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Giancarlo Petrella

Libri dell'autore

Il Fondo Petrarchesco della Biblioteca Trivulziana. Manoscritti ed edizioni a stampa (sec. XIV-XX)
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2006 | pagine: 302
Anno: 2006
Nel 1904, in occasione del VI centenario della nascita di Francesco Petrarca, la collezione petrarchesca allora di casa Trivulzio fu oggetto di studio da parte di un gruppo di filologi e bibliografi, capitanati da Francesco Novati. Prese così corpo il volume miscellaneo Petrarca e la Lombardia, in conclusione del quale era pubblicato un succinto catalogo delle edizioni possedute dai marchesi Trivulzio. A distanza di un secolo, in concomitanza con il VII centenario, una folta schiera di studiosi, coordinati da Giancarlo Petrella, ha condotto un’indagine approfondita dell’intero Fondo Petrarchesco della Trivulziana. Ne è scaturito il catalogo descrittivo di una delle più cospicue raccolte petrarchesche d’Italia, composta di quasi centocinquanta unità: diciannove manoscritti, datati tra la fine del Trecento e il pieno Settecento, tra cui alcuni codici quattrocenteschi di fattura lombarda e toscana impreziositi da ampie miniature; quattordici incunaboli, dalla princeps veneziana del Petrarca volgare, stampata a Venezia da Vindelino da Spira nel 1470, alla princeps del Petrarca latino, apparsa a Basilea nel 1496 per i tipi di Johann Amerbach; poco più di cinquanta edizioni del XVI secolo che coprono un arco cronologico di oltre ottant’anni e testimoniano la diversa fortuna del Poeta al di qua e al di là delle Alpi: dall’aldina del 1501 alla princeps basileese (1582) delle Rime del Petrarca brevemente sposte per Lodovico Castelvetro, con un’incursione nel capitolo della fortuna popolare del Petrarca tramite due curiosi rifacimenti in dialetto bergamasco della parte iniziale del primo Triumphus Cupidinis. Completano e arricchiscono il Fondo Petrarchesco circa sessanta edizioni, dal primo Seicento agli inizi del Novecento. Uno sguardo, parziale ma ampiamente rappresentativo, sulla fortuna petrarchesca lungo i secoli che, attraverso le ampie descrizioni dei manoscritti e delle edizioni quattro-cinquecentesche, nonché la più succinta schedatura delle stampe dal Sei al Novecento, consente di ripercorrere una delle più preziose collezioni di materiale petrarchesco conservate nelle biblioteche pubbliche italiane.
€ 23,00
Il De origine civitatum Italiae di fra Girolamo Borselli e la tradizione manoscritta di Benzo d’Alessandria digital
formato: Articolo | AEVUM - 2003 - 2
Anno: 2003
Il contributo prende in esame un testo piuttosto peregrino della letteratura geografico-erudita quattrocentesca: il De origine civitatum Italiae del domenicano bolognese Girolamo Albertucci de’ Borselli. Un’analisi accurata del trattato rivela come sotto il nome del Borselli si celi quello dell’enciclopedista del XIV secolo Benzo d’Alessandria, autore di una vasta compilazione storico-erudita, da cui il Borselli ha compendiato la sezione riguardante le città d’Italia.
€ 6,00
L'officina del geografo. La "Descrittione di tutta Italia" di Leandro Alberti e gli studi geografico-antiquari tra Quattro e Cinquecento
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2004 | pagine: 656
Anno: 2004
Predicatore, inquisitore, raffinato erudito, il domenicano Leandro Alberti è una figura di spicco nel panorama degli studi antiquari nella prima metà del XVI secolo. Al centro di una vasta rete di dotte relazioni nella Bologna del primo Cinquecento, fra Leandro, nel 1528, al rientro da una visita ai conventi dell’Ordine sparsi sulla penisola, mise in cantiere un’opera ponderosa che raccogliesse l’eredità di Biondo Flavio. Prese così corpo la Descrittione di tutta Italia, un volume di oltre 500 carte, il più ampio e fortunato trattato geografico-erudito del Rinascimento – ben dieci edizioni fra il 1550 e il 1596 –, frutto di ricerche protrattesi per oltre vent’anni, durante i quali fra Leandro ebbe modo di approfondire gli scarni appunti raccolti in loco con ampie e intense letture storico-geografiche che fanno della Descrittione il ‘bacino di raccolta’ di buona parte della letteratura antiquaria del Quattro-Cinquecento. Il saggio di Giancarlo Petrella traccia un quadro dettagliato dell’opera di Leandro Alberti, ricostruendo il rapporto con la produzione geografico-antiquaria precedente e coeva: l’Italia illustrata di Biondo Flavio, ma anche le ricerche di misconosciuti umanisti di provincia suoi epigoni. Mette poi in luce il debito della Descrittione con gli studi geografico-eruditi coltivati in seno all’Ordine e con le Antiquitates del ‘falsario’ fra Annio da Viterbo. Viene presentata inoltre, per la prima volta, l’edizione di due regioni dell’Italia di fra Leandro (Lombardia e Toscana), accompagnata da un ampio apparato delle fonti impiegate, per alcune delle quali è stata rintracciata la copia stessa di cui si avvalse l’Alberti. Si può così meglio apprezzare non solo la mole e la ricchezza del lavoro di fra Leandro, ma anche un metodo nel quale si intravede la piena maturazione delle cure filologiche applicate ai geografi classici da Francesco Petrarca.
€ 50,00
 

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