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Sulle tracce del Giubileo della Misericordia

25.11.2015



«L’abisso della nostra miseria chiama
l’abisso della Tua misericordia»

Agostino d’Ippona sul versetto del Salmo 42
«Abyssus abyssum invocat»

Il 29 novembre, in occasione del suo viaggio apostolico in Africa, come segno della vicinanza della Chiesa universale alla Repubblica centrafricana colpita dalle violenze della guerra civile, il Papa ha aperto la porta santa della Cattedrale di Notre-Dame di Bangui anticipando così l'inizio del Giubileo straordinario. Per avviare questa esperienza di conversione anche attraverso delle letture, abbiamo tracciato un cammino di riflessione attraverso il catalogo Vita e Pensiero.

Il primo passo lo percorriamo insieme al vescovo e al segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Nunzio Galantino, che nell'articolo Chiesa, luogo di misericordia (Rivista Vita e Pensiero) dimostra come solo abitando con mitezza la città degli uomini la Chiesa rimarrà una “Chiesa di popolo”, caratterizzata non dall’essere più o meno “liquida”, ma dall’essere concreta. Ossia «luogo della misericordia gratuita, dove tutti possono sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo». 

Sempre sul bimestrale dell'Università Cattolica troviamo un altro spunto di lettura breve: l’editoriale di Gualtiero Bassetti Tempo di misericordia per l’umanità ferita si concentra sull’attualità più stretta, la fuga di migliaia di esseri umani dal Medio Oriente che si arena sulle porte di un’Europa che sembra incapace di misericordia. Allora, per Bassetti, proprio il tempo del Giubileo deve educare alla solidarietà. La speranza è quella evocata da papa Bergoglio nel racconto dell’abitudine di san Francesco di lasciare sempre nel convento una parte dell’orto non coltivata, per la crescita spontanea di erbe selvatiche, «in modo che quanti le avrebbero ammirate potessero elevare il pensiero a Dio, autore di tanta bellezza». Non una concessione alla zizzania, ci dice Bassetti, ma «lo spazio alla misericordia, fatta non solo di opere ma di tempo, di pazienza, di buone profezie; l’atteggiamento umile, sobrio e saggio del vignaiolo che aspetta un frutto, anche il più tardivo, dalla pianta, anche la più avara».

Nella Rivista del Clero Italiano, Luciano Manicardi, monaco di Bose, in Le 'opere di misericordia'. La ritrovata attualità di una tradizione riflette sulle indicazioni con le quali papa Francesco propone di vivere il Giubileo straordinario, invitando esplicitamente a riscoprire il significato autentico della «antica e veneranda» tradizione delle ‘opere di misericordia’. Le sue parole sono un grido accorato «in cui si riflette la sua sensibilità personale, il suo “senso dei poveri”, la sua empatia con i sofferenti e gli oppressi, il suo sdegno di fronte alle ingiustizie, un grido anche estremamente autorevole perché nasce da un’esperienza, da un vissuto che – cosa piuttosto rara ai nostri tempi – è riuscito a divenire esperienza e può dunque essere raccontato e testimoniato».

Il libro a più voci L’umanesimo di papa Francesco a cura di Agostino Giovagnoli indaga invece quanto le parole del papa, apparentemente semplici, nascondano una profonda densità di pensiero. Come leggiamo nell'introduzione papa Francesco promuove «un cattolicesimo che pratica e comunica l’umanesimo dell’incontro, modellato non su un’assistenza senza dialogo ma sull’apertura all’insegnamento – umano, storico, religioso – di cui i poveri sono portatori. Dopo aver privilegiato per tanto tempo una cultura della cristianità, organica e gerarchica, sistematica e deduttiva, funzionale ad ‘occupare spazi’ piuttosto che a ‘promuovere processi’, è tempo di una cultura che parte dal ‘basso’ e che proviene dalle ‘periferie’, dove il Vangelo sta avviando movimenti destinati a coinvolgere tutti». L’Europa quindi non ha oggi bisogno di un ritorno, peraltro impossibile, del suo passato laico o religioso: «ha bisogno, invece, di immergersi nuovamente nel movimento della storia da cui troppo spesso sembra aver preso tristemente congedo».

Infine Benôit Standaert nel libro Perdono e riconciliazione ci spiega come l'essere perdonati sia una delle caratteristiche più nitide dell’esistenza cristiana. Eppure perdonare appare un'impresa difficile per le nostre forze, legati come siamo al risentimento per i torti ricevuti, ai desideri di rivendicazione, alle maglie strette del dolore subito e della memoria offesa.

Come perdonare, allora? Come riconciliarci? Guidandoci nelle parole evangeliche, portandoci nel deserto dei padri eremiti, aprendoci alla tradizione ebraica, islamica e buddista, egli ci mostra il percorso umano più autentico, che dal perdono porta alla gioia della riconciliazione, alla libertà della pace ritrovata, alla freschezza di un nuovo inizio nelle relazioni con gli altri.

 

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Commenti dei lettori

  1. ettore cantù scrive: il: 2015-12-26 10:28:51
    per ritrovare la pace non è necessario scoprire la tradizione islamica o buddista che non vuole il perdono ma la morte dell'infedele, basta leggere il vangelo di Cristo e seguire le indicazioni di S. Paolo e del papa Giovanni Paolo II. Ettore Cantù

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