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Leggere l'Ulisse di Joyce

Leggere l'Ulisse di Joyce
titolo Leggere l'Ulisse di Joyce
sottotitolo con saggi di Giulio Giorello e Enrico Terrinoni
autore
prefazione
argomenti Lingue e letterature Linguistica e letterature straniere
collana Varia. Saggistica
formato Libro
pagine 240
pubblicazione 2017
ISBN 9788834331446
Copertina HD Copertina HD
media voto
5/5 su 1 recensione
 
€ 16,00
Spedito in 3 giorni
Un’opera complessa, un testo di innegabile difficoltà che può essere affrontato e commentato solo da specialisti: è il pensiero comune, pieno di riverenza e soggezione, sull’Ulisse di Joyce. Ecco allora l’invito di questo libro: avvicinare i lettori ancora diffidenti e intimoriti a un’opera che, invece, celebrando in ogni riga l’arte e il gusto dello scrivere, reclama di essere democraticamente letta da tutti. La storia di una giornata qualunque di un uomo normale che il genio di Joyce ha saputo rendere simbolo dell’uomo universale, una vera celebrazione della vita quotidiana con la sua eccezionale banalità e la sua intensità ordinaria. Giuliana Bendelli affronta qui l’impresa fornendo al lettore le necessarie chiavi di lettura, in termini letterari, poetici, storici, scientifici e culturali, portando alla luce le nervature del testo, la sua composizione, gli schemi della trama e degli intrecci, i richiami simbolici ed epici, i rapporti, non sempre così evidenti, con il teatro, la musica, le scienze… Senza tralasciare la ricostruzione dell’accoglienza italiana all’Ulisse e la storia, ricca di sfide, della sua traduzione nella nostra lingua. L’invito alla scoperta dell’opera joyciana prende poi anche la forma di un vero e proprio itinerario geografico dei percorsi del protagonista Leopold Bloom nella città di Dublino, ambientazione reale e simbolica del romanzo. Grazie a mappe e a immagini fotografiche odierne e d’epoca, il lettore può rintracciare il cammino di Bloom e i luoghi, ancora riconoscibili anche se spesso cambiati e a volte distrutti, in cui si svolgono i vari episodi. E infine, non viene tralasciato di parlare della celebrazione, intensamente partecipata anche in Italia, del Bloomsday, il ‘giorno di Bloom’, che ogni anno si replica il 16 giugno a ricordo della data in cui il romanzo è ambientato: eventi, mostre, letture integrali e a più voci del testo danno vita a quel vivace teatro umano e linguistico che Joyce aveva concepito in un’opera umana e divertente che ognuno ha il diritto, prima ancora del dovere, di conoscere.

Inserto a colori con mappa e foto dei luoghi dell’Ulisse
Cover e tavole in b/n dell’artista Paolo Colombo

Biografia dell'autore

Giuliana Bendelli insegna Letteratura inglese nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si occupa di letteratura contemporanea, con un interesse specifico per l’opera di Conrad e di Joyce. Con Vita e Pensiero ha recentemente pubblicato due monografie: La veglia di Joyce (2012) e Joseph Conrad: la figura del mare (2012). Ha scritto saggi su vari autori, pubblicati su riviste e volumi italiani e stranieri. Ha conseguito un Master of Philosophy in Letteratura angloirlandese presso il Trinity College di Dublino sotto la guida di Terence Brown e Brendan Kennelly. Di quest’ultimo ha curato la traduzione di due romanzi, La croce storta (2001) e I Fiorentini (2003), la riedizione inglese pubblicata nel 2012 (A&A Farmar, Dublino) e la traduzione di una raccolta di poesie: Brendan Kennelly: The Essential (2017). È curatrice di un volume di saggi intitolato Ireland’s Cultural Empire: Contacts, Comparisons, Translations (2017).
ha scritto:
Voto:
inserito: 18.10.2018 16:56
A thing of beauty is a Joyce for ever
('joy' si riferisce al famoso verso di Keats )

L'opera di Joyce oltrepassa la vita di grandi joyciani come Rosa Maria 'Cicci' Bosinelli e Umberto Eco a cui “Leggere l'Ullisse di Joyce” è dedicato da Giuliana Bendelli, e spero che sopravviva anche il mio contributo al “Bloom's Day”.
Il libro di Giuliana Bendelli mostra la sua abilità, rara, di dire il necessario e soltanto quello. E' il caso di un libro che offre gli strumenti necessari per la lettura di questo lavoro di non facile fruizione. Pensate che essendo la scrittura joyciana caratterizzata da raffigurazioni, di immagini, Bendelli ha fatto ricorso alla resa pittorica delle stesse chiamando alla collaborazione il pittore Paolo Colombo, artista felicemente vivente.

Dopo avere affrontato il problema della traducibilità del testo, l'autrice rende conto della traduzione di De Angelis (1960) e dopo la recente caduta dei diritti d'autore, di quelle di Terrinoni e Celati. Si osserva come la traduzione italiana sia arrivata con un ritardo di quasi 40 anni, tre anni prima della nascita del gruppo d'avanguardia '63. L'autrice evoca i luoghi dove ha approdato Ulisse per venire interpretato, studiato, divulgato: nella Roma di Giorgio Melchiori, nella Trieste di Renzo Crivelli, nella Genova di Massimo Bacigalupo, a Milano e, più modestamente, aggiungo, a Pavia. Dalla lettura di Bendelli si può affermare che Ulisse possa venire letto come metafora del ritorno, come il mitico nostos ad Itaca-Ecles Street 7 di Ulisse-Bloom. Questa lettura è rafforzata dalla messa in rilievo del "metodo mitico" joyciano, termine coniato da T.S.Eliot, anche se oltre il parallelismo con gli episodi omerici si evidenzia la storia d'Irlanda, dell'Irishness e di molto molto altro, tanto che il libro contiene l'Europa storico-culturale nella sua consistenza memorabile. Lo sguardo acuto di Ezra Pound vede nel libro la satira di un occidente che ha perduto i valori nel culto esclusivo del Dio Denaro. L'autrice non si lascia sfuggire tutte le prospettive tra cui quella di Giorgio Melchiori che legge la novità joyciana come non esente da legami al novel degli irlandesi Swift e Sterne, oltre che degli altri noti rappresentanti inglesi del genere tra i quali Fielding e Smollet. Anche Dublino, la città, potrebbe venire considerata come la protagonista. Bendelli inserisce mappe che evocano i movimenti dei personaggi per la città della quale sono offerte anche fotografie d'epoca e recenti. L'autore odiò-amò la Dublino che 17 volte gli rifiutò la pubblicazione di Dubliners, sentimento condensato dall'espressione fortemente alliterativa “Dear Dirty Dublin” (epiteto forse coniato da Lady Morgan in tempi lontani, così osserva bendelli in nota). Ma la tessitura polifonica dell'Ulisse, a cui Bendelli dedica un capitolo straordinario, Il teatro polifonico dell'Ulisse, permette di considerarlo virtualmente teatrale. Dai flussi di coscienza fortemente personali e dai dialoghi si può ricavare il teatro del mondo e Joyce va trovando le sue epifanie nella "vulgarity of speech" in grado di illuminare significati celati nella coscienza dei personaggi, illuminazioni, con qualche sforzo riferibili all'estetica dell'Aquinate, là dove la bellezza come tale viene fondata sulle qualità di "interezza", "armonia" e "splendore". Come a teatro, osserva l'autrice, i personaggi joyciani non sono precostituiti, ma si realizzano sulla scena della pagina esattamente come succedeva con il teatro di Shakespeare.
Non trascurerei la pratica di leitmotiv in accezione wagneriana, prendiamo per esempio la figura del 'vampiro'. La citazione del Salmo 65 (2), 'Omnis caro a te veniet' (Tutta la carne viene a te), evoca lo spettro della madre per Stephen-Telemaco, il suo senso di colpa verso la madre le trova come correlativo oggettivo il 'vampiro': “He comes pale vampire”, nell'episodio della Spiaggia (Proteo, ore 11), quando Stephen Dedalus passeggia sulla spiaggia. Il 'vampiro' torna nell' episodio del Giornale (Eolo, ore12) “he comes pale vampire/Mouth to my mouth” quando Stephen consegna una lettera al giornale. Ma l'immagine torna violentemente nel quindicesimo episodio, quello del bordello (Circe, ore 24), dove il fantasma della madre e la sua richiesta di pentimento viene da Stephen respinto al grido “Lemure, Hyena, the corpsechewer” (Lemure! Iena! Mastica cadaveri!). Ma non si può dimenticare anche una lettura musicale di Ulysses, come osserva Bendelli. Si vedano gli spartiti inclusi nell' episodio della casa (Itaca, ore 2 notturne), dove la musicalità si esplicita anche nella lettera, intesa come simbolo fonico: si veda Bloom che evoca le lettere dell'antico ebraico "gimel, alef, dalet" e Stehpen quelle del gaelico “gi, eh, di”. Dublino diventa il luogo di ritorno di Omero, della storia d'Irlanda e l'ultima spiaggia dell'ebreo errante. Mentre celebriamo il Bloom's Day viene in mente un altro dublinese , Oscar Wilde che osservò che “Vivere è la cosa più rara al mondo: la maggior parte della gente esiste, e nulla più”. E Joyce vive ancora nelle nostre letture, ma per arrivare alla sua fonte imperitura bisogna, con una certa fatica, imparare a nuotare contro corrente.

Leggere l'Ulisse di Joyce di Giuliana Bendelli è uno strumento davvero felice e imprescindibile per sostenerci in questa salutare e auspicabile fatica.
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