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Una guerra che ha ancora qualcosa da dire

15.06.2018
La Grande Guerra
La Grande Guerra
autori: Gabrio Forti, Alessandro Provera
formato: Libro
prezzo:
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Marta, una studentessa del Liceo Classico Legnani, appassionata di letteratura e storia, sta trascorrendo qualche giorno di lavoro con il nostro Ufficio Stampa per l’Alternanza Scuola Lavoro. È nata così l'occasione di questa recensione che siamo lieti di pubblicare.

di Marta Andreon 

Un’analisi dettagliata e approfondita condotta dal punto di vista letterario e giuridico sul primo conflitto mondiale è il contenuto del libro La Grande Guerra. Storie e parole di giustizia: un’opera, curata da Gabrio Forti e Alessandro Provera, cheè frutto dell’apporto di eminenti scrittori e giuristi, e linea di congiunzione fra letteratura e guerra. Questo saggio, che si pone in continuità con la collana Giustizia e Letteratura sempre a cura di Gabrio Forti, affronta tutti gli aspetti – anche quelli meno noti – di questo periodo storico.

L’attenzione è rivolta non solo ai soldati italiani ma anche agli “altri”: le donne che sostituiscono nel consesso sociale gli uomini impegnati al fronte e che spesso diventano vittime di violenza, il nemico, colui che è al di là della frontiera e gli uomini di confine. Sono quest’ultimi, grandi letterati come Cesare Battisti, Giani e Carlo Stuparich e Scipio Slataper, a suscitare, attraverso il sacrifico delle loro vite in vista di un ideale comune e condiviso, un sentimento nazionale e una coscienza civile collettiva.

Questo sentimento nazionale è sicuramente il frutto di un conflitto la cui migliore definizione è quella di guerra totale: nessuno è escluso da questo evento straordinario e da questo momento lo stato diventa una «presenza capillarmente insediata nella vita privata e nell’interiorità di ciascuno». Lo stesso modo di far guerra cambia: i soldati si trasformano in «soldato-massa». Questo cambiamento è dovuto al nuovo apporto tecnologico nei combattimenti e l’esempio più evidente di queste trasformazioni è costituito dalla trincea. È appunto nella trincea che avviene la trasformazione per la quale i soldati diventano gli ingranaggi di una grande macchina a servizio del conflitto. Questo processo di disumanizzazione dove i soldati, a stretto contatto con i cadaveri, gli animali e una guerra ormai tecnologica, perdono gradualmente la propria identità, sembra richiamare le riflessioni condotte da altri scrittori e giuristi nel saggio Giustizia e letteratura II intorno alla figura di Primo Levi e alle sue opere. E anche la morte è di massa: non solo si contano i morti nei campi di battaglia ma anche le vittime della spagnola. Se dapprima l’adesione a questa guerra globale è entusiastica e sostenuta dai grandi letterati del tempo, successivamente subentrano, anche se mantenute private, la consapevolezza, la delusione e la rabbia, aspetti che alla fine vengono denunciati in veri e propri atti di accusa spediti alla stampa.

È sempre durante la Grande Guerra che alcune donne riescono a venire a contatto diretto con i luoghi degli scontri: inviate come giornaliste e corrispondenti di guerra si trovano ad ammirare spettacoli terribili. Tra queste si ricordano Flavia Steno, giornalista per il quotidiano genovese “Il secolo XIX”, Ester Danesi Traversari del “Messaggero”. Tuttavia come ricorda amareggiata Steno, le donne assunte nei grandi giornali politici italiani si possono contare sulle dita di una mano.

Oltre a una guerra globale, il primo conflitto mondiale è stato anche tempo di grandi cambiamenti: la nascita di una coscienza nazionale e di rivendicazioni sociali, e un nuovo sentimento femminista che inizia a smuovere le donne riguardo a diritti e obiettivi da raggiungere. Come sapientemente si legge nella quarta di copertina del libro, la Grande Guerra è un conflitto mai finito la cui testimonianza più evidente è fornita dall’attuale presente che «ancora non riesce a liberarsi dallo spettro di Polemos».
 

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