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Voglio che tu sia: l'amore sostiene tutto

01.12.2017
Voglio che tu sia
Voglio che tu sia
autori: Tomáš Halík
formato: Libro
prezzo:
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Tomáš Halík nasce a Praga nel 1948, negli anni della dominazione sovietica dopo la fine del secondo conflitto mondiale che ha devastato l’Europa.

La sua storia è segnata dalla ricerca: Halík studia filosofia, sociologia e psicologia all'Università Carlo della sua città, dove diventa professore, una carriera che è costretto ad abbandonare quando i servizi segreti lo bollano come “nemico del regime” escludendolo da ogni attività scientifica.

La ricerca scientifica si trasforma così nella ricerca di senso, di fede: nel 1972 si avvicina alla Chiesa cattolica e comincia a studiare clandestinamente teologia, fino a essere ordinato sacerdote nel 1978, a Erfurt, in Germania. Sono gli anni in cui lavora come psicoterapeuta con tossico-dipendenti e alcolisti mentre dirige, sempre in clandestinità, seminari di formazione negli ambienti dissidenti, collaborando strettamente con l’allora arcivescovo di Praga Frantisek Tomášek e il futuro Presidente della Repubblica ceca Václav Havel. Da questa profonda esperienza di vita nasce il suo lungo impegno per il dialogo interreligioso, i diritti umani, la libertà di fede, che gli vale nel 2014 il prestigioso Templeton Prize, una sorta di Nobel per la religione che annovera tra i vincitori Madre Teresa di Calcutta, Chiara Lubich, il Dalai Lama.

Oggi insegna filosofia e sociologia della religione all’Università Carlo di Praga e nei suoi testi continua ad accompagnare coloro che cercano, come si legge nell’introduzione italiana del suo libro Voglio che tu sia: «Il mio Paese, la Repubblica Ceca, viene spesso definito come “il più ateo” dei Paesi europei, se non addirittura dell’intero pianeta. Ma non è così. Coloro “che non camminano con noi”, che hanno lasciato la casa della Chiesa o che non l’hanno mai trovata, non possono essere affrettatamente definiti atei, non credenti o “cattivi credenti”. Molti di loro sono cercatori».

Il titolo del libro è tratto da una definizione attribuita a sant’Agostino:
Amo: volo ut sis
Amo: Voglio che tu sia

È infatti dedicato all’amore questo saggio di XIV capitoli che si apre con un atavico interrogativo: da dove viene il male? da dove il bene? «Devo confessare che non lo so», scrive Halík con l’ironia leggera che scandisce alcuni passaggi profondi del suo dialogo continuo con chi legge: «Probabilmente il lettore, sapendo che a scrivere è un teologo, aspetta già con impazienza il momento in cui finalmente dirò che la risposta alla domanda sulla questione ultima è ovviamente Dio. Tuttavia, ho lentamente maturato la convinzione che Dio si avvicina a noi più come domanda che come risposta. Può darsi che colui al quale ci riferiamo con la parola Dio sia più presente per noi allorquando esitiamo a pronunciare quella parola troppo in fretta. Può darsi che lui stia meglio insieme a noi nello spazio aperto di una domanda che nel dirupo troppo stretto delle nostre risposte…».

Il suo discorso sull’amore rifugge da qualsiasi retorica, anzi il filosofo ceco ci avvisa subito che lui per primo ha sempre evitato i libri che avessero nel titolo la parola amore: «temevo di sentire fin dai primi capitoli il profumo dolce e scadente del kitsch religioso, che mi ha sempre rivoltato lo stomaco». Allora perché un libro sull’amore? Perché un teologo è un professionista del dubbio anche quando è ancorato alla fede e suo compito è quello di unirsi alla schiera di coloro che cercano, ci dice Halík, e il mondo di oggi ha bisogno di riappropriarsi del significato vero della parola amore, che significa autotrascendenza. Due sono infatti gli aspetti su cui si concentra il libro: l’amore verso Dio e l’amore verso i nemici.

Tra i vari passaggi su cui vale la pena soffermarsi, ne riportiamo uno che tira in causa un grande romanzo di un compratriota: L’insostenibile leggerezza dell’essere«Kundera», scrive Halík «descrive in modo molto efficace la malattia tipica della nostra epoca, il desiderio di vivere in una permanente domenica, senza giorni normali. Il protagonista del romanzo mi sembra un ulteriore esempio di quell’approccio alla vita che molti oggi chiamano postmoderno». L’uomo "estetico" (secondo la definizione di Kierkegaard) vive in superficie, ci spiega, «affascinato dal gioco delle onde in continuo mutamento sulla superficie del mare, senza mai avere il coraggio di spingersi nelle sue profondità; il Tomáš di Kundera cambia partner e vive varie esperienze, ma lui non cambia; la sua vita è un perenne ritorno della stessa cosa. Ciononostante Kundera, nel titolo stesso del romanzo, lancia un velato messaggio al lettore: quella leggerezza è insostenibile».

Può oggi il cristianesimo, al contrario, indicare una via di uscita da questa leggerezza illusoria, insegnando come sopportare il peso e tutta la verità dell’esistenza? E se questa via è l’amore come leggiamo nella Bibbia, com’è l’«amore cristiano», quell’amore che i cristiani sostengono essere identico a ciò che indicano con la parola «Dio»? A questi interrogativi risponde Voglio che tu sia, perché «l’amore sostiene tutto» come diceva San Paolo, a patto di non banalizzarne il significato insieme a quello di Dio. Del resto, chiosa Halík, «la speranza senza fede è vuota e  senza amore non sarà perseverante perché non reggerà le prove di pazienza che la vita ci impone, poiché solo un amore fermo “tutto sopporta”».

 

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