Addio a John W. O'Malley

Addio a John W. O'Malley

12.09.2022
Che cosa è successo nel Vaticano II
Che cosa è successo nel Vaticano II
autori: John W. O'Malley
formato: Libro
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L'11 settembre si è spento John W. O'Malley, gesuita, storico della Chiesa, un dottorato in Storia ad Harvard e una cattedra presso la Georgetown University di Washington. Tra i curatori dell’opera erasmiana, è stato autore di numerosi e pluripremiati saggi storici. Come ha scritto Marco Rizzi sul "Corriere della Sera": «scompare uno dei massimi storici della cultura religiosa d’epoca moderna», che ne ha rivoluzionato gli studi, concentrandosi sulla corte papale e la cultura rinascimentale ma connettenedo storia religiosa, storia culturale e storia dell’arte. O'Malley si è poi dedicato alla storia del suo ordine, da Loyola e Bergoglio, e ai Concili di epoca moderna. 

Tra i suoi molti libri, Vita e Pensiero ha tradotto in italiano: I primi gesuiti (1999), Quattro culture dell'Occidente (2007), il notissimo Che cosa è successo nel Vaticano II (2010), Trento. Il racconto del Concilio (2013), Gesuiti. Una storia da Ignazio a Bergoglio (2014), I gesuiti e il papa (2016), Vaticano I. Il Concilio e la genesi della Chiesa ultramontana (2019), Quando i vescovi si riuniscono. Un confronto tra i concili di Trento, Vaticano I e Vaticano II (2020). Il suo stile è stato da sempre caratterizzato da un rigoroso studio unito a ironia e grande capacità narrativa, qualità che rendono i suoi libri di gradevole lettura anche per i non specialisti. Gli abbiamo dedicato un ritratto qualche tempo fa, intitolato Le parole giuste della storia, che iniziava così: «Alla domanda “Qual è il tuo aforisma preferito?”, lo storico della Chiesa O’Malley cita Mark Twain "La differenza tra la parola giusta e la parola quasi giusta è la differenza tra il fulmine e la lucciola". E, in effetti, questa instancabile ricerca del mot just e questo altissimo rispetto del lettore è ritracciabile in tutti i suoi saggi, nella precisione storica e nella ricchezza narrativa con la quale sono stati costruiti».  

Dal libro dedicato al confronti dei concili, l'ultimo pubblicato in ordine di tempo, riportiamo qui un brano, un omaggio alla sua memoria e ai suoi studi. 

«Alcuni problemi, nella Chiesa come in altre istituzioni, non possono trovare una soluzione definitiva. Uno di essi è il rapporto fra tradizione e innovazione: è la sfida di conservare l’identità pur adattandosi a nuove situazioni, il problema di rimanere fedeli a se stessi senza cadere nell’irrilevanza. Per la Chiesa questa sfida è la conseguenza del suo essere un’istituzione storica, soggetta alle forze del processo storico. Un’istituzione del genere non può solcare il mare della storia senza esserne cambiata. Un altro problema è quello del rapporto fra centro e periferia, che per i concili è il rapporto fra i modi gerarchico e collegiale di governo della Chiesa. Ogni istituzione ha bisogno di una solida guida dal centro, una mano ferma al timone. Perché essa non perda vitalità, tuttavia, è necessario che l’autorità del centro sia bilanciata da una periferia legittimata ad agire sulla base della sua propria autorità. La perdita dell’equilibrio fra questi poli porta quasi inevitabilmente alla stagnazione da un lato e allo sbandamento dall’altro o, in casi estremi, alla dissoluzione.

Il confronto presentato in questo libro ha posto in rilievo il problema di valutare l’influenza dei concili. Ha suggerito come si debbano prendere in considerazione molti fattori e come essi siano generalmente intrecciati. Ha mostrato come una vera valutazione dipenda dal compito che il concilio s’è assunto. Tale compito, a sua volta, dipende da come la Chiesa intende se stessa e il suo ruolo nel mondo.
Dipende dall’implicita o esplicita autodefinizione del concilio, cioè da come esso intende quello che sta facendo. Gettando luce sul fenomeno concilio in quanto tale, il confronto qui proposto ha rivendicato la tradizione per cui i partecipanti chiave, tradizionali e determinanti ai concili sono i vescovi. Se questo non è mai stato messo in discussione, il confronto ha mostrato come il ruolo dei vescovi sia stato esplicato nei tre concili e come, nonostante tante pressioni, sia rimasto centrale e decisivo. Tale ruolo costituisce il primo e più fondamentale vincolo di continuità che lega i tre concili che abbiamo preso in esame. E il confronto tra loro ha dimostrato la validità della definizione: i concili sono incontri, principalmente di vescovi, riuniti in nome di Cristo per prendere decisioni vincolanti per la Chiesa. E ha messo in evidenza come, fra i vescovi, il vescovo di Roma abbia goduto senza alcun dubbio di un primato. 

È anche emerso quanto siano stati importanti altri partecipanti ai concili. Uno di essi, fisicamente presente o meno, è stato la curia pontificia. Dal XIII secolo, perché un concilio operasse credibilmente, sono stati indispensabili i teologi. Un ruolo di primo piano l’hanno svolto inoltre i laici, uomini e donne, anche se non fisicamente presenti nell’aula conciliare. Infine, a mettere i concili sulla loro strada è stato spesso l’Altro.

Si è visto come ogni concilio sia unico e abbia caratteristiche assenti negli altri. Da questo punto di vista nessuno s’è distinto con maggiore nettezza del Vaticano II. Le ripercussioni della sua unicità sono state molteplici. Della massima importanza è senza dubbio l’imperativo di applicare, nell’interpretarlo, una serie di strumenti ermeneutici diversi da quelli validi per i concili precedenti. Il primo di tali strumenti è l’attenzione alla forma letteraria adottata dal Concilio, in quanto è stata questa forma a determinare gli obiettivi che esso sperava di raggiungere. Una giusta attenzione alla forma permetterà di rispondere alle domande più fondamentali riguardanti il Concilio: che cosa vi è successo? Che cosa stava cercando di fare? Le risposte sono lì. Il Vaticano II non è stato un incontro legislativo-giudiziario con lo scopo primario di assicurare l’ordine pubblico nella Chiesa e tenerla al riparo da contaminazioni esterne. È stato invece un incontro per esplorare in profondità l’identità della Chiesa, ricordare e rendere operativi i suoi valori più profondi e proclamare al mondo la sua sublime visione per l’umanità. È stata questa, in ultima analisi, la ragion d’essere del Vaticano II. Questo è quanto esso ha cercato di fare. È dunque a partire da qui che si può capire che cosa successe al Vaticano II e distinguerlo da tutto ciò che lo precedette.»

Nel video trovate un'intervista realizzata in Università Cattolica in occasione dell'uscita del libro Gesuiti. Una storia da Ignazio a Bergoglio.

 
 

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