Tutti i libri di di Vita e Pensiero (177)

Libri

Stampa, libri e letture a Milano nell'età di Carlo Borromeo
Anno: 1992
Quale importanza e quale valore hanno il libro e la politica editoriale nella strategia pastorale di Carlo Borromeo? Qual era nella seconda metà del Cinquecento la circolazione del libro religioso a Milano e in particolare dei testi di teologia e di spiritualità che costituivano il supporto della formazione del clero e della pratica pastorale, della predicazione, dell'insegnamento morale? E quanto la diffusione di una certa letteratura religiosa fra il clero secolare, nei monasteri, nell'ambito delle confraternite e più in generale fra i laici, è stata effettivamente recepita e ha inciso sulle coscienze e sui comportamenti, contribuendo ad una formazione aderente insieme allo spirito della riforma cattolica e al disciplinamento imposto dai canoni e dalle tendenze controriformistiche? Su questi problemi - e su temi ad essi connessi: la disciplina sulla stampa, le iniziative editoriali della Curia milanese, la legislazione conciliare e sinodale sugli studi e le letture del clero, le biblioteche dei monasteri e delle confraternite, la produzione e la circolazione del libro religioso - si sono appuntate le indagini raccolte in questo volume, aperto da un saggio postumo di Enrico Cattaneo e frutto della collaborazione di più autori: Riccardo Bottoni, Claudia di Filippo Bareggi, Kevin Stevens, Danilo Zardin. Le ricerche originali presentano un quadro inedito della cultura e della società milanese del tardo Cinquecento, allorché si contrae la produzione di letteratura di svago e cresce l'editoria religiosa, moderno strumento di comunicazione, espressione di un nuovo modello di cultura, frutto di scelte e di indirizzi editoriali ben precisi. Il volume dialoga con la più significativa produzione europea sulla storia del libro e costituisce una anticipazione di una più specifica ricerca sulla cultura del clero milanese nel secondo Cinquecento.
€ 24,00
Platone e la scrittura della filosofia. Analisi di struttura dei dialoghi della giovinezza e della maturità alla luce di un nuovo paradigma ermeneutico
Anno: 1992
Thomas Alexander Szlezak (1940) professore di filosofia classica nell’Università di Tubinga – già ben noto per la sua edizione (con traduzione e commentario) dei due scritti sulla dottrina delle categorie giuntici sotto il falso nome del pitagorico Archita di Taranto (1972) e per il suo libro su Plotino (1979) – con questo suo Platone (1985) presenta il contributo forse più significativo e importante venuto dalla Germania, dopo quelli pubblicati da Kramer e da Gaiser. Szlezak prende le mosse proprio da quello che era stato il punto di partenza di Schleiermacher, che ha inaugurato il paradigma ermeneutico che ha dominato per intero l’età moderna, vale a dire il finale del Fedro con il giudizio che Platone da della scrittura, e reinterpreta i dialoghi platonici fino alla Repubblica, proprio basandosolo su di essi. Ma, proprio lavorando in questo modo, mediante rigorose, coerenti e consistenti analisi di struttura, egli capovolge il paradigma schleiermacheriano e guadagna in una maniera assai cospicua il nuovo paradigma ermeneutico, che da molte parti e per varie ragioni sta imponendosi come paradigma alternativo a quello che è stato fino a pochi anni fa predominante. L’analisi di stuttura dei dialoghi platonici dimostra che essi non sono concepiti come opere autarchiche, ma che rimandano sempre a qualcosa di ulteriore: non solo una parte di dialogo rimanda all’altra, e un dialogo, per certe sue parti o anche nel suo complesso, rimanda ad un altro, ma tutti i dialoghi rimandano, superando i loro stessi confini, alla filosofia orale di Platone. Come diceva Schleiermacher, la forma del dialogo è davvero essenziale per il suo contenuto; ma proprio questa sintesi di forma e di contenuto del dialogo platonico rimanda, strutturalmente, sempre al di là del dialogo. Szlezak dimostra, in modo penetrante e convincente, come e perché i dialoghi non contengano tutto Platone e come e perché essi presuppongano da «la strada più lunga» dell’oralità. Ma egli dimostra altresi come Platone abbia potuto definire come insufficente ciò che è stato da lui affidato alla scrittura, proprio e solo sulla base delle concezioni da lui guadagnate appunto per quella «strada più lunga» dell’oralità.
€ 41,00
Pensare l'Uno. Studi sulla filosofia neoplatonica e sulla storia dei suoi influssi
Anno: 1992
Werner Beierwaltes (1931) è, a livello internazionale, uno dei maggiori conoscitori ed interpreti del Platonismo e del Neoplatonismo, e in particolare della storia degli influssi che hanno avuto nel mondo antico, nel Medioevo, nel rinascimento e nell’età moderna e in quella contemporanea. Le sue opere maggiori sono state tradotte in Italiano soprattutto dal “Centro di ricerche si Metafisica” dell’Università Cattolica. Nel 1988 è stato tradotto e pubblicato Proclo, con introduzione di G.Reale (l’opera ha avuto subito un notevole successo e nel 1990 è stata pubblicata una seconda edizione). Nel 1989 è stato tradotto e pubblicato Identità e Differenza, con introduzione di A. Bausola nella collana parallela a questa. Pensare l’Uno, che ora presentiamo, è l’opera più ricca, più densa e più impegnata di Beierwaltes. Egli cerca di spiegare come il Neoplatonismo, su fondamenti platonici, abbia sviluppato tipi di concetto di unità, che, direttamente o indirettamente, sono stati determinati nella storia della teologia cristiana fino al Rinascimento, e altresi nella metafisica moderna. Beierwaltes è convinto dell’attualità del modo di pensare neoplatonico. Egli non si propone, però, di presentare e imporre quel modo di pensare, ma cerca piuttosto di dimostrare a fondo come, nonostante le differenze, esistano alcuni punti di contatto essenziali con il Neoplatonismo in tutti i momenti della storia della metafisica occidentale. Il Neoplatonismo, di conseguenza, si impone per chiunque pensi filosoficamente come punto di riferimento irrinunciabile. Quest’opera appare, oggi, come la più significativa e stimolante in tale settore.
€ 29,00
Visibilia
Anno: 1992
Il titolo, Visibilia, richiama alla mente il caleidoscopico significato che va attribuito alla narrazione per immagini: si può fotografare tutto, purché liberamente, evitando che ristrette regole di tecnica e di intenti trattengano, senza lasciarla emergere, la natura del soggetto rappresentato.
€ 82,00
L' ordine dell'interazione. La sociologia di Erving Goffman
Anno: 1992
Erving Goffman, sociologo di grande prestigio nella madre patria (nel 1982, anno della sua morte, era Presidente delI'American
€ 17,00
Interpretazione dei libri M-N della "Metafisica" di Aristotele. La filosofia della matematica in Platone e Aristotele
Anno: 1992
L’opera che qui presentiamo costituisce il contributo più significativo e più stimolante per quanto concerne l’interpretazione dei libri M-N della Metafisica di Aristotele, che – com’è noto – sono i più difficili da intendere. E non si tratta di uno di quei libri che si rifugiano nell’erudizione e nelle raffinatezze che il filologismo conosce, ma che troppo spesso lasciano insoddisfatto il lettore, il quale tende soprattutto a capire il pensiero del filosofo che legge.
€ 19,00
La metafisica della storia in Platone
Anno: 1992
L’opera che presentiamo è stata composta da Gaiser, su richiesta del “Centro di ricerche di metafisica”, utilizzando la seconda parte del suo scritto più famoso Platons ungeschriebene Lehre, per intero ristrutturata, con modificazioni, aggiunte e complementi di vario genere, e con una raccolta in appendice dei testi essenziali di Platone su queste tematiche, in edizione bilingue. Già Werner Jaeger aveva scritto che, per quanto possa sembrare paradossale, il problema della storia in Platone è veramente essenziale. Jaeger ha ben capito il problema, ma non ha saputo affrontarlo e risolverlo. Questo libro di Gaiser è appunto la soluzione di quel problema, la prima proposta a livello internazionale, presentata in modo sistematico e globale. Gaiser, nell’interpretare tutti i passi di Platone su questa tematica, si fonda sulla dottrina platonica dei Principi Uno -Diade, Unità-Molteplicità, nonché sulla struttura bipolare e sul nesso particolare che lega i medesimi, e fa vedere come, proprio in base al rapporto dinamico e dialettico di tali Principi (che sono, poi, i Principi del Bene e del Male), Platone spieghi tutta la storia del cosmo, della Polis e del singolo uomo, nella sua genesi e nel suo sviluppo, con una coerenza e con una compattezza veramente notevoli. Platone emerge, in tal modo, come colui che, per primo nell’ambito del pensiero occidentale, ha interpretato la storia nei suoi aspetti di fondo in modo ancora oggi assai interessante e stimolante.
€ 20,66
Del Sublime
Anno: 1992
È la prima edizione (a cura di C. M. Mazzucchi) della più celebre opera di critica letteraria dell'Antichità che si basi su una collazione integrale di tutti i manoscritti conosciuti, esame che ha fra l'altro permesso di stabilire i due filoni testuali della ricca tradizione cinquecentesca. I capitoli dell'lntroduzione e l'ampio commentario, che si fonda su un approfondito esame parallelo della trattatistica retorica grecoromana e si affianca a quello oxoniense di D.A. Russell (1964), mirano a collocare l'opera nel suo specifico contesto culturale, databile con grande verosimiglianza alla piena età augustea. La traduzione si sforza di riprodurre lo stile dell'originale nelle sue varie gradazioni. Gli ampi e dettagliati indici facilitano una fruttuosa consultazione del volume.
€ 20,66
Sulle orme dell'antico. La tragedia greca e la scena contemporanea
Anno: 1991
La scena teatrale ha sempre svolto un ruolo fondamentale nell'elaborazione collettiva della coscienza tragica. Se è vero che oggi gli artisti di teatro più profondi e originali che danno voce al sentimento tragico non sembrano per lo più muoversi sulla falsariga della tragedia, è vero peraltro che questo genere ereditato dalla tradizione è vischioso e che il modello antico non cessa di affascinare la creazione moderna. Possono quell'antropologia e quella drammaturgia antica mettere in gioco ancora le nostre domande sul tragico? Che cosa di fatto avviene quando il mito o il testo della tragedia antica entra in collisione con filosofie, ideologie, convenzioni, istanze comunicative attuali? Come dialoga il modello con la contemporaneità? Sono questi gli interrogativi sottesi ai saggi che qui presentiamo, articolati in due parti. La prima, affidata a studiosi del mondo greco, riflette sul funzionamento di un congegno capace di portare a galla un vissuto angoscioso, ma anche di controllarlo, ed evidenzia i segni della crisi già tuttavia presenti in una macchina rassicurante. Non è facile, infatti, raggiungere e mantenere stabilmente un equilibrio nell'elaborazione del tragico; I'intuizione della “fralezza del destino umano” si riaffaccia continuamente sul disincantato e sulla paura. Nella spinta a trasformarsi, interna alla tragedia fin dalla sua origine, sta forse la base di una duttilità a modellarsi su contenuti sempre nuovi che provoca e alimenta l'inchiesta della modernità. I saggi della seconda parte analizzano alcuni momenti della scena degli ultimi decenni in cui la tragedia antica si plasma sui temi ideologici del nostro tempo e si offre come paradigma ideale per progetti di rinnovamento del teatro volti a ritrovare, in un confronto con le radici, i connotati della comunicazione teatrale che il tempo ha depotenziato o smarrito. Quel che interessa indagare, dunque, sullo stimolo della tragedia antica che attraversa il moderno, è, insieme, una filosofia dell'esistenza e una filosofia della scena.
€ 18,59
Dal Monastero di S.Ambrogio all'Università Cattolica
Anno: 1991
€ 66,00
Il senso delle aporie nei dialoghi di Platone. Esercizi di avviamento al pensiero filosofico
Anno: 1991
Michael Erler 1953 con questo libro si impone in primo piano fra i giovani studiosi tedeschi nell'ambito del nuovo paradigma ermeneutico nell'interpretazione di Platone. Egli esamina a fondo i dialoghi aporetici (in particolare Lachete, Ippia minore, Eutifrone, Carmide, Eutidemo), e li reinterpreta in funzione dei peculiari nessi fra scrittura e oralità, che per la comprensione dei dialoghi di Platone risultano essere determinanti: non solo per la comprensione di quelli scritti nella maturità e nella vecchiaia, ma anche per quelli scritti nella giovinezza, che sono tipicamente aporetici. Erler, come tutti coloro che si muovono nell'ambito del nuovo paradigma ermeneutico, parte della critica della scrittura che Platone presenta nelle pagine finali del Fedro. ma vi apporta cospicue novità, facendo vedere, in maniera dettagliata, quale fosse lo sfondo storico-culturale che rende particolarmente comprensiva e significativa quella critica. All'epoca di Platone il libro si stava staccando dal suo autore; si imponeva come strumento anche indipendentemente dall'oralità e dal maestro; stava nascendo il lettore solitario. La critica della scrittura e il modo con cui sono impostati e concepiti gli stessi scritti di Platone, intendono essere appunto una precisa presa di posizione per frenare e correggere queste tendenze. Lo scritto, secondo Platone, non sostituisce l'oralità, ma ha sempre bisogno di essa. gli stessi dialoghi teoretici, riletti in questa ottica, si rivelano essere più ricchi e più costruttivi.
€ 32,00

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