Libri di Giulio Canella - libri Vita e Pensiero

Giulio Canella

Giulio Canella
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Vita e Pensiero

Giulio Canella, nato a Padova il 5 dicembre 1882 ha frequentato la facoltà di lettere e filosofia dell'università di Padova, dove si laureò in filosofia nel 1904. La tesi di laurea, una dissertazione su Il nominalismo e Guglielmo d'Occam, riscosse le lodi di Ardigò. Dal 1904 a inizio 1905 insegnò lettere e filosofia presso il collegio vescovile di Thiene. Richiamato alle armi nel gennaio 1905, fu congedato nell'agosto 1906; nell'ottobre dello stesso anno cominciò ad insegnare presso la scuola normale "A. Manzoni" di Verona, prima in qualità di supplente di lettere, successivamente come professore ordinario di pedagogia e morale. Il 27 giugno 1907 conseguì una seconda laurea, in lettere, discutendo una tesi dal titolo: Appunti da servire ad una monografia sull'opera di R. Bonghi. Nel gennaio 1909 fondò, insieme con Gemelli, la Rivista di Filosofia Neoscolastica. Richiamato alle armi l'8 maggio 1915, fu poco dopo esonerato dal servizio militare in qualità di direttore della Scuola normale. Nel maggio 1916 ricevette una nuova chiamata e venne mandato in Macedonia con la brigata Ivrea. Scomparve a Monastir, durante un combattimento, il 25 novembre 1916.
La notorietà di Canella è legata anche a un singolare episodio di cronaca verificatosi dieci anni dopo la sua scomparsa. Nel 1927 la Domenica del Corriere pubblicava la foto segnaletica di uno sconosciuto, ricoverato nel manicomio di Collegno e affetto da totale amnesia. Il 27 febbraio la moglie di Canella, Giulia, recatasi a Torino per osservare personalmente lo sconosciuto, dichiarò che si trattava senza alcun dubbio del marito. Dimesso il 2 marzo, il 7 marzo il presunto Canella venne richiamato a Torino, in quanto una denuncia anonima e relative indagini avevano fatto sorgere il sospetto che potesse trattarsi di Mario Bruneri, tipografo, ricercato per truffa e falsi. Ebbe quindi inizio una lunga e celebre controversia giudiziaria. Con sentenza del 22 ottobre 1928 il tribunale di Torino affermò che l'uomo, divenuto noto nelle cronache giornalistiche come "lo smemorato di Collegno", doveva essere identificato per Mario Bruneri. La sentenza venne confermata definitivamente dalla Corte d'appello di Firenze il 1º maggio 1931.

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