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Metafisica e storia della metafisica

Esperienza trascendentale
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 460
Anno: 1993
Johannes B. Lotz (1903-1992) va ricordato come maestro insigne presso la Hochschule für Philosophie di Monaco e la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1921, frequentò lo scolasticato di Valkenburg, studiò filosofia a Roma, teologia a Innsbruck e continuò per quattro semestri i suoi studi filosofici a Freiburg i.Br., dove conseguì il dottorato in filosofia. Si formò studiando Rousselot, Maréchal, Kant e Hegel, alla scuola di Jungmann, Heidegger e Honecker, Wolf e Funk, Brocker e Sporl, ma riconobbe come maestro soltanto Tommaso d'Aquino. Fra le sue opere più importanti ricordiamo: Das Urteil und das Sein (1957), Metaphysica operationis humanae (1958), Ontologia (1963), Sein und Existenz (1965), Der Mensch im Sein (1967), Die Identitat von Geist und Sein (1972), Martin Heidegger und Thomas von Aquin (1975), Mensch-Sein-Mensch (1982), Asthetik aus der ontologischen Differenz (1984), Die Grundbestimmungen des Seins (1988). Con questo libro, che si situa fra le opere più mature della sua lunga ricerca, Lotz si volge a chiarire la problematica dell'esperienza e dei suoi livelli di realizzazione. In tal senso l'esperienza ontica è distinta dall'esperienza trascendentale, con i suoi gradi (eidetica, ontologica, metafisica, religiosa), i quali si ottengono con un processo d'interiorizzazione. Lotz svolge così un'analisi che dalla determinazione procede verso l'integralità, esplicitando quali siano le condizioni di possibilità di ogni esperienza, rinvenute nella conoscenza (trascendentale kantiano) e giungendo fino alla suprema condizione ontologica (trascendentale scolastico). In tal modo l'esperienza filosofica, nella sua interezza, e quella religiosa, che culmina nella meditazione e nell'amore del Tu assoluto, non sono contrapposte: piuttosto l'esperienza religiosa viene indicata come il livello ultimo e supremo dell'esperienza umana. Per la ricchezza dei riferimenti, Esperienza trascendentale costituisce un classico e rappresenta felicemente l'intero percorso teoretico della scuola filosofica iniziata da Maréchal.
€ 39,25
Essere e parola. Idee per una antropologia metafisica
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 304
Anno: 1993
L'ispirazione classica di questo volume viene coniugata con una metodologia chiaramente riferita al metodo della fenomenologia trascendentale. La tematica dell'essere viene in tal modo ripresa al di là delle polemiche antimetafisiche da cui il pensiero contemporaneo è stato, per più lati, investito: si tratta di un «resto» che ogni scienza positiva lascia emergere come inesplorato e che, in quanto tale, esige di essere affrontato per una adeguata fondazione della stessa ricerca scientifica. Attraverso l'analisi delle strutture intenzionali della coscienza, I'autore individua lo spazio più adeguato per la scoperta e la dizione dell'essere. Emergono, così, da un lato le linee specifiche di una filosofia del linguaggio simbolico e, dall'altro, i tratti costitutivi della persona umana, intesa quale «parola dell'essere». Su queste basi, nella seconda parte del volume, vengono elaborati anche i temi fondamentali dell'esistenza storica: tempo, libertà, dialettica, ideologia, utopia. Ancora una volta I'analisi antropologica viene, in tal senso, ad intrecciarsi con quella rivolta al problema del fondamento.
€ 23,00
L' Uno e i molti
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1990 | pagine: 448
Anno: 1990
Il volume nasce da una ricerca promossa, fra il 1987 e il 1989, dal Dipartimento di Filosofia e dal Centro di Metafisica dell'Università Cattolica. Può essere considerato come seguito naturale di una precedente ricerca sul tema dell'identità e della differenza, i cui risultati furono raccolti in questa stessa collana col titolo La differenza e l'origine. Si trattava allora di ripercorrere la via metafisica del fondamento, senza tuttavia perdersi nell'asserto di una indifferenziata identità dell'origine: se è vero, infatti, che il molteplice della differenza non può costituirsi senza una radicale e ricorrente identità, è anche vero che l'identità dell'ultimo fondamento non può essere pensata senza un suo differire. In questa prospettiva, la tematica dell'identità?differenza si traduce dunque anche in quella dell'Uno e dei molti. Il cammino iniziato in tal senso da Platone è stato al riguardo quanto mai decisivo per l'anima dell'Occidente. «Tutta quanta la filosofia - diceva Hegel - non è altro che lo studio delle determinazioni dell'unità». Si pensi in particolare al percorso teoretico che da Plotino sale sino al pensiero contemporaneo: da Proclo ad Agostino, da Dionigi Areopagita ad Eriugena, Meister Eckhart, Cusano, Giordano Bruno, Leibniz, Spinoza, Schelling, per giungere infine a Martin Heidegger. Senza voler esaurire il vasto campo di questa tradizione, i saggi qui raccolti sono volti a valutarne gli aspetti più significativi, sia sul piano storico, sia sul piano più strettamente teoretico.
€ 26,00
Essere e persona. Verso una fondazione fenomenologica di una metafisica classica e personalista
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1989 | pagine: 624
Anno: 1989
J. Seifert (1945) è fondatore e direttore della «Internationale Akademie fur Philosophie» nel Principato del Liechtenstein. In questo libro (che è il suo più ampio e sistematico, composto su invito del «Centro di Ricerche di Metafisica») egli propone ai lettori tre tesi fondamentali che vorrebbero introdurre ad una nuova fase del dramma della filosofia occidentale. Per la prima di esse il metodo fenomenologico deve essere ripensato e rifondato in modo radicale per poter diventare metodo della metafisica. Il «principio dei principi» della fenomenologia secondo Husserl, il ritorno alle cose stesse, il rivolgersi verso ogni dato diretto o indiretto (purché accessibile alla conoscenza speculativa) viene liberato, nella prima parte di questo lavoro, dalla idea (husserliana) di epoché. Tale idea, oltre ad essere solo parzialmente accettabile dal punto di vista metodologico, esclude la metafisica, poiché non può tenere conto né dell'esistenza reale né di strutture essenziali oggettive e necessarie della realtà. Un ripensamento fenomenologico del cogito agostiniano-cartesiano, che unisce il pensiero dell'esistenza con l'intuizione essenziale e contiene in sé già il nocciolo di una metafisica personalistica, cerca dunque di superare criticamente sia la teoria della conoscenza idealistica che quella empirico-positivistica ed anche la fenomenologia dell'ultimo Husserl, per aprire in tal modo la strada ad un accesso fenomenologico verso una comprensiva metafisica classica. Una seconda intenzione fondamentale del presente lavoro è quella di offrire una nuova e penetrante riflessione fenomenologica sulla questione dell'essere in senso proprio e dell'essere per eccellenza. Queste ricerche, che costituiscono la seconda parte e culminano nella terza, cercano di superare, da un punto di vista puramente filosofico, i limiti della impostazione aristotelica, che hanno continuato a dominare la metafisica fino al presente, impedendole di riconoscere la persona come l'autenticamente essente, anzi come l'essere stesso. Di conseguenza, concetti di sostanza e di forma non personale hanno continuato a svolgere una funzione paradigmatica per la metafisica, e quindi anche per l'etica e per la filosofia sociale e politica. La tesi che la persona deve venire riconosciuta - anche indipendentemente dalla religione cristiana - come l'autenticamente essente e come transentelechia viene, di conseguenza, ampiamente dimostrata. L'ontologia della persona rimarrebbe però al livello di una pura antropologia filosofica e non raggiungerebbe il piano della metafisica in senso proprio, senza un superamento della filosofia analitica contemporanea e del pensiero di Sartre e di Heidegger, con la loro identificazione di essere e tempo, essere ed immanenza storica, essere e nulla. A questo fine l'autore dedica le sue ricerche sugli attributi universali dell'essere e soprattutto sulle perfezioni pure, cioè su quelle proprietà il cui possesso è sempre in senso. assoluto preferibile al loro non?possesso. Egli prova, inoltre, che la persona (nella sua autoattualizzazione libera, nella sua realizzazione etica, trascendente e comunitaria) è una categoria metafisica (e non solo antropologica) ed una perfezione pura. Non meno decisiva per la realizzazione di questa terza finalità del lavoro è la fenomenologia della temporalità e della eternità, della contingenza e dell'imperfezione nella quarta parte e la rifondazione della metafisica classica e medievale per mezzo di una filosofia del tempo orientata alle cose stesse, che conduce al di là del tempo verso l'eterno. La nullità dell'essere temporale viene riconosciuta insieme con Heidegger, tuttavia al tempo stesso viene rifiutata l'identificazione dell'essere con 1'essere temporale. Al contrario si mostra l'esistenza di un essere personale eterno che unifica tutte le perfezioni pure, che è «I'essere stesso» necessario, «I'ente (personale) stesso» e pertanto anche l'unico compiuto «essere autentico». Infine nella quinta parte - partendo, sulle orme di Cartesio e di Agostino, dalla certezza indubitabile del cogito - si rifonda la prova ontologica anselmiana della esistenza di Dio e la si rivaluta come culmine della metafisica, ed in particolare di una metafisica personalistica e di una fenomenologia della essenza divina necessaria ed ininventabile, difendendola contro le obiezioni di Kant e di Brentano.
€ 38,00
Simbolo e conoscenza
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1989 | pagine: 380
Anno: 1989
I saggi raccolti in questo volume nascono da una lunga ricerca seminariale sul tema della coscienza simbolica, un tema che senza dubbio può essere annoverato fra gli aspetti più rilevanti della riflessione contemporanea. Ripreso in modo decisivo già nell'opera di Baumgarten e in quella di Kant, sottoposto poi ad un'analisi sistematica con la Filosofia delle forme simboliche di Cassirer, il tema della simbolicità torna oggi ad essere un punto centrale nella riflessione sulle strutture trascendentali della coscienza e nei nuovi percorsi del pensiero epistemologico. Lo stesso rinnovamento della ricerca metafisica ed una più approfondita istituzione del metodo ermeneutico cercano una linea di fondazione anche nell'area della coscienza simbolica: ci si volge così a quella complessità espressiva, che, nell'immediatezza di un primo significato, lascia intravedere un'ulteriorità di senso e di significati, in sé mai del tutto guadagnabili. Gli studi che ora pubblichiamo riflettono, sotto diversi profili, questi tipi di interesse. Si doveva prima di tutto tener conto che, per il suo carattere trascendentale, l'espressione simbolica trova i suoi modi d'essere nella molteplice diversità della vita coscienziale. Nella prima parte del volume, «Spazi e percorsi», vengono cosi individuate tre aree fondamentali di ricerca fra le più rilevanti per la nostra tematica: quella dell'ermeneutica biblica, quella dell'epistemologia postempirista e infine quella della psicanalisi «postfreudiana». Sullo sfondo di questa ricognizione ad ampio respiro, vanno poi considerati i saggi della seconda parte del volume, indicata col titolo adorniano «Cifre della riconciliazione»: ricerca che dunque, senza voler essere esaustiva, si è piuttosto piegata alle voci fra le più emblematiche del mondo contemporaneo, diverse e talora molto distanti l'una dall'altra ma tutte segnate dal riscontro di una dilacerazione dialettica. Si voleva cogliere cosi, da lati diversi, tutta la complessità della coscienza simbolica, che, mentre riunisce, pur avverte l'enigma del proprio rinvio: coscienza di un'insondabile profondità che si dà più nella forma dell'assenza e meno in quella del sicuro possesso, più nella forma della nostalgia o dell'attesa e meno in quella della compiuta riconciliazione. Le voci che in tal senso sono sembrate di maggior rilievo sono quelle di Jung, di Adorno, di Benjamin, di Heidegger. Ma si è voluto riflettere, al di fuori di ogni cronologia empirica, anche sul pensiero di Vico: una forte analogia doveva infatti ricondurre alle sorgenti stesse della nostra tradizione filosofica. La riflessione contemporanea sul simbolico può considerarsi, nel suo insieme, come una forte reazione all'intellettualismo di marca illuministica: si pensi in particolare alla grande lezione di Adorno e di Horkheimer. Ma in tal senso, e in tutta la sua ampiezza, può essere riletta l'opera del Vico: la teoria vichiana della «mente ingegnosa» costituisce - com'è noto - una presa di posizione sia a riguardo dell'intellettualismo scettico dei libertini, sia a riguardo di quello cartesiano. E proprio dalla critica del Vico ci ritorna inquietante una domanda decisiva: cosa può significare che, per risorgere dalla «barbarie della riflessione», occorre rivolgersi ancora all'invenzione dell'ingegno simbolico?
€ 35,00

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