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La bellezza di leggere E.T.A. Hoffmann

09.03.2016
E.T.A. Hoffmann. Vita e opera
E.T.A. Hoffmann. Vita e opera
autori: Sandro M. Moraldo
formato: Libro
prezzo:
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«A mia figlia Mary, sperando che attraverso la bravura di questo scrittore del romanticismo tedesco riesca a scoprire la bellezza della lettura». Con questa dedica appassionata si apre il libro di Sandro M. Moraldo, professore di Lingua cultura e letteratura tedesca dell’Università Cattolica, E.T.A. Hoffmann. Vita e opera (vol. I Vita, romanzi, fiabe), al quale abbiamo rivolto qualche domanda. 

Chi era E.T.A. Hoffmann?
Un genio, vulcanico, poliedrico. È stato uno dei massimi rappresentanti del romanticismo tedesco. Con Heinrich Heine fu tra i pochissimi scrittori tedeschi ammirati in tutta Europa nel periodo che va da Goethe a Thomas Mann. Consideriamo che Goethe è morto a 83 anni, Hoffmann a 46; se avesse avuto più tempo, oggi conosceremmo di più il secondo. Musicista, direttore d'orchestra, critico, magistrato, consigliere amministrativo, pittore, caricaturista, scrittore: io lo immagino in una taverna a scrivere di getto i suoi due romanzi-capolavoro, Gli elisir del diavolo e Il gatto Murr

Di cosa parlano?
Diceva Gadamer che i grandi scrittori hanno un unico grande argomento, che viene poi analizzato e raccontato da ogni punto di vista. Quello di Hoffmann è la crisi dell’identità, che lui chiama duplicità dell’essere (tra mondo interiore e mondo esteriore) e che esplicita in personaggi dalla doppia personalità o con l’utilizzo dei sosia. Il gatto Murr in più ha il fatto di essere un romanzo che definirei post-moderno, perché abbandona la narrazione lineare; sono due romanzi in uno, in cui il lettore trova il filo conduttore, con un finale aperto. 

Parlando di sosia e di scissione dell’io vengono subito in mente Dostoevskij, Freud…
Hoffmann fu ammirato e imitato in tutta Europa, da Baudelaire a Gogol, da Balzac a Herzen, da Dostoevskij a Puskin. Freud utilizza un racconto di Hoffmann, L’uomo della sabbia,che fa parte della raccolta Notturni, nel saggio Das Unheimliche dove analizza la paura, l’inconscio, «quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare». Per citare anche un rappresentante della letteratura italiana, Calvino ha scritto, sempre a proposito dello stesso racconto di Hoffmann, che la scoperta dell'inconscio è qui, quasi cent'anni prima della sua definizione teorica.

Eppure non c’è solo il lato oscuro dell’uomo nella sua variopinta produzione, stando anche a quanto scrive Claudio Magris che lo ha definito «il narratore scapigliato di avventure ottocentesche e l'analizzatore dell'inconscio, l'umorista trascendentale e il sognatore delle fiabe».
Verissimo, Magris tra l’altro è stato fondamentale nel rendere noto Hoffmann in Italia negli anni ’60. Oggi se ne parla troppo poco, eppure era uno scrittore che amava l’Italia, pur non avendola mai visitata, e ne descrive i luoghi come se li avesse visti… Usa molti nomi italiani nei racconti, Giulietta per esempio o il diavolo che si chiama Dappertutto. In generale l’Italia rappresenta il lato dionisiaco dei racconti, mentre la Germania è l’apollineo.

A proposito dei racconti e della fiabe, molti lo ricordano per Lo schiaccianoci.
Certo, il racconto che è poi diventato il famoso balletto musicato da Čajkovskij. Non sempre però scrive fiabe classiche; Il vaso d’oro ad esempio è una fiaba dei tempi moderni che rivaluta sulla base del reale il fantastico: «tutto», scrive, «deve divenire magico e divertente entrando sfacciatamente nella vita quotidiana». C’è un suo quadro in cui la fantasia appare per consolare: trovo che sia eccezionale il significato che Hoffmann assegna al sognare ad occhi aperti. A chi non ha mai letto nulla di questo autore consiglio di iniziare propri da Il vaso d'oro: l’incipit non è il classico “c’era una volta...”, anzi c’è una data ben precisa e protagonista è un goffo studente, Anselmo, che cade sotto il potere di un mondo fantastico nel momento in cui tra i rami di un sambuco vede tre serpentelli…

Serpenti, gatti, scimmie: gli animali ricorrono spesso nelle sue opere: cosa simboleggiano?
Servono a descrivere l'essere umano. Tra tutte, la metafora che preferisco è quella della scimmia Milo che diventa un letterato grazie ai suggerimenti di un professore di estetica e scrive lettere ai suoi simili: “Ragazzi dovete solo scimmiottare, questo è il mondo reale” sembra dire. È l’immagine ironica di una vendetta nei confronti dei filistei. Il suo invito a non omologarsi a una certa cultura.

Di cosa parlerà il secondo volume?
Sarà dedicato ai racconti; nessuno dei due libri vuole essere uno studio di ricerca, ma uno strumento conoscitivo; non è una nuova interpretazione di Hoffmann, ma una rassegna critica per appassionare i lettori, soprattutto giovani studenti, a questo grande e poliedrico romantico.


(intervista a cura di Velania La Mendola)

 

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