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Da Shakespeare a House of Cards

11.07.2016
Shakespeare sceneggiatore
Shakespeare sceneggiatore
autori: Mario Ruggeri
formato: Libro
prezzo:
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Otto milioni di spettatori a puntata. Un dato concreto per presentare Mario Ruggeri, sceneggiatore delle serie tv Don Matteo e autore del libro Shakespeare sceneggiatore. La tecnica di scrittura di cinque grandi tragedie. «Una competenza sulla scrittura non astratta» quella di Ruggeri, come scrive Armando Fumagalli nella prefazione, che qui esplora i meccanismi drammaturgici utilizzati dal Bardo di cui ricorrono quest’anno i 400 anni dalla morte. Nonostante il mezzo millennio di distanza infatti le opere di Shakespeare sono ancora drammi di successo, messi in scena e tradotti in film. Ma qual è il segreto delle sue opere? Lo abbiamo chiesto a Mario Ruggeri.

Romeo e Giulietta, Amleto, Macbeth, Re Lear, Otello: oltre che dei capolavori letterari si possono definire anche dei successi di pubblico?
Decisamente si. Queste opere sono allo stesso tempo le più universali e le più popolari, da un lato capaci di rappresentare la verità dell’uomo e dall’altra in grado di mantenere alta nel tempo l’attenzione del pubblico. Per questo ho voluto analizzare questi capolavori concentrandomi sull’analisi dei meccanismi drammaturgici e degli archetipi narrativi utilizzati nella particolare arte di Shakespeare. Non è un caso che non esista opera teatrale shakespeariana da cui non sia stato tratto un film, dagli anni Dieci del secolo scorso a oggi.

Quali sono le costanti sceniche da lei individuate nelle grandi tragedie shakespeariane?
Non esistono formule fisse in un genio come Shakespeare, ma è possibile individuare alcune costanti drammaturgiche. Egli infatti ha declinato la struttura classica dei tre atti costruendo e sviluppando in modo originale i tre momenti scenici della tradizione: esposizione, conflitto, catastrofe-risoluzione. Ci sono poi degli archetipi narrativi ricorrenti, cioè personaggi frequenti che svolgono con regolarità, nelle diverse tragedie, alcune funzioni narrative specifiche.

Ci fa un esempio di un elemento drammaturgico ricorrente?
Partendo da un elemento del primo atto penso ad esempio al conflitto di cornice: ossia l’eroe e la sua intera vicenda sono primariamente inseriti in un generale contesto che di per sé, indipendentemente dalla volontà dell’eroe, si presenta conflittuale. Un conflitto di cornice che definisce, a un livello primario, i nostri personaggi: la faida tra Montecchi e Capuleti ci racconta della ‘distanza’ tra Romeo e Giulietta; la guerra tra Venezia e i Turchi ci presenta il Moro come un soldato straniero (pagano) al servizio del Doge; la guerra con Cawdor e con la Norvegia ci parla del ‘valoroso’ Macbeth e dei cambiamenti politici in atto, così come la minaccia di Fortebraccio ci dice della situazione che sta vivendo il Regno di Danimarca e il suo Principe: un figlio che ha da poco perso il padre; infine la ‘lotta’ per la mano di Cordelia ci racconta subito della situazione di un padre che sta scegliendo il miglior partito per la figlia che ama di più. 
Attraverso tale conflitto Shakespeare sembra palesare anche la volontà di mettere sin da subito ogni personaggio della tragedia (non solo l’eroe) in una sorta di ‘pentola a pressione comune’ destinata prima o poi a esplodere, nel tentativo così di catturare fin dal primo istante l’attenzione del pubblico.

E tra i personaggi-archetipo?
Oltre all’eroe, che è il vero motore drammaturgico, c’è ad esempio l’opponent, colui che sbatte l’eroe di fronte al suo problema tragico, non lasciandogli via di scampo. In termini tematici è quella forza che lo spinge e accompagna verso l’abisso, il male. Una forza immorale, la quale genera e contribuisce alla catastrofe dell’eroe. È l’odio delle famiglie, incarnato da Tebaldo, a distruggere l’amore di Romeo e Giulietta; sono l’ambizione, l’assoluta e senza scrupoli brama di potere rappresentata da Lady Macbeth e dagli altri contendenti alla corona, ad annientare il fedele servo Macbeth; sono il sospetto, la doppiezza, la non fiducia instillate da Iago a condurre Otello a uccidere la donna che lo ama di un amore assoluto e indubitabile. Iago è la forza della menzogna, del dubbio, della dissimulazione, dell’infedeltà, dell’ingratitudine, di quella che potremmo definire volontà egoistica e narcisistica. È l’amore filiale inteso come falsa adulazione, come amore egoistico e strumentale, interpretato da Edmund (Regana e Gonerilla), a portare Lear a cacciare la figlia prediletta, dando il via alla tragedia.

Queste “regole” ricorrenti appartenevano a una tradizione diffusa o erano proprie di Shakespeare?
La sua è un’arte drammaturgica consapevole. Questo vuol dire che è possibile ritrovare nelle sue opere alcune ‘regole’, schemi che, si badi bene, non appartenevano semplicemente a una tradizione diffusa, ma a un ‘suo’ modo particolare di scrivere, di reinventare la tradizione. C'è della regolarità nel genio Shakespeare, o se preferite, "c'è del metodo in questa follia".

Tecnica o arte pura: cosa conquista il pubblico?
Costruire un buon testo narrativo, una storia che funzioni, significa primariamente riuscire a farsi capire, a comunicare con il proprio pubblico, in particolar modo coinvolgendolo, mantenendo desti i suoi interessi. I maggiori ‘guru’ della sceneggiatura mondiale, i teorici della drammaturgia contemporanea più importanti, tra i quali Robert McKee, Lajos Egri e Wayne C. Booth, hanno attinto a piene mani dalle storie del drammaturgo inglese. Chiunque voglia costruire una storia deve considerare le tecniche narrative come uno strumento necessario per riuscire a comunicare con il suo pubblico. Una necessità che, intendiamoci bene, non ha per nulla finalità commerciali. Le due cose non sono quindi contrapposte, anzi. 

C’è un passaggio del suo libro che ci ha molto colpito: «i personaggi di Shakespeare sono sì re, regine, principi, nobili, soldati e così via, ma soprattutto, nel profondo dei loro problemi e conflitti tragici, sono mariti, mogli, figli, madri padri, sono in qualche modo come noi». L’uomo contemporaneo è quindi ancora un personaggio shakespeariano?
L’uomo contemporaneo è l’uomo shakesperiano
, perché noi siamo figli come Amleto, figli che vogliono affrancarsi dal proprio padre, ma che a volte non ci riescono e vivono l’eterno conflitto tra “essere se stessi, o non essere se stessi, ma solo il prolungamento di un proprio genitore”. Siamo mariti come Otello che si sentono insicuri dell’amore della propria moglie… talmente spaventati dall’ignoto della donna che abbiamo accanto, tanto da poter anche arrivare a farle del male.  Uomini come Macbeth a cui, nonostante il valore dimostrato, non viene riconosciuto il proprio merito. Macbeth è come tanti di noi, frustrati dal proprio capo ufficio che non riconosce il nostro lavoro. Questo siamo tutti noi, anche oggi… hic et nunc.

Qual è l’opera di Shakespeare che preferisce?
Otello
. Più che altro è il personaggio che più amo, perché è il personaggio paradossalmente più tenero. Il grande guerriero temuto da tutti che ha come suo punto debole una donna, piccola, fragile, che però non riesce a capire, a conoscere. Ama Desdemona, ma è troppo lontano da lei, non la sa capire… e allora la uccide. Cosa c’è di più tragico se non quell’abisso che esiste tra un uomo e donna, un abisso incolmabile. O lo si accetta o lo si distrugge.

Se dovesse consigliare un’opera di Shakespeare al pubblico che segue le sue serie televisive quale sceglierebbe?
Macbeth. È il personaggio per me più moderno e attuale. Un uomo “buono”, “fedele”, “meritevole” che però non ha quello che merita e che dunque, alla fine, se lo prende. Anche con la violenza. È il dramma di molti oggi, soprattutto dei più giovani. Potrei fare… potrei dare il mio contributo, ma non mi viene permesso… non mi viene riconosciuto. Non a caso una delle serie di maggiore successo della fiction mondiale è House of Cards, palesemente costruito sul modello di Macbeth. Il re, il presidente degli Stati Uniti, non riconosce il mio lavoro, non mi dà il posto che mi spettava, e allora io diventerò Re, prenderò il suo posto, con ogni mezzo, anche con la violenza. Lo schema narrativo si ripete e il pubblico continua ad appassionarsi a queste storie, così come continua ad amare Shakespeare.

 

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