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Italia-Cina: l’arte come ponte tra tradizione e innovazione

25.06.2015
Italia-Cina: arte ed estetiche a confronto. Storia, conservazione e collezionismo d'arte fra tradizione e nuove tendenze. Quaderni dell'Istituto Toniolo, n. 1
Italia-Cina: arte ed estetiche a confronto. Storia, conservazione e collezionismo d'arte fra tradizione e nuove tendenze. Quaderni dell'Istituto Toniolo, n. 1
autori: Mattia Pivato
formato: Ebook
prezzo:
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Con il libro ed ebook Italia-Cina: arte ed estetiche a confronto. Storia, conservazione e collezionismo d’arte fra tradizione e nuove tendenze si inaugura la collana “Quaderni dell’Istituto Toniolo”, nata per raccogliere atti di seminari e convegni, nonché interventi tratti dai Corsi di Alta Formazione promossi dall’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Questo primo numero, curato da Mattia Pivato, è il frutto dei risultati e dei contributi del Corso di Alta Formazione diretto da Giuseppina Merchionne e nato dalla collaborazione tra la Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell’Ateneo, le Alte Scuole e l’Istituto Toniolo di Studi Superiori.

Il volume racconta come, nel contesto dell’attuale congiuntura economica in cui la Cina gioca senza dubbio un ruolo centrale nel tracciare un nuovo ordine internazionale, sia particolarmente significativa la cosiddetta rivoluzione artistico-culturale in atto nel Paese più popoloso del mondo. Vi è infatti una nuova classe abbiente capace di alimentare un collezionismo dinamico e il fenomeno artistico di recente si è trasformato da strumento propagandistico a libera espressione creativa, testimoniando così una volontà di riscatto che influirà sull’evoluzione delle avanguardie nei prossimi anni. Abbiamo incontrato Giuseppina Merchionne e Mattia Pivato per porre loro alcune domande che ci permettono di comprendere alcuni di questi temi spiegati nel libro da più voci e autori.

Prof.ssa Merchionne nel capitolo I fondamenti della cultura cinese scrive che sin dall’antichità dipingere è un atto morale, un dono divino che serve a trasportare nella scena il mistero della vita. Quanto è importante e che valore ha la pittura per la tradizione cinese?

La pittura, nata dalla calligrafia, è l’arte per eccellenza nella cultura cinese e ha analogo valore, quasi magico, dell’arte della scrittura; essa concorre ad esprimere l’intuizione della realtà, meglio ancora della natura, da parte dell’artista secondo quanto egli avverte più con il suo sguardo interiore che con l’osservazione precisa dei contorni reali. Nella tradizione cinese spesso gli artisti dipingono paesaggi secondo quanto ricordano di avere visto, non sempre di persona, ma in testi di maestri precedenti la cui imitazione non viene considerata una violazione, bensì un atto di reverente omaggio.
Frequentemente veniamo a conoscenza di opere di grandi maestri attraverso le copie di artisti a loro succeduti che, in questo modo, intendono perpetrare la memoria del maestro accrescendone la gloria. Alla pittura il letterato aggiungeva anche la composizione di versi che venivano inscritti, secondo i dettami della calligrafia, nel dipinto, creando quindi una fusione armonica di queste tre arti in un insieme universale.

Nel corso dei secoli quindi in Cina i pittori hanno avuto la possibilità di esprimere liberamente la loro arte. Cosa è cambiato con la Repubblica Popolare di Mao Zedong e quali sono le prospettive attuali?

La pittura, come ogni altra arte coltivata dai letterati, godeva di una certa autonomia rispetto ad altre forme di produzione intellettuale per quanto concerne le regole di comportamento dettate dall’ortodossia confuciana e rientrava nelle attività che il funzionario-letterato sovente si concedeva all’interno della sua vita privata lontana dalle funzioni pubbliche. Questo spirito creativo indipendente è rimasto sino alla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949, quando la dirigenza cinese si risolse a rendere quasi obbligatorie le indicazioni dettate durante la Conferenza sull’arte e la letteratura che il partito comunista tenne a Yan’an nel 1942. Dalla conferenza venne diffuso il proclama che l’arte doveva riflettere la vita del popolo ed essere al servizio della liberazione di questo dalla schiavitù del feudalesimo e del capitalismo. A grandi linee tale indicazione è stata portata sino ai primi anni ottanta quando, per effetto della liberalizzazione economica, gli artisti hanno avuto modo di incontrare l’arte contemporanea di diverse parti del mondo. Dopo un iniziale periodo di ‘copia’, l’arte cinese contemporanea ha trovato una sua espressione nella combinazione tra ispirazione classica e forma moderna. Tutto fa presupporre che la tendenza futura sia quella di una creazione stilistica personale e autonoma da influenze esterne.

Cosa accomuna oggi l’Europa alla Cina in campo artistico?

Forse sarebbe più appropriato chiedersi cosa NON accomuna Europa e Cina oggi in questo campo, dal momento che alla Cina si riconosce una capacità creativa innovativa che spesso manca nell’arte europea. Tale capacità è dettata dall’impulso crescente, anche tra gli artisti, a voler ‘creare’ un’arte cinese in grado di distinguersi come tale e eventualmente di imporsi come tendenza generale a cui fare riferimento anche da parte degli altri Paesi.

E che ruolo ha Hong Kong, città che per molti anni ha avuto una reggenza occidentale, all’interno dell’economia cinese e dei suoi rapporti con l’Occidente?

Hong Kong, governata per circa 150 anni dall’impero britannico, ha conservato anche nell’arte un’impronta distintiva dovuta alla sua condizione di città-ponte tra due diverse culture ed espressioni creative. Non a caso il più fiorente mercato dell’arte resta ancora legato al mondo finanziario di questa città. Da questo si può evincere la funzione economica trainante che essa continua ad avere nei confronti della Repubblica Popolare, sia pure con momenti di incomprensione reciproca. Hong Kong è da sempre la porta dell’Occidente in Cina e la stessa dirigenza cinese ha sapientemente conservato alla città questo ruolo che ancora oggi nessuna località del continente cinese è forse in grado di assumere, ad eccezione, in parte, di Shanghai.

Nel libro c’è anche un case history, la Biennale di arte contemporanea Italia-Cina che quest’anno giunge alla terza edizione e s’inaugurerà a Torino il 27 giugno:  dott. Pivato cosa possiamo aspettarci da questa nuova edizione e qual è la storia che hanno scritto fino a oggi?

La Biennale è un progetto nato nel 2012 sotto la guida di Paolo Mozzo e Sandro Orlandi Stagl, rispettivamente Presidente e Curatore artistico dell’evento, e si articola in due esposizioni gemelle che si svolgono ad anni alterni in Italia e in Cina: la prima edizione, a cavallo tra il 2012 e il 2013, si è tenuta alla Villa Reale di Monza, mentre la seconda al 798 Art District di Beijing, il centro nevralgico dell’arte contemporanea cinese. Si tratta del più grande progetto bilaterale tra i due Paesi avente ad oggetto l’arte contemporanea e ospita più di un centinaio di artisti italiani e cinesi. Nell’edizione 2015 i visitatori potranno ammirare opere d’arte che spaziano dalla pittura alla scultura, dalle installazioni alle performance musicali e che offrono un interessante confronto tra i modelli artistici e culturali dei due Paesi.

Prof.ssa Merchionne lei cosa ne pensa?

È indubbio che qualsiasi iniziativa che faccia conoscere l’arte cinese contemporanea e la metta a confronto con altre espressioni artistiche non possa che essere accolta non solo come manifestazione di scambio culturale, ma anche come atto dovuto nei confronti di una parte del mondo troppo a lungo ignorata sotto questo profilo e troppo frequentemente associata esclusivamente a traguardi economici. La Cina è anche ‘produttrice’ di tendenze e canoni artistici che emergono in modo eclatante dalle esposizioni proposte all’estero e che, fatte salve le imprescindibili differenze di ambiente culturale, hanno tutte le carte in regola per imporsi come prototipi ispirativi. In questo senso si inserisce anche la Biennale Italia-Cina, nella quale verrà peraltro presentato questo libro.

Nella seconda parte del libro viene messa in luce l’eccellenza italiana nel restauro. Chiediamo a entrambi, esiste qualche collaborazione tra i due Paesi in questo campo? E con che occhi la Cina guarda all’Italia?

M.: La collaborazione tra Italia e Cina nel campo del restauro ha visto la partecipazione del Centro di Restauro e Conservazione dell’Ufficio di Cooperazione e sviluppo del Ministero degli Esteri italiano al recupero e restauro di importanti siti storici e monumenti artistici cinesi, tra i quali parti del Palazzo Imperiale di Beijing. Da questa iniziale collaborazione sono nate diverse iniziative, anche private, che hanno richiesto l’intervento di personale specializzato proveniente dall’Italia. Tuttavia manca ancora in Cina una struttura adeguata alla formazione di restauratori professionisti al di fuori delle singole realtà museali e quasi artigianali, per questo motivo la Cina considera l’Italia il luogo deputato a fornire non solo assistenza pratica ma anche il know how  necessario.

P.: Proprio con questo spirito si colloca anche la collaborazione tra l’Accademia di arte e design della Qinghua University di Beijing e il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, che ha portato alla stesura di un volume sul restauro di dipinti murali tradotto anche in inglese e cinese, comprensivo di un glossario che riporta le tecniche principali e i materiali impiegati nella conservazione dei beni storico-artistici. Un altro esempio fattivo di collaborazione tra Italia e Cina su questi temi è dato dalla apertura da parte del Centro nazionale di recupero e restauro di Roma di un corso di formazione a Pechino, riconosciuto a livello internazionale per l’alto livello della preparazione fornita.

Un’ultima domanda al curatore di questo volume: come si è sviluppato il progetto alla sua realizzazione e qual è stato il riscontro da parte degli studenti?

Il corso di alta formazione Italia-Cina: arte ed estetiche a confronto. Storia, conservazione e collezionismo d’arte fra tradizione e nuove tendenze è nato nell’a.a. 2012/2013 con l’intento di offrire, certamente senza pretesa di esaustività, un approfondimento sui temi dell’arte e della conservazione dei beni culturali, coniugando fra loro prospettive apparentemente distanti: arte antica e arte contemporanea, arte occidentale e arte orientale, modelli differenti di conservazione del patrimonio artistico. Il tutto con uno sguardo sempre rivolto al mercato settore poiché, oggi più che in passato, l’arte rappresenta anche un fenomeno commerciale con importanti risvolti economici, in particolar modo per realtà come la Cina che tentano in questo modo di riaffermare il loro primato a livello internazionale.

Proprio questa trasversalità di approccio alla materia ha consentito di intercettare interessi differenti e di rivolgersi dunque a studenti con un percorso di formazione anche molto eterogeneo, con una netta prevalenza nel campo storico-artistico ed economico-giuridico. Il riscontro complessivo da parte dei partecipanti è stato molto incoraggiante e ha portato a riproporre nuovamente il corso di alta formazione anche nei due anni accademici successivi, con un’attenzione maggiore ai temi legati all’art advisory, al mercato dell’arte e ai professionisti che vi operano.

(intervista a cura di V. La Mendola e S. Cannea)

 

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