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Da Masterchef al kitsch, da Madame Bovary al low cost

03.03.2015
Il gusto
Il gusto
autori: Vanni Codeluppi
formato: Libro
prezzo:
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Tra i cinque sensi il gusto è quello che consente di percepire e distinguere i differenti sapori di cibi e bevande. Ma è anche molto altro. In un senso più ampio, il gusto corrisponde al complesso delle preferenze manifestate da ciascuno, soprattutto in materia di consumo, quelle che esprimono la propria identità e personalità all’interno del sistema sociale. Sotto questo aspetto di indicatore di tendenze e orientamenti, il gusto viene indagato dal sociologo Vanni Codeluppi, esperto analizzatore di consumi e processi comunicativi, nel libro che inaugura la collana “Le nuove bussole”: Il gusto. Vecchie e nuove forme di consumo. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per darvi modo di assaporare il suo testo.

Una delle prime cose che leghiamo al gusto è il cibo, sempre più presente, in varie formule, nei media contemporanei; pensiamo ad esempio a Masterchef e ai vari reality derivati: come spiega il proliferare di questo fenomeno che ha reso il cibo-moda?
Lo spiego con l’indebolirsi delle tradizioni alimentari. La nostra cultura del cibo ha sempre avuto dei forti legami con una tradizione radicata nelle cucine regionali. Ma negli ultimi anni questi legami si sono indeboliti e questo ha aperto uno spazio per il diffondersi di mode alimentari provenienti da varie culture. Si pensi al diffondersi del cibo messicano o giapponese. Oppure al successo di modelli alimentari provenienti dai media. Questi hanno successo anche perché le persone, una volta crollati i modelli tradizionali, si trovano in una situazione di grande incertezza e vanno alla ricerca di modelli forti, garantiti dai media stessi.

“Oggi si tende verso un unico sapore soft, dolce e salato allo stesso tempo, facilmente consumabile da parte di consumatori di diverse culture. Il vero segreto delle celebri patatine fritte di McDonald’s sta nella compresenza di zucchero e sale nel condimento”. Significa che il nostro palato è globalizzato?
Sicuramente a fianco di un’apertura crescente del mondo alimentare, in cui registriamo un moltiplicarsi dei modelli di riferimento, c’è da registrare anche il successo di proposte globali. Proposte che necessariamente, per la loro natura industriale, devono essere standardizzate e omogenee. Il che comporta anche un impoverimento e un appiattimento del gusto alimentare.

Nel suo libro c’è un capitolo intitolato Gusti e disgusti nel quale spiega anche il concetto di kitsch, legandolo, curiosamente, a Emma Bovary, il celebre personaggio di Flaubert: può spiegarci questo legame?
Emma Bovary di Flaubert incarnava quel modello di comportamento che è stato definito «bovarismo» e che è basato sul credersi diversi da ciò che si è. Ovvero sull’attitudine a imitare chi che è diverso, ma si trova in una situazione migliore sul piano sociale. Il kitsch oggi può essere considerato un simile atteggiamento a cercare di essere diversi da quello che si è attraverso gli acquisti che si fanno, ma accontentandosi di un livello qualitativo inferiore. Basti pensare all’enorme universo dei prodotti low cost.

La sua analisi del gusto è anche un viaggio attraverso il mutamento delle forme di consumo che arriva fino all’oggi, in cui paradossalmente ha preso piede il gusto per il vintage: come spiega questo ritorno all’antico?
Il vintage si presenta in apparenza come un fenomeno legato a ciò che è antico, ma in realtà è vissuto come qualcosa che è attuale e alla moda. È uno strumento che le persone hanno a disposizione per evadere mentalmente dal mondo in cui si trovano, dal ruolo che rivestono all’interno della società. Dunque, anche in questo caso, le persone attraverso le loro scelte di consumo cercano di immaginarsi in una posizione diversa e migliore rispetto a quella in cui si trovano.
 

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