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Glenda Franchin

Glenda Franchin
autore
Vita e Pensiero
Glenda Franchin è dottore di ricerca in Culture della Comunicazione. Dal 2005 collabora con l’Università Cattolica di Milano in qualità di cultore della materia per i corsi di Semiotica, Filosofia della comunicazione, Teorie della comunicazione e Metodologie di analisi del film e dell’audiovisivo. La sua attività di ricerca verte su cinema e arte contemporanea e sul nesso tra immagine, sguardo e identità.
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Libri dell'autore

Conversazione sul soggetto digital
formato: Articolo | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 3. L'impulso autoetnografico. Radicamento e riflessività nell'era intermediale
Anno: 2012
RIASSUNTO È possibile parlare di soggetto oggi, e se sì, a quali strumenti di comprensione dobbiamo affidarci per farlo? Questa breve intervista passa in rassegna alcuni luoghi teorici divenuti imprescindibili per ogni interrogazione sulla natura e la struttura del soggetto umano. Liquidità, frammentazione, non-tracciabilità dell’identità lasciano intravedere, in filigrana, la resistenza di un ancoraggio a sé e all’altro che attraversa da sempre la struttura profonda del soggetto. Siamo così condotti a riconoscere nell’originario intrecciarsi tra sé e altro da sé il punto di partenza per un’antropologia che si sottragga alle semplificazioni tanto dell’antropologismo, quanto della denunciata sparizione di ciò che chiamiamo ‘soggetto individuale’. SUMMARY Today, is it possible to talk about the subject, and if yes, what tools of comprehension should we trust to do so? This short interview goes over certain theoretical constructs essential for every interrogation on the nature and structure of the human subject. Liquidity, fragmentation, non-traceability of identity, let half view the anchoring to oneself and the other which has always gone through the deep structure of the subject. We are lead to recognize within the early intertwining of the self and the other the starting point of an anthropology which is different from the simplifications of anthropologism and from the exposed disappearance of what we call the ‘individual subject’.
€ 6,00
Video-diary like auto-ethnography. A model for field research on the forms of self-documentation through audiovisual hand-held devices digital
formato: Articolo | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 3. L'impulso autoetnografico. Radicamento e riflessività nell'era intermediale
Anno: 2012
RIASSUNTO Il saggio espone i risultati di una ricerca esplorativa condotta per comprendere se la produzione di un videodiario sia un metodo adatto per la conduzione di una ricerca autoetnografica. Nello specifico, la ricerca ha monitorato, tramite metodo qualitativo, la pratiche di autorappresentazione di quattro soggetti (due uomini e due donne) nel processo di produzione di un videodiario, realizzato per lo più tramite dispositivi audiovisivi portatili. Dal punto di vista metodologico, le diverse fasi della ricerca hanno richiesto l’uso di un approccio multidisciplinare, che integrasse la prospettiva etnografico-visuale con la teoria del film e dei media audiovisivi, così come una ripresa di alcuni concetti inerenti alla riflessione filosofica sull’autorappresentazione. Una pratica di produzione diaristica condotta con dispositivi audiovisivi portatili in che cosa si differenzia rispetto a precedenti forme di auto-narrazione prodotte con altri dispositivi mediali? In quale modo prende forma l’impulso al radicamento nel momento in cui la scrittura del sé è realizzata tramite immagini? Spinto da nuove possibilità di immediatezza, oggettività e autenticità, garantite dall’uso delle nuove tecnologie digitali, l’autore del videodiario sembra aver lasciato definitivamente sullo sfondo la scrittura diaristica come esercizio di introspezione e di rielaborazione del passato. In questo senso, il videodiario è stato apprezzato da tutti i soggetti coinvolti perché ha consentito la possibilità di cogliere l’istante nell’attimo concreto della sua realizzazione, come frammento significativo nel perimetro spazio-temporale in cui si dispiega. SUMMARY The essay aims to illustrate the results of an exploratory research conducted to understand if the production of a video-diary is a suitable method for an autoethnographic research. In particular, the inquiry has monitored, with a qualitative method, the self-representation practices of four subjects (2 men and 2 women) during the creation of a video-diary, mainly made through hand-held audiovisual devices. From a methodological point of view, the different steps of the research need to adopt a trans-disciplinary approach, integrating a visual-ethnographic perspective with the theory of film and audiovisual media, as well as a philosophical account on self-representation. How is a diary practice conducted through a hand-held audiovisual device different from previous forms of self-narration with other media? Can we talk about forms of socio-cultural grounding that emerge from processes of self-writing through images? Pushed by the new rising drives of immediacy, objectivity, and authenticity, thanks to the digital technologies, the author of a video-diary seems to have definitely left on the background the diary writing as a tool of introspective exercise and reworking of the past. In this sense, the video-diary has been fully appreciated for the chance granted of shooting a moment in its realization, as something that signifies inside the space and temporal perimeter in which is happening.
€ 6,00
L'arte del volto. Per un'antropologia dell'immagine
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2011 | pagine: 192
Anno: 2011
Il saggio si propone di studiare lo statuto dell’immagine contemporanea collocandosi in una posizione più arretrata – si potrebbe dire: originaria – rispetto alle numerose questioni che hanno dominato in proposito il panorama speculativo del secondo Novecento (si pensi al problematico rapporto dell’immagine con il referente e più in generale con la realtà).
€ 18,00
Numbering faces. «Col tempo. The W. Project» and the ways of pre-vision digital
formato: Articolo | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2010 - CSonline 3. Conferences. Dottorato di ricerca in Culture della Comunicazione | Open Access
Anno: 2010
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«Col tempo. The W. Project» and the ways of pre-vision digital
formato: Articolo | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2010 - CSonline 3. Conferences. Dottorato di ricerca in Culture della Comunicazione | Open Access
Anno: 2010
The installation Col tempo. The W. Project, presented at the last Venice Biennale (2009) by the video-artist Péter Forgács is so complex that it can be studied from many different perspectives...
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Ricreare l’origine. Rappresentazione, parola e magia nelle ricerche di Antonin Artaud e Demetrio Stratos digital
formato: Articolo | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2010 - 3. Media e magia. Secolarizzazione dell'esperienza magica, usi magici dei media
Anno: 2010
RÉSUMÉ Antonin Artaud (1896-1948) a diffusé un grand nombre de références à la dimension magique dans plusieurs essais rédigés de la fin des années vingt du XXe siècle. D’après une analyse détaillée d’un de ces textes, Sorcellerie et cinéma (1927), est reconstruit le sens de la connexion entre la magie et la nécessité de recréation du langage poétique duquel Artaud est infatigable prophète et qui touche tous les domaines artistiques auxquels il s’est dédié: cinéma, théâtre, poésie. La recherche d’une (impossible?) fusion entre signifiant et signifié est transformé en une tentative de récupérer un rapport chamanique avec le mot et le fond indicible duquel le mot émerge: en tant que chaman, il maîtrise un savoir qui lui permet d’unir ce qui est distinct (l’humain et le divin). Artaud essaie de lier ce qui est nécessairement divisée, le signe et la vie trépidante. Le mot doit être un geste en un travail de plus en plus axé sur la sonorité et ses nombreuses possibilités, explorées en profondeur égale par le chanteur et musicien Demetrio Stratos (1945-1979). Les voix d’Artaud et de Stratos, ici réunies, font écho à la volonté de recréer le moment original dans lequel corps et signe linguistique, matériel sonore et texte sont devenus une sole chose. SUMMARY Antonin Artaud (1896-1948) disseminated a lot of references to the magical dimension in several essays written from the late twenties of the twentieth century. A detailed analysis of one of these texts, Sorcellerie et cinéma (1927), reconstructs the meaning of the connection between magic and the need for re-establishment of poetic language, of which Artaud is a tireless prophet and that cuts across all artistic areas, to which cinema, theater, poetry were dedicated. The search for an (impossible?) Merger between signifier and signified is transformed in an attempt to retrieve a shamanic relation with the word and the ground from which the word emerges: as a shaman masters a knowledge that allows him to tie that is separate (the human and the divine), Artaud tries to tie what seems necessarily divided, the sign and the pulsating Life. The word must become a gesture in a work increasingly focused on sound and its many possibilities, explored with equal depth by the singer and musician Demetrio Stratos (1945-1979). The voices of Artaud and Stratos, here put together, echo the desire to recreate the original moment in which body and language sign, sound and text had been one thing.
€ 6,00
L’autoritratto e lo scacco dell’assenza. Nota sulla scrittura a partire da José Saramago digital
formato: Articolo | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2010 - 1. Lasciare tracce, essere tracciati
Anno: 2010
RÉSUMÉ La fatigue de raconter son histoire sous forme de portrait – soit-il picturale ou littéraire – est l’une des formes les plus réussies et diffusées d’autoreprésentation. La recherche constante de l’individu d’une définition de son propre nom – c’est-à-dire de sa propre spécificité – se heurte à la fugacité de l’unique, qui mal supporte d’être représenté par une forme unique toujours identique à elle-même. Dans l’équilibre entre besoins de (auto) représentation et fragilité de donner un nom, le roman de José Saramago Manuel de Peinture et Calligraphie (1977) prouve d’être place fructueuse de la pratique de tracer le soi, qui met l’accent sur son ambivalence constitutive. L’histoire d’un peintre dont le nom est silencieux – indiqué par la simple initiale, H. – qui décide de quitter l’art pour se consacrer à l’écriture, en y cherchant l’expression plus efficace, nous introduit à approfondir la relation entre la pratique de tracer et les formes de trace, mettant en évidence l’imbrication profonde. Pas de nom (portrait) peut atteindre une connaissance approfondie sur le sujet, qui ne peut toutefois échapper à la tentative de se tracer pour mieux s’afférer. Le portrait/autoportrait authentiques ne sont pas définis par rapport à la ressemblance avec leur référent, mais à partir de traces d’une altérité présente dans cette forme d’absence qui traverse l’identité de chacun. La représentation expose le sujet et en même temps elle le manque, se révélant comme la réécriture dynamique et continuelle et non pas comme une simple re-présentation des caractéristiques du sujet. La recherche d’une forme de permanence qui va au-delà de l’ombre qui enveloppe l’identité ne peut que se décliner en un redire, se réécrire fécond dans lequel la diffusion et la création du soi sont dynamiquement actives et présentes. SUMMARY The fatigue of the story itself in the form of portrait – both pictorial and literary – is one of the most successful and spread forms of self-representation. The constant search of a definition by the individual of his own name – that represents his specificity – clashes with the elusiveness of the uniqueness, which resents being represented by a unique shape always identical to itself. In the balance between the needs of (self) representation and the fragility of the name, the novel by José Saramago Manual of Painting and Calligraphy (1977) proves a fruitful place for the practice of tracing the self that emphasizes its constitutive ambivalence. The story of an artist who is not named – indicated by the simple initial H. – Who decides to leave his art to devote himself to writing, searching in it a more effective expression of the self, introduces us to the deepening of the relationship between the practice of tracing and the forms the trace, highlighting their deep intertwining. No name (picture) can achieve a comprehensive knowledge on the subject, but the subject cannot escape the attempt to trace itself, better to hold on to itself. The authentic portrait/self-portrait are not defined in relation to the similarity with their referent, but from being traces of otherness in this form of absence going through the identity of each one. The representation exposes the subject and at the same time misses it, revealing itself as dynamic and continuous rewriting and not as a mere re-presentation of the features of the subject. The search for a form of permanence that goes beyond the shadow enveloping identity can not but decline itself in a fecund re-telling and re-writing itself, in which dissemination and establishment of the self are dynamically active and present together.
€ 6,00
Forme dell'abitare. Pratiche di tracciabilità fra mondo e reale
Gratis
digital
formato: Articolo | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2009 - CSonline 1. Città comunicanti. Media e metropoli nello scenario contemporaneo | Open Access
Anno: 2009
Cosa vuol dire abitare? Come abitare? E soprattutto, quale il nesso tra questa nozione solo apparentemente elementare, i media e la città?..
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COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 3. L'impulso autoetnografico. Radicamento e riflessività nell'era intermediale digital
formato: Fascicolo digitale
Anno: 2012
Numero tre del 2012 della rivista "Comunicazioni Sociali"
 

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