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Rimessi in viaggio di Giuliano Zanchi

03.12.2018
Rimessi in viaggio
Rimessi in viaggio
autori: Giuliano Zanchi
formato: Libro
prezzo:
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Un piccolo assaggio del libro "Rimessi in viaggio" di Giuliano Zanchi, un invito rivolto ai cristiani ad aprire gli occhi sul presente, mettendosi in ascolto dell'altro.

Brano tratto dal primo capitolo Tornare alla realtà

«Dovremmo ormai aver capito per esperienza come l’‘estraneo’ che si accosta ogni volta al nostro cammino, sollecitando la nostra introspezione, facendoci da psicanalista, mettendoci sulla strada dell’autocritica, è il modo con il quale lo Spirito parla alle Chiese, sospingendole talvolta con la forza a percorrere i sentieri del dubbio e delle domande. La storia è il modo con cui Gesù ci parla e si accosta a noi. Senza che noi possiamo riconoscerlo. Arriva con passo felpato, anonimo, apparentemente indecifrabile, per non abbandonare mai il cammino. Molti credenti sarebbero tentati di disfarsi al più presto di questa interferenza della storia, di questo ‘estraneo’ che vuol mettere il naso nelle loro cose, profanando il loro lutto. Molti altri invece decidono di fidarsi. Capiscono che bisogna restare in compagnia dello straniero. Congedarlo significherebbe condannarsi per sempre a quell’autismo con cui una testimonianza religiosa diventa ideologia. Bisogna restare fraterni commensali del presente, del proprio tempo, dell’umanità di oggi, perché quello è il volto con cui Gesù sceglie ogni volta per rivolgersi alla nostra stanca inquietudine.

Allora qualche volta riusciamo a rimanere in ascolto di questa voce che ci aiuta a decifrare i nostri sentimenti. La invitiamo a restare con noi. Ci aiuta a non fuggire dal presente, a stare con riconoscenza sul cammino del mondo, a godere fraternamente della compagnia dell’umanità di cui tutti facciamo parte. Qualche volta ritroviamo persino l’audacia di sederci di nuovo alla tavola del presente, insieme alla comune umanità con cui condividere le cose più elementari della vita. Cominciamo a ritrovare noi stessi quando accettiamo ancora una volta di stare a tavola col mondo e con gli uomini che sono i nostri compagni di viaggio. Stare a tavola significa dividere il pane della medesima umanità, ascoltare domande nuove, sentirsi partecipi di un cammino comune, scambiare umilmente la parola, mettersi al servizio dei bisogni, soccorrere le fragilità, occuparsi di quelli che nessuno vede, ma anche interessarsi delle cose straordinarie che gli uomini continuano a fare. E quando ritroviamo questa capacità di dividere con tutti il pane dell’umanità, improvvisamente si aprono i nostri occhi, cominciamo a vedere le cose in modo nuovo. Vediamo comparire sotto i nostri occhi in tutta la sua freschezza il gesto di Gesù, la cui presenza ci appare viva e indubitabile nel gesto con il quale abbiamo accettato di dividere il pane della vita. Quindi tutte le volte che gli uomini ci incontrano, quando siamo capaci realmente di dividere il pane della comune umanità, molti occhi si aprono, molte teste si girano, molti incontrano Gesù nel segno di cui siamo portatori, vedono la trasparenza di qualcosa che merita credito, perché ha la gratuità e il disinteresse che chiude la bocca anche agli stupidi. Non appena accettiamo di stare a tavola col mondo di tutti, disposti ancora a dividere il pane della nostra umanità, sentiamo subito che Gesù è presente, anche se non lo vediamo.

Così ci dà sollievo vedere cristiani che finalmente capiscono che non hanno nulla da temere da quello che è successo.
Questo tempo che infrange i nostri sogni è capace anche di aprire i nostri occhi. Il Signore ci ha sempre parlato così. Non è scomparso. Anche adesso Lui è già sempre in azione ogni volta che il criterio del dono alimenta le vicende umane. Quando lo capiamo, subito si impadronisce di noi una prepotente voglia di precipitarci al suo fianco.
Tornare là fuori, in mezzo agli uomini, nel mondo, per le strade, anche quelle avvolte nella penombra. E nello stesso tempo, correre dai nostri fratelli credenti, anche dai più arrabbiati e inquieti, quelli che hanno sbarrato le porte per paura, dicendo che il tempo della testimonianza non è finito con i secoli della forza, ma ricomincia proprio adesso in questo momento in cui tutti cercano qualcosa. Perciò dobbiamo uscire di casa. Il Signore è già là fuori con le maniche tirate su».

 

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