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Addio al filosofo Roger Scruton

13.01.2020
Sulla natura umana
Sulla natura umana
autori: Roger Scruton
formato: Ebook
prezzo:
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Il 12 gennaio 2020 si è spento sir Roger Scruton, uno dei più famosi filosofi contemporanei, scrittore e giornalista britannico. Si è occupato di temi politici e culturali, con particolare interesse per l’estetica, la musica, l’architettura. È stato professore al Birkbeck College di Londra, all’Università di Boston, professore al Dipartimento di Filosofia dell’Università di St Andrews, Visiting Scholar all’American Enterprise Institute e Senior Research Fellow a Blackfriars Hall (Università di Oxford). Membro della British Academy e della Royal Society of Literature, nell'ultimo periodo ha insegnato Filosofia all’Università di Buckingham. Il suo lungo curriculum è visibile sul suo sito ufficiale.

Tra i suoi molti libri, Vita e Pensiero ha pubblicato in italiano: L’Occidente e gli altri. La globalizzazione e la minaccia terroristica (2004), La cultura conta. Fede e sentimento in un mondo sotto assedio (2008), La bellezza. Ragione ed esperienza estetica (2011), Il volto di Dio (2012), La tradizione e il sacro (2015), Sulla natura umana (2018).
Di quest'ultimo riportiamo un brano, un omaggio alla sua memoria.

«In quanto persone, ci rendiamo responsabili delle nostre azioni e stati d’animo. L’abitudine stessa di trovare giustificazioni da dare agli altri ci spinge a richiederle anche per noi stessi. Veniamo quindi giudicati anche quando nessun altro ci osserva. La consapevolezza dei nostri errori può abbatterci: aspiriamo all’assoluzione e proviamo spesso rimorso, senza sapere a quale essere umano appellarci per essere perdonati. È questo ciò che si intende con ‘peccato originale’, ‘il crimine dell’esistere stesso’ come ha detto Schopenhauer: das Schuld des Daseins, l’errore di esistere come individuo, in un rapporto libero col nostro genere.

Tali sensi di colpa possono essere più o meno intensi. E generano il grande anelito che prende voce nell’arte tragica, ma anche nei più intensi amori e timori che proviamo in questo mondo: l’anelito alla redenzione, alla benedizione che ci libera dalle nostre colpe. Barlumi di questa benedizione ci sono offerti nelle esperienze di confine come l’innamoramento, la guarigione da una grave malattia, la maternità o paternità e il sacro timore davanti alle meraviglie della natura. In simili momenti, siamo sulla soglia del trascendente, protesi verso ciò che è impossibile raggiungere o capire fino in fondo. E quello che riusciamo a capire, essendo una promessa di redenzione, va compreso in termini personali. È l’anima del mondo, la prima persona singolare che parlò a Mosè dal roveto ardente.  

Questo tendere a ciò che è sia trascendente sia personale è anche in relazione con l’etica della contaminazione e del tabù; anima la distinzione tra sacro e profano; dà senso alle idee di bene e male. La somma benedizione, il perdono del Redentore, è anche una purificazione, un’abluzione dello spirito, un trionfo sull’alienazione. È questo che intravediamo e desideriamo nella preghiera e in quei momenti in cui il nostro spirito si apre al sublime. In quegli istanti accettiamo il nostro essere come un dono, qualcosa che ci viene conferito e questo conferimento è l’atto iniziale della creazione.  

Nell’incontro col male vediamo il contrario di questo dono, la potenza negativa che ci toglie ciò che è stato dato e in modo particolare la persona, l’anima, il luogo in cui la datità dell’essere può essere rivelata più chiaramente e compresa, e distrutta nel modo più spettacolare. Questi pensieri ed esperienze rappresentano una specie di deposito nella mente dell’essere morale: non un’esplicita teoria del mondo, ma un residuo dell’esistenza individuale, che è simile al tappeto di foglie morte in una foresta che nutre le piante che lo nutrono. Vista così, la religione è sia un prodotto della vita morale sia l’alimento che la sostenta. Comprendendo il mondo come il dono di un essere personale trascendente, la cui presenza reale è rivelata in momenti sacri e purifica gli oranti, radichiamo il nostro pensiero morale nel suolo fertile della pratica religiosa. Bene e male, sacro e profano, redenzione, purezza e sacrificio avranno allora, tutti, un senso per noi, e saremo guidati in un cammino di riconciliazione, sia con le persone intorno a noi che con il nostro destino di esseri mortali. Perfino per coloro che non ritengono veri alla lettera i dogmi religiosi, l’atteggiamento religioso e i rituali in cui esso si esprime sono un ulteriore supporto alla vita morale. In questo senso, possiamo ritenere la religione una devozione dell’essere.

Questi pensieri non sono che suggerimenti. Anziché appesantire questo mio breve saggio con tentativi esplicativi, rimando a due celebri opere d’arte che hanno cercato di mostrare che cosa significa la redenzione per noi, nel mondo del moderno scetticismo: I fratelli Karamazov di Dostoevskij e il Parsifal di Wagner. In confronto a queste due vette della sapienza artistica, il punto di vista della filosofia non è poi così importante.»  

 
 

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