Immigrazione minorile: un mare di lacrime e speranze

Immigrazione minorile: un mare di lacrime e speranze

17.10.2023
Transizioni
Transizioni
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Secondo una recentissima analisi dell’UNICEF, i disastri legati al clima hanno causato 43,1 milioni di bambini sfollati interni in 44 Paesi, ovvero circa 20.000 bambini sfollati al giorno. Lo ha ricordato anche papa Francesco nella Laudate Deum: «l’impatto del cambiamento climatico danneggerà sempre più la vita di molte persone e famiglie. Ne sentiremo gli effetti in termini di salute, lavoro, accesso alle risorse, abitazioni, migrazioni forzate». Perché la migrazione è causata anche da eventi climatici estremi, non solo da guerre, fame e povertà. Se le cause sono molteplici e differenziate, l’esito è però comune: migrare, spostarsi altrove, in cerca di condizioni più favorevoli, e, si spera, umane. Di seguito trovate alcuni spunti tratti dalle inchieste raccolte dai nostri autori, inviati di guerra o esperti in materia di immigrazione, per capire meglio questo fenomeno, dramma della nostra epoca.
 
STORIE DI MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI
In occasione della Giornata Europea contro la Tratta di Esseri Umani, mercoledì 18 ottobreal Festival dell’Accoglienza di Torino è stato ospite Domenico Simeone, preside di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano, per l’incontro dedicato ai minori stranieri non accompagnati. L’evento è ispirato dal libro Transizioni. Un patto educativo per i minori stranieri non accompagnati, promosso dall'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo. Un volume che affronta la complessa questione e propone approcci educativi che agevolino un reale percorso di inclusione nella società e nella comunità con cui si instaura un rapporto di fiducia e sostegno, in virtù del Patto educativo globale che papa Francesco incoraggia.

Cover Transizioni SimeoneCome sottolinea Simeone nel libro, l'accoglienza è una storia dall’inizio semplice ma con uno sviluppo complesso, al cui centro c’è un bisogno, che «è una persona, un giovane in cerca di aiuto che piomba nel nostro ambiente. Il bisogno è un minore non accompagnato che sbarca da un battello dopo interminabili odissee o che riesce a superare un agognato confine dopo aver camminato e camminato tra montagne e pianure infide». Il viaggio a cui vanno incontro questi minorenni è un percorso trasformativo, che li rende grandi e maturi in fretta, li separa forzatamente dai propri affetti ma, al tempo stesso, amplia la loro capacità di adattarsi, di apprendere nuove lingue e nuovi stili di vita. Sono giovani che vivono una “triplice transizione”: «il complesso intreccio di cambiamenti biologici, cognitivi e socio-emotivi che caratterizzano l’adolescenza; le dinamiche identitarie in divenire che caratterizzano chi migra; la gestione dei traumi che il viaggio o i motivi alla base della partenza possono aver causato». Il volume mostra degli esempi concreti di accoglienza e costruzione di un patto educativo a favore dei minori stranieri non accompagnati, riconoscendo il merito alla «comunità educante», che è stata in grado di rifondare il senso dei legami di interdipendenza, creando così uno spazio comunicativo aperto all’ascolto e al sostegno.

Cover Teen Immigration Granata
Di accoglienza, ma partendo dal vissuto personale, parlano anche Elena e Anna Granata, docenti universitarie, nel libro Teen immigration. La grande migrazione dei ragazzini. Le autrici suggeriscono di liberarsi dagli apparati ideologici e dalle opinioni titubanti, per aprirsi e dare spazio al «sentimento di profonda umanità, che alimenta e nutre tutti gli altri sentimenti civili, l’ospitalità, la generosità, l’apertura mentale, la curiosità, la reciprocità, l’empatia, la simpatia». Come raccontano, siamo nel mezzo di una delle più massicce migrazioni di ragazzini di tutta la storia d’Europa. Come agire? Cosa fare nel nostro piccolo? Nel libro trovate molte storie: quelle delle autrici che hanno accolto in casa alcuni di loro, ma soprattutto le storie dei ragazzini che hanno affrontato timori prigionie, lavori forzati, torture, abbandoni, solitudini. Come Mohamed che è arrivato in Italia ad appena sedici anni e ha vissuto per la strada, con le sue leggi della paura e della violenza, oppure Jibril che ha affrontato un terribile viaggio verso l’Europa e crede di essere sopravvissuto soltanto grazie all’atroce esperienza della foresta, così anche Bakary, alla quale associa il ricordo della circoncisione.

Cover Libyagate Scavo
TRAFFICO DI ESSERI UMANI: LA RETE LIBICA
Come racconta sempre Simeone nel libro Transizioni, i migranti «sono per lo più adolescenti maschi tra i sedici e i diciassette anni, che fuggono da conflitti, povertà, calamità naturali o semplicemente inseguono un sogno, e sono alla ricerca di nuove opportunità», ma «durante il viaggio molti di loro hanno affrontato pericoli e sperimentato detenzione, violenza, sfruttamento e abusi».
Spesso infatti finiscono nelle mani di spietati trafficanti di esseri umani, come racconta l’inchiesta giornalistica condotta da Nello Scavo in Libyagate, che scopre le carte di un gioco di tangenti, faide tra milizie e accordi indicibili con governi esteri, flop dell’embargo sulle armi, violazioni dei diritti umani, campi di tortura istituzionalizzati, contrabbando di petrolio, armi, droga ed esseri umani, da maneggiare come pedine in una rete internazionale che dalla Libia giunge in Europa attraverso Malta e l’Italia. La maggior parte delle persone che tentano la traversata del Mediterraneo – la rotta migratoria più letale al mondo, con oltre 20.000 persone morte dal 2014 – passa per la Libia, una vera e propria «fabbrica della tortura, dove si vive in un solo modo, inumano e degradante, e si muore in molti modi diversi», come scrive Scavo.

Cover L'Africa non fa notizia Lambruschi, Alfieri, AlbaneseL’AFRICA
Molti dei drammi che affrontano i migranti vengono per fortuna portati all’attenzione dell’opinione pubblica, ma spesso le narrazioni che riguardano gli equilibri politici del continente africano, causa di migrazioni e di intrecci di interessi economici, finiscono per essere ignorate. I fenomeni che dal Maghreb al Sudafrica sono considerati come un allarme solo quando arrivano a toccare (o anche solo a sfiorare) l’Europa e in particolare l’Italia.L’Africa rimane così fuori dall’attenzione mediatica internazionale.
Lo racconta il libro L’Africa non fa notizia, nato dalla collaborazione di tre delle più autorevoli firme di «Avvenire» sui temi africani: il missionario-reporter padre Giulio Albanese e i giornalisti Paolo M. Alfieri e Paolo Lambruschi, esperti rispettivamente dell’area subsahariana e del Corno d’Africa. Il libro, a metà tra il reportage e il saggio d’approfondimento, offre un rapporto aggiornato e avvincente su una regione cruciale per gli equilibri geopolitici, scenario di un confronto non solo economico-commerciale che oggi coinvolge, oltre ai Paesi occidentali, anche e specialmente il colosso cinese.
Tra le testimonianze quella di Patrick Egwu, reporter cattolico nigeriano: «il modo in cui si scrive di questi problemi è determinante e contribuisce ad andare al cuore della questione […] serve sapere e capire che non sono solo luoghi oscuri di povertà, sottosviluppo, malattie, dove vivono persone primitive», ma che la realtà africana è ben più complessa.


Leggere ci aiuta a conoscere e a comprendere realtà diverse, ma non così distanti da noi.

(di Elena Vanore)
 
 

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