà di Dio in un momento preciso della storia di Israele. 

Amos, la voce della giustizia sociale. Il suo Dio è un Dio di giustizia, capace di condannare duramente Israele, perché lo ama e sa che quella è l’unica via per la salvezza.

Osea è il teologo dell’amore di Dio. Proclama ad un popolo che copia i culti pagani che l’unico strumento per accostarsi a Dio è quello dell’amore.

Poi vi è Isaia, il più noto e forse il più grande tra i profeti dell’Antico Testamento, con la sua luminosa e poetica esperienza della fede. Il suo messaggio è l’annuncio di una certezza: Dio non è venuto per togliere spazio all’uomo. Al contrario, «solo confidando nel suo amore l’uomo trova la sua consistenza».

Ezechiele, è il profeta dell’esilio. Vive dentro di sé le tensioni del Popolo di Dio: da sacerdote, distrugge il Tempio, consapevole che la sorte di Israele non è legata ad un edificio di pietra né a nessuna istituzione.

Nella seconda parte del libro di Isaia si parla del "servo del signore". È una figura misteriosa contemporaneamente individuale e comunitaria, è il resto del popolo di Israele, quello rimasto fedele a Dio, è il Messia. È l’incarnazione della Parola di Dio che allo stesso tempo non può che rivivere nella comunità.

E infine Geremia, uomo dalla preghiera interrogante, vive in sé una profonda lacerazione. Assetato dalla Parola di Dio, si sente solo e abbandonato quando Dio gli risponde con il silenzio. Eppure «Geremia ha la certezza di aver sperimentato nel profondo si se stesso un miracolo. Il miracolo di una fede che nulla riesce a distruggere.»

Maggioni ha il merito di aver incarnato queste figure in un corpo, collocandole in un preciso tempo, in uno specifico spazio. Emergono vividi ritratti di uomini di profonda fede che però vivono dentro di sé tutti i conflitti che agitano il Popolo di Dio.

 

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