Tutti i libri di di Vita e Pensiero (167)

Libri

Plotino e la fondazione dell'umanesimo interiore
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 124
Anno: 1993
L’indipendenza dell’uomo interiore che, incapace di cambiare il corso degli eventi, può tuttavia porsi al di sopra della sorte, obbedendo alla ragione che è la voce di Dio in lui, è stata insegnata in quella “scuola dell’anima” che Plotino aveva aperto a Roma mentre imperversava la crisi dell’Impero nella metà del III secolo. Il maestro neoplatonico sarà ritrovato alle origini dell’umanesimo moderno – specialmente dopo la traduzione latina delle Enneadi ad opera di Marsilio Ficino cinque secoli fa, a Firenze nel 1492 – ed eserciterà sopra di esso una costante influenza attraverso l’idea semplice e profonda che la contemplazione è ciò che dà consistenza, finalità e forma duratura al fare dell’uomo. Quanto più intensa è la vita interiore dell’uomo, tanti più pieni ed autenticamente civili sono gli effetti operati dalla sua presenza nel mondo. Tale è, in definitiva, la lezione più attuale del neoplatonismo anche per l’uomo dell’epoca della tecnica, del quale da almeno due secoli, dal tempo di Goethe al nostro, i filosofi-educatori della humanitas hanno denunciato la “coscienza infelice” della separazione di sé da sé, l’incapacità di unificare il senso della vita nell’eros del Divino. È quanto la tesi di base di questo libro di Pietro Prini, che ha avuto molto successo e che pubblichiamo in questa collana nella sua edizione definitiva.
€ 13,00
Arte in mostra
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 256
Anno: 1993
L'autore offre con quest'opera la testimonianza viva del suo impegno di studioso, di conservatore e di promotore dell'arte ant
€ 24,00
Israele, radice santa
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 124
Anno: 1993
Uno degli aspetti meno noti del magistero del cardinal Martini. La conoscenza della fede ebraica e dell’amore per il senso della vita e dei valori che il popolo ebraico porta con sé. L'ebraismo come radice santa del cristianesimo.
€ 10,00
San Bernardo e l'Italia. Atti del Convegno di studi, Milano 24-26 maggio 1990
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 408
Anno: 1993
Edizione in brossura di "San Bernardo e l'Italia. Atti del Convegno di studi, Milano 24-26 maggio 1990"
€ 31,00
Ideologia e retorica negli 'exordia' apologetici. Il problema dell' 'altro' (II-III secolo)
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 264
Anno: 1993
Il volume prende in esame gli inizi delle apologie cristiane greche e latine, analizzando quali strategie retoriche e quali opzioni teologiche siano poste in essere dai vari autori per dare risposta al problema del confronto con l'altro. Viene così ad essere rivisitata la stessa categoria dell'apologetica, nell'aspetto sia contenutistico che formale, e ne viene individuato un punto di svolta fondamentale nell'opera di Clemente Alessandrino e di Origene.
€ 20,00
Tradizione apostolica e coscienza cittadina a Milano nel medioevo. La leggenda di san Barnaba
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 720
Anno: 1993
Edizione in brossura di "Tradizione apostolica e coscienza cittadina a Milano nel medioevo".
€ 52,16
Dialettica e filosofia in Plotino
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 120
Anno: 1993
La concezione plotiniana della dialettica ha trovato scarsa attenzione tanto nella storia degli studi sul neoplatonismo quanto sulla dialettica. In parte questo è dovuto al peso del giudizio pronunciato da Hegel e in particolare alla sua attribuzione a Proclo, piuttosto che a Plotino, di un modo di pensare dialettico. Ma vale forse la pena di rivedere radicalmente questa situazione, al di là di qualsiasi interesse puramente “archeologico”, per riaffermare la complessità e vitalità dei motivi operanti nella dialettica plotiniana e nei suoi rapporti con la filosofia. In altri termini, non si tratta soltanto di ricordare la ricchezza di motivi platonici, aristotelici e stoici utilizzati da Plotino nella sua sintesi, ma di mettere in luce la funzione determinante della dialettica all’interno della filosofia non come non come un semplice strumento e tanto meno come una semplice propedeutica. A tale scopo va sottolineata la centralità della lettura plotiniana dei cinque generi del Sofista in senso genetico e dinamico, ontologico e poetico, per delineare il carattere orizzontale e verticale al tempo stesso del processo dialettico nella tensione produttiva e reciproca tra l’intelletto e gli intelligibili. Un rapporto estremamente complesso di unità e diversità, di intenzionalità e di limitazione che, per un verso, dà conto del carattere necessariamente discorsivo del sapere, ma, per l’altro, spinge continuamente la dialettica ad autodissolversi e ad estinguersi per attingere il sapere nella sua forma più alta. Un rapporto all’interno del quale non mancano certo motivi di contrasto per cui, se venisse a prevalere l’aspetto dinamico o discorsivo, la dialettica verrebbe ad essere intesa come una sorta di conquista progressiva e quantitativa e, dunque, di descrizione esaustiva degli intelligibili o perfino come una loro sistemazione gerarchica. In tal modo andrebbe perduto però l’aspetto, per Plotino non meno essenziale, per cui la completezza e funzione della dialettica va intesa in senso qualitativo come continua distruzione critica di ogni indebito isolamento degli intelligibili tra di loro e rispetto all’intelletto e come riconoscimento dell’unitotalità organica dell’intelligibile e del sapere; una funzione, secondo Plotino, mirabilmente esemplificata e realizzata dalla scienza dove ogni momento o teorema, proprio nella sua singolarità e specificità, ne contiene e dimostra la totalità. Tensione interna di motivi, a sua volta, difficilmente comprensibile, se si prescinde dal carattere non soltanto logico, ma eticocatartico della dialettica, per cui non le tocca unitamente il compito di spiegare e delimitare l’ambito della logica nel senso formale e strumentale del termine, ma, come autentica filosofia, di impedire continuamente all’anima di adagiarsi in forme di sapere che non siano una elevazione al bene supremo che non siano una elevazione al bene supremo e un distacco dai lacci della sensibilità e discorsività. Forse proprio in questa poliedricità e pluralità di funzioni, o, se si vuole, proprio in questa interna contraddittorietà per cui la dialettica tanto più si realizza quanto più continua ad estinguersi eppure a risorgere come momento normativo della filosofia si trova la vitalità della concezione plotiniana della dialettica. Una vitalità misconosciuta dalle concezioni successive che hanno identificato la dialettica con uno solo dei suoi aspetti o per ridurla a qualcosa di puramente strumentale e settoriale rispetto alla filosofia, o per esaltarne la funzione speculativa in un senso però sistematico quale ricognizione esaustiva di quella “piana della verità” in cui, secondo Plotino invece, la dialettica vive in incessante quiete e movimento.
€ 13,00
Studi di filosofia trascendentale
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 348
Anno: 1993
Il tema dell'identità e della differenza, che è fra i più sollecitanti del pensiero contemporaneo e che per molti aspetti costituisce un ritorno sull'antico problema dell'analogia, è stato già affrontato in altri volumi di questa collana (La differenza e l'origine, 1987 e L'Uno e i molti, 1990). Viene ora ripreso in questo volume, con la raccolta dei contributi discussi all'interno di un seminario promosso dal Dipartimento di Filosofia e dal Centro di Metafisica dell'Università Cattolica. Il problema dell'analogia viene così nuovamente considerato, ma con un diverso e forse più decisivo affondo teoretico, all'incrocio dell'antico e del moderno: si trattava infatti di cogliere nell'analogia la chiave di lettura dell'essere, ma per questo si doveva risalire alle costituzioni stesse della conoscenza e dunque al piano delle strutture trascendentali. I contributi offerti in questo volume hanno un carattere tanto storico, quanto teoretico. Una analisi storica, ma anche teoreticamente orientata, è così quella dedicata da V. Melchiorre a Joseph Maréchal, che, com'è noto, nella prima metà del secolo avviò, a Lovanio, un serrato confronto fra trascendentalismo scolastico e trascendentalismo kantiano. Sugli sviluppi della ricerca lovaniense si interrogano poi G. B. Sala, M. Marassi, P. Volonté con tre ampi saggi dedicati rispettivamente all'opera di Bernard Lonergan, di Johannes B. Lotz e di Max Muller, che a titolo diverso possono considerarsi autorevoli rappresentanti della cosiddetta Maréchal-Schule. Da diversi lati viene così rivisitato un importante capitolo del pensiero contemporaneo: siamo appunto al confronto della nozione classica del trascendentale con quella avanzata da Kant. Ed è, al riguardo, pure significativo il confronto di Lotz e soprattutto di Muller con Heidegger. In un'altra direzione, ma sempre all'interno dell'orizzonte trascendentale, vanno i saggi dedicati da J.-F. Courtine a Husserl e da D. Verducci a Max Scheler: nel primo caso l'analogia ritorna come chiave di lettura per l'orizzonte dell'intersoggettività; nel secondo caso viene riletta nel quadro di una possibile metafisica fenomenologica. Dai due lati è ancora in questione la struttura trascendentale della coscienza. Gli altri contributi hanno un andamento più strettamente teoretico e riportano il tema dell'analogia nella prospettiva memoriale della finitezza (U. Perone), nella tensione categoriale del sublime (B. Minozzi) e, infine, nello spazio religioso dell'ispirazione (E. Salmann). Tre diversi sondaggi, che di nuovo mirano alle strutture più profonde della vita coscienziale e che, in tal senso, costituiscono un coronamento emblematico di questa ricerca sull'analogia.
€ 28,00
Esperienza trascendentale
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 460
Anno: 1993
Johannes B. Lotz (1903-1992) va ricordato come maestro insigne presso la Hochschule für Philosophie di Monaco e la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1921, frequentò lo scolasticato di Valkenburg, studiò filosofia a Roma, teologia a Innsbruck e continuò per quattro semestri i suoi studi filosofici a Freiburg i.Br., dove conseguì il dottorato in filosofia. Si formò studiando Rousselot, Maréchal, Kant e Hegel, alla scuola di Jungmann, Heidegger e Honecker, Wolf e Funk, Brocker e Sporl, ma riconobbe come maestro soltanto Tommaso d'Aquino. Fra le sue opere più importanti ricordiamo: Das Urteil und das Sein (1957), Metaphysica operationis humanae (1958), Ontologia (1963), Sein und Existenz (1965), Der Mensch im Sein (1967), Die Identitat von Geist und Sein (1972), Martin Heidegger und Thomas von Aquin (1975), Mensch-Sein-Mensch (1982), Asthetik aus der ontologischen Differenz (1984), Die Grundbestimmungen des Seins (1988). Con questo libro, che si situa fra le opere più mature della sua lunga ricerca, Lotz si volge a chiarire la problematica dell'esperienza e dei suoi livelli di realizzazione. In tal senso l'esperienza ontica è distinta dall'esperienza trascendentale, con i suoi gradi (eidetica, ontologica, metafisica, religiosa), i quali si ottengono con un processo d'interiorizzazione. Lotz svolge così un'analisi che dalla determinazione procede verso l'integralità, esplicitando quali siano le condizioni di possibilità di ogni esperienza, rinvenute nella conoscenza (trascendentale kantiano) e giungendo fino alla suprema condizione ontologica (trascendentale scolastico). In tal modo l'esperienza filosofica, nella sua interezza, e quella religiosa, che culmina nella meditazione e nell'amore del Tu assoluto, non sono contrapposte: piuttosto l'esperienza religiosa viene indicata come il livello ultimo e supremo dell'esperienza umana. Per la ricchezza dei riferimenti, Esperienza trascendentale costituisce un classico e rappresenta felicemente l'intero percorso teoretico della scuola filosofica iniziata da Maréchal.
€ 39,25
Stampa, libri e letture a Milano nell'età di Carlo Borromeo
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1992 | pagine: 336
Anno: 1992
Quale importanza e quale valore hanno il libro e la politica editoriale nella strategia pastorale di Carlo Borromeo? Qual era nella seconda metà del Cinquecento la circolazione del libro religioso a Milano e in particolare dei testi di teologia e di spiritualità che costituivano il supporto della formazione del clero e della pratica pastorale, della predicazione, dell'insegnamento morale? E quanto la diffusione di una certa letteratura religiosa fra il clero secolare, nei monasteri, nell'ambito delle confraternite e più in generale fra i laici, è stata effettivamente recepita e ha inciso sulle coscienze e sui comportamenti, contribuendo ad una formazione aderente insieme allo spirito della riforma cattolica e al disciplinamento imposto dai canoni e dalle tendenze controriformistiche? Su questi problemi - e su temi ad essi connessi: la disciplina sulla stampa, le iniziative editoriali della Curia milanese, la legislazione conciliare e sinodale sugli studi e le letture del clero, le biblioteche dei monasteri e delle confraternite, la produzione e la circolazione del libro religioso - si sono appuntate le indagini raccolte in questo volume, aperto da un saggio postumo di Enrico Cattaneo e frutto della collaborazione di più autori: Riccardo Bottoni, Claudia di Filippo Bareggi, Kevin Stevens, Danilo Zardin. Le ricerche originali presentano un quadro inedito della cultura e della società milanese del tardo Cinquecento, allorché si contrae la produzione di letteratura di svago e cresce l'editoria religiosa, moderno strumento di comunicazione, espressione di un nuovo modello di cultura, frutto di scelte e di indirizzi editoriali ben precisi. Il volume dialoga con la più significativa produzione europea sulla storia del libro e costituisce una anticipazione di una più specifica ricerca sulla cultura del clero milanese nel secondo Cinquecento.
€ 24,00
parte seconda Lezioni di statistica. Parte II. Strutture dei dati in due o più dimensioni. La connessione
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1992 | pagine: 376
Anno: 1992
Il volume si pone in naturale successione a quello di B
€ 21,00
Platone e la scrittura della filosofia. Analisi di struttura dei dialoghi della giovinezza e della maturità alla luce di un nuovo paradigma ermeneutico
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1992 | pagine: 588
Anno: 1992
Thomas Alexander Szlezak (1940) professore di filosofia classica nell’Università di Tubinga – già ben noto per la sua edizione (con traduzione e commentario) dei due scritti sulla dottrina delle categorie giuntici sotto il falso nome del pitagorico Archita di Taranto (1972) e per il suo libro su Plotino (1979) – con questo suo Platone (1985) presenta il contributo forse più significativo e importante venuto dalla Germania, dopo quelli pubblicati da Kramer e da Gaiser. Szlezak prende le mosse proprio da quello che era stato il punto di partenza di Schleiermacher, che ha inaugurato il paradigma ermeneutico che ha dominato per intero l’età moderna, vale a dire il finale del Fedro con il giudizio che Platone da della scrittura, e reinterpreta i dialoghi platonici fino alla Repubblica, proprio basandosolo su di essi. Ma, proprio lavorando in questo modo, mediante rigorose, coerenti e consistenti analisi di struttura, egli capovolge il paradigma schleiermacheriano e guadagna in una maniera assai cospicua il nuovo paradigma ermeneutico, che da molte parti e per varie ragioni sta imponendosi come paradigma alternativo a quello che è stato fino a pochi anni fa predominante. L’analisi di stuttura dei dialoghi platonici dimostra che essi non sono concepiti come opere autarchiche, ma che rimandano sempre a qualcosa di ulteriore: non solo una parte di dialogo rimanda all’altra, e un dialogo, per certe sue parti o anche nel suo complesso, rimanda ad un altro, ma tutti i dialoghi rimandano, superando i loro stessi confini, alla filosofia orale di Platone. Come diceva Schleiermacher, la forma del dialogo è davvero essenziale per il suo contenuto; ma proprio questa sintesi di forma e di contenuto del dialogo platonico rimanda, strutturalmente, sempre al di là del dialogo. Szlezak dimostra, in modo penetrante e convincente, come e perché i dialoghi non contengano tutto Platone e come e perché essi presuppongano da «la strada più lunga» dell’oralità. Ma egli dimostra altresi come Platone abbia potuto definire come insufficente ciò che è stato da lui affidato alla scrittura, proprio e solo sulla base delle concezioni da lui guadagnate appunto per quella «strada più lunga» dell’oralità.
€ 41,00

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