In anteprima un passo de "La mistica dell'istante"

«Senza lentezza il gusto non esiste»

Anteprima del brano Adagio, per assaporare tratto dal libro La mistica dell'istante di José Tolentino Mendonça.

Senza lentezza il gusto non esiste. Può darsi, allora, che abbiamo bisogno di tornare a quell’arte tanto umana che è l’andar adagio. Il nostro stile di vita sembra irrimediabilmente contaminato da una pressione che non controlliamo; non abbiamo tempo da perdere; vogliamo raggiungere la meta il più presto possibile; i processi ci stancano, le domande ci intralciano, i sentimenti sono una pura perdita di tempo: ci dicono che dobbiamo guardare al risultato, e soltanto a quello. E cosi il ritmo delle attività diventa spietatamente innaturale. I progetti che ci propongono sono sempre più totalizzanti e ambiscono a sovrapporsi a ogni altra cosa. Le ore avanzano imponendo alla sfera privata di farsi da parte. Ma dovremmo riflettere meglio su quello che perdiamo, su quello che ci lasciamo indietro, sommerso o messo in sordina, su quello che non conosciamo più quando permettiamo all’accelerazione di condizionarci così tanto. In un magnifico testo intitolato La lentezza, Milan Kundera scrive, e a ragione: «Quando gli eventi accadono troppo rapidamente nessuno può essere sicuro di niente, assolutamente di niente, neppure di se stesso». E in seguito spiega che il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria, mentre il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità del dimenticare. La fretta ci dà quindi un’impressione di per se fittizia: al contrario di come sembra, il suo alleato è la dimenticanza, non la memoria. Tutto se n’è andato con la stessa rapidità con cui è arrivato.

Un’alternativa potrebbe essere quella di recuperare la nostra relazione con il tempo. Per tentativi, a piccoli passi. Ma questo non può accadere senza che ci plachiamo interiormente. Proprio perché la fretta di decidere è cosi grande, abbiamo bisogno di una lentezza che ci protegga dalla premura meccanica, dal gesto ciecamente compulsivo, dalla parola ripetuta e banale. Mi ricordo di una storia divertente che ho sentito raccontare dalla pittrice Lourdes de Castro. C’erano giorni in cui il telefono non smetteva mai di suonare, in cui le scadenze si facevano strette, e tutto, all’improvviso, richiedeva una velocita maggiore di quella che il buon senso avrebbe voluto. Allora lei e il marito, Manuel Zimbro, prendevano a camminare al rallentatore, con gesti teatrali, per la casa. E sfuggendo in questo modo all’assedio, potevano ridere, guadagnare tempo e distanza critica, trovare altre strade, riavvicinarsi, ricostituirsi. Ciascuno dovrà trovare le modalità della lentezza a lui più congeniali.

Anche se nelle società moderne e occidentali la lentezza ha perso quasi del tutto il suo statuto, essa continua a rappresentare un antidoto contro l’annullamento normalizzante. La lentezza mette in scena una fuga dagli schemi; osa trascendere, laddove è possibile, ciò che è meramente funzionale e utilitario; molto spesso sceglie di coesistere con la vita silenziosa; annota i piccoli spostamenti di significato, i diversi rimescolamenti della luce, gli scambi di sapore.

 
La mistica dell'istante. Tempo e promessa
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2015 | pagine: 176
Anno: 2015
Esiste una mistica da praticare nel qui e ora della vita, che parte dall’uomo. È la ‘mistica dell’istante’, che riconosce come portali d’ingresso del divino nella nostra vita quanto di più concreto e corporeo ci caratterizza: i cinque sensi. Il saggio di José Tolentino Mendonça evidenzia come la mistica sia un'esperienza quotidiana, solidale e inclusiva.
€ 15,00

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