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Bauman: addio a l'interprete del nostro tempo

10.01.2017

Lo scorso 9 gennaio è scomparso uno dei massimi sociologi della nostra epoca e fra i principali interpreti della modernità: Zygmunt Bauman. Pubblichiamo un breve estratto dal libro Una nuova condizione umana in omaggio all'autore.

«Per tutta la mia vita ho creduto, e tuttora continuo a credere, che se la vocazione sociologica è in qualche modo utile al genere umano, lo è in quel servizio che essa rende alla battaglia intrapresa quotidianamente dall’uomo per ‘comprendere’, per ‘dare senso’ alla sua esistenza.
All’orizzonte si intravede il nobile intento di aiutare le persone a conquistare un certo controllo sugli obiettivi esistenziali. Avevo proprio questa idea in mente quando indugiavo tra l’interesse per un’area della ‘condizione umana’ ed un’altra, stimolato da quei mutamenti continui, a volte profondi e inesorabili, seppur sempre fugaci, che intaccano la condizione umana in se stessa (e che riguardano i contesti sociali nei quali l’individuo agisce per il raggiungimento di obiettivi esistenziali, dovendoli modificare in itinere), cercando di completare quei passaggi lasciati in bianco, di tracciare una mappa dei territori rimasti inesplorati o erroneamente mappati.
Con questo intento – rappresentando cioè la condizione umana come prodotto dell’azione dei soggetti – la sociologia, a mio avviso, ha avuto lo scopo di muovere una critica allo status quo, a ciò che si considerava immutabile. Dando conto della relatività dell’esistente e della possibilità di asset ti sociali e modus vivendi alternativi, la sociologia rappresentava per me un’arma contro tutte le ideologie e le filosofie di stampo NAP (Nessuna Alternativa Possibile). In quanto interprete dell’esperienza umana, dispiegando le sue trame invisibili, l’intento della sociologia, da quanto ho capito lungo il percorso, è da sempre stato quello di mantenere vive tutte le opzioni possibili. Spero di aver quantomeno provato, nel mio piccolo, a portare avanti questa missione».


«Bauman non nasconde la propria convinzione che lo scienziato sociale debba avere un compito critico. Anzi, la sua funzione sparisce se si perde questa caratteristica. Ma la critica di Bauman, per quanto severa, non è mai distruttiva né sterile. Più volte – ed anche nell’intervista che pubblichiamo – egli ha chiarito che è sbagliato tanto avere nostalgie quanto assecondare fughe in avanti. Le nostalgie del passato, oltre ad essere inutili, sono pericolose perché ci impediscono di vedere l’epoca nella quale viviamo. Non si tratta di demonizzare il presente – sempre il presente – dipingendo il passato con tutto ciò che oggi non abbiamo più. E lo stesso vale per il futuro, che sarebbe sbagliato vedere come il tempo della realizzazione delle nostre attese. Il presente è invece il tempo che ci è dato per cercare di cogliere le sue specifiche contraddizioni, nella piena consapevolezza che le contraddizioni appartenevano al passato e che apparterranno al futuro. Ogni tempo ha le sue ombre e questo ci consente di prendere coscienza di quanto sia importante rimanere ben piantati nella situazione nella quale viviamo. È con questo spirito che lo scienziato sociale è chiamato a svolgere il suo compito. L’analisi critica della realtà non costituisce una fuga dalla realtà, ma è uno dei modi di cui disponiamo per migliorare il nostro vivere insieme e per renderci conto di come i fenomeni si producono senza che ne siamo consapevoli. Tutta l’opera di Bauman – specialmente quella degli ultimi quindici anni, esemplificata nei contributi qui raccolti – è una testimonianza di quanto possa essere prezioso questo compito. E di questo noi, suoi contemporanei, gli siamo enormemente grati».  
Dall’Introduzione al libro di Mauro Magatti

 
Una nuova condizione umana
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2003 | pagine: 160
Anno: 2003
Zygmunt Bauman è uno dei massimi interpreti del nostro tempo
€ 14,00


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