Visioni d’Europa a 30 anni dalla nascita

Visioni d’Europa a 30 anni dalla nascita

01.11.2023
Europa ritrovata
Europa ritrovata
autori: Carlo Ossola
formato: Libro
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Esattamente 30 anni fa, il 1° novembre 1993, entrava in vigore il Trattato di Maastricht, con cui veniva promossa l’istituzione dell’Unione Europea, così come la conosciamo oggi.

L’EUROPA UMANISTICA
Oltre agli aspetti prettamente economici e politici, l’Europa è «la storia e il ricorso dei propri miti» che ci richiamano alla sua persistente unità, come ha scritto il filologo e critico letterario Carlo Ossola in Europa ritrovata. Geografie e miti del vecchio continente. La curiosità di Ulisse e la responsabilità di Enea, l’intreccio di corpo e anima, di amore e desiderio di Eros e Psiche, l’unità di tempo e luogo nell’azione di Aristotele, il filo insospettabile che lega san Benedetto e Lenin. L’Europa è patrimonio di civiltà condiviso, spiega ancora Ossola, che permane tessuto vivo, testimone della feconda pluralità delle tradizioni, delle lingue e delle religioni che la animano, superando le crisi di coscienza e di cultura che investono il vecchio continente, dove tutto sembra ridursi al calcolo economico e alle procedure burocratiche.

Tra le città attraversate nel suo viaggio umanistico ci sono anche Odessa e Leopoli, oggi teatro di guerra a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. Leopoli è al centro dell’incontro Leopoli è ovunque. Dialogo sulle radici culturali europee, che ha visto dialogare Carlo Ossola insieme a Francesco M. Cataluccio, scrittore e studioso di cultura mitteleuropea, e Stefano Salis, giornalista del Sole 24 Ore. Il focus del dibattito è stato quello di riportare all’attenzione il fatto che «l’Ucraina è uno di quei centri dell’Europa che sono in segreta unità con lo spirito europeo, pur non essendo immediatamente riconoscibile». Come ha sottolineato lo scrittore Cataluccio, e poi ribadito da Ossola, «l’Ucraina è una terra di confine, è una marca di frontiera», che nella storia è stata divisa più volte, ma «è sempre stata un crogiolo di civiltà e cultura, foriera di una cultura vera, che è appartenuta a più tradizioni, mostrando la ricchezza e la tolleranza della convivenza», che oggi invece è stata ostacolata dalla cieca violenza della guerra.

Tra gli umanisti europei Ossola ci ricorda Erasmo da Rotterdam, figura a cui ha dedicato Erasmo nel notturno d'Europa, un libro sulsuo percorso umano e culturale: Erasmo, sostenitore della tolleranza e della libertà di coscienza, autore di una satira sugli usi e costumi del tempo, traduttore del Nuovo Testamento, ha dato all’Europa intera un respiro essenziale per ripensare al cristianesimo e alla letteratura. Erasmo rappresenta i valori essenziali della nostra eredità culturale e politica: uno spirito religioso aperto e curioso, una visione (moderatamente) ottimista dell’umano, una concezione antimachiavellica della politica, una coscienza orientata al dialogo e all’ospitalità dell’altro. Nell’attuale periodo storico, suggerisce Ossola, Erasmo rappresenta un «prezioso faro per il viaggio e le tempeste che l’umanità incontra e suscita nel secolo ferito che si è aperto», in questo ‘notturno’ d’Europa.

L’IDENTITÀ EUROPEA TRA MIGRAZIONI E GUERRE
Passando a un registro politico e filosofico-giuridico proviamo a chiederci da cosa è determinata l’identità europea. 
Il discorso non può prescindere dai processi migratori, affermano Giovanni Bombelli e Bruno Montanari, entrambi docenti di Filosofia del diritto, nel libro Identità europea e politiche migratorie. I diversi contributi del volume si concentrano sul problema dell’esistenza e del senso dell’identità europea, analizzando il profilo sociologico, filosofico e giuridico delle nuove dinamiche sociali. La gestione delle migrazioni richiede la definizione di politiche armonizzate a livello internazionale, e non solo europeo. Quindi i mutamenti che coinvolgono la società necessitano di ripensamento delle tradizionali categorie filosofico-giuridiche per portare a termine un adeguamento politico.  Il volume lascia aperto un duplice interrogativo: «l’Europa avrà ancora un ruolo decisivo a livello planetario? In caso affermativo, quale configurazione assumerà senza rinunciare al suo originale patrimonio di civiltà?». 

Andrea Carteny e Gabriele Natalizia, esperti di scienza politica e relazioni internazionali, nel volume Il Mar Nero. Identità nazionali e dinamiche di sicurezza dopo la guerra in Ucraina (collana ASERI - Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali) si occupano del tema dell’identità europea e di come è avvenuta la sua ridefinizione a seguito all’invasione russa dell’Ucraina. La guerra, infatti, ha determinato un punto di svolta per l’Unione Europea e un «cambio di paradigma con la Russia, dal momento che «l’Europa viene chiamata a rinnovare il proprio pensiero in materia di potenza e politica internazionale». I principali cambi di paradigma sono due: il primo riguarda appunto i rapporti con la Russia, perché «l’Unione Europea veicola tradizionalmente un’identità economicista», che ha condizionato le relazioni con i Paesi terzi; il secondo una «crescita eminentemente politica ma che viene guidata da logiche di integrazioni economiche e funzionaliste».Secondo Carteny e Natalizia, la guerra della Russia contro l’Ucraina ha accentuato il «riconoscimento unanime del ruolo fondamentale dell’Alleanza Atlantica e del rapporto con gli USA, necessario per la difesa dell’Unione», ma ha anche rilanciato il progetto politico-economico di «allargamento, con la decisione di grande valore simbolico di accettare la candidatura dell’Ucraina e le prospettive di nuove candidature provenienti dai Balcani». 

LO IUS COMMUNE
«Il pluralismo di fonti e di giurisdizioni che si è stratificato in Europa è espressione di un nuovo sistema di tutela, multilivello e complesso, che interagisce in vario modo con i sistemi nazionali»: a proposito dell’adeguamento dell’Italia al sistema giudiziario europeo intervengono Giovanni Canzio e Francesca Fiecconi, rispettivamente Presidente e consigliere della Corte Suprema di Cassazione, nonché magistrati di grande esperienza e raffinato pensiero giuridico, con il libro Giustizia per una riforma che guarda all'Europa.
Il primo volume della collana "Piccola biblioteca per una Paese normale" propone possibili prospettive di intervento in ambito sia civile sia penale per colmare il divario, allargatosi con la pandemia Covid-19, che separa il nostro ordinamento giudiziario dagli standard europei: «in ottica riformatrice occorre un cambiamento di passo, ma anche di prospettiva per riaffermare il valore della giurisdizione soprattutto come strumento di attuazione di una giustizia effettiva ed efficiente a servizio della persona e della sua dignità».
Infatti la «lentezza offusca il valore in sé della giustizia, come radicato nella cultura costituzionale europea, che richiede da un lato di assicurare rimedi giurisdizionali effettivi per la tutela dei diritti e dall’altro di agevolare lo sviluppo economico e il corretto funzionamento del mercato, al riparo da possibili infiltrazioni criminali dei procedimenti giudiziari». Tutto ciò allontana l’Italia dallo ius commune dell’Unione Europea, motivo per cui diventa stringente l’esigenza di un cambiamento istituzionale che preveda una riforma della giustizia ad opera di magistrati “autorevoli”, cioè uomini di cultura non solo giuridica, ma anche umanistica e scientifica, capaci di comprendere sapientemente i casi concreti, buoni ragionatori e decisori di qualità. 
 
MOSAICO D’ARTE
L’Europa però, come sappiamo, è anche e soprattutto culla di civiltà e religioni. Rappresentano un esempio significativo i lasciti del patrimonio artistico e architettonico che arricchiscono i paesaggi e le città europee, come ad esempio le chiese.
Giancarlo Santi nel suo volume Architetti di chiese in Europa. Nove maestri dell'architettura sacra nel XX secolo mostra il repertorio completo di tutte le opere di alcune delle più importanti figure del Movimento Moderno in architettura, come Jose Plecnik, Ottokar Uhl, Heinz Tesar, Boris Podrecca, Erik Bryggman, Peter Celsing, Sigurd Lewerenz, Hans van der Laan, Alvaro Siza, che hanno progettato chiese di valore in Europa nel corso del XX secolo.
L'autore però tende a precisare che si è mosso «lungo i margini d’Europa perché convinto che da lontano tante cose, anche in architettura, si vedono e si capiscono meglio. E perché i confini non sono la periferia, non sono luoghi poveri di vitalità, di storia e di tradizioni, al contrario sono luoghi di incontro, di conoscenza, di trasformazione lenta e meditata, dove l’apprezzamento per la tradizione rimane forte ma non implica chiusura verso il nuovo».

Tra i contributi che trattano degli aspetti sociali ed etici dell'Europa si segnala l'articolo Una scelta profetica per un'Europa multietnica di Carlo Maria Martini, uscito sull'ultimo numero della «Rivista del Clero Italiano». Più di trent'anni fa, in occasione della IX Giornata della solidarietà, il cardinale Martini aveva profeticamente riconosciuto necessaria la formazione di una società dell'accoglienza, da considerare come «una possibilità di un salto di qualità nella convivenza europea, un appello etico formidabile per un rinnovamento della nostra mentalità, del nostro modo di essere; un invito a invertire la rotta della nostra decadenza nel consumismo e nella facile soddisfazione di ciò che possediamo».

(A cura di Elena Vanore)
 

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