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Esquirol, il valore dell’ingenuità

07.08.2020

Quando lo si incontra colpisce di lui l’estrema gentilezza dei gesti, una grazia nel porgere la mano che non è così usuale. In casa editrice lo abbiamo battezzato il “filosofo della bontà” perché è una luminosa e potente idea di bontà – non banale, ma fondata, argomentata, contemporanea - quella che emerge dai suoi testi, dalle sue conferenze.

Anche in una, memorabile, con Massimo Cacciari alla Fondazione Corriere della Sera, dove al prorompente ed energico parlare del crinito e barbuto professore italiano, che inneggiava alla rivolta contro “i barbari”, Josep Maria Esquirol, questo professore catalano alto e rasato, ha risposto punto per punto con ferma pacatezza, proponendo un altro tipo di rivoluzione (la platea si divise – con divertimento – tra l’una e l’altra parte, in un dialogo estremamente stimolante, dove si dava ragione ora a l’uno, ora all’altro, con gran calare di teste – che potete rivedere qui).

Come ci ha raccontato in un’intervista: «Ho chiamato il mio metodo filosofico cammino dell’ingenuità. Capisco che questo possa creare qualche accusa di buonismo. Ma io non rivendico uno sguardo infantile sul mondo, il mio essere in-genuo significa vicino alla genesi, alla base, alla nascita, al suolo. Sguardo filosofico, sguardo attento e sguardo ingenuo sono sinonimi. A volte la bontà sembra piccola e impotente di fronte alla mostruosità e all’estensione del male. Ciononostante, nella sua impotenza e nella sua debolezza, è invincibile. L’unica rivoluzione possibile per me è quella della generosità e della fraternità. Difficilissima, ma reale, fattibile. Iniziando dal poco. Pochi centimetri di differenza possono essere una grande differenza. La bontà quotidiana degli uomini è la speranza del mondo.»
Le sue teorie le potete leggere in La penultima bontà e in La resistenza intima (che ha ricevuto il premio come miglior saggio dell’anno in Spagna), due libri che hanno segnato il suo esordio nella platea culturale italiana.

Lo abbiamo contattato, disturbando la quiete della sua villetta fuori Barcellona, città dove insegna filosofia all'Università e dirige «Aporia», un gruppo di ricerca sulla filosofia contemporanea, l’etica e la politica, per scoprire qualcosa di più del suo modo di vedere con un gioco letterario, il famoso Questionario di Proust da noi rivisto per l’occasione, ecco le sue risposte.

  1. Il tratto principale del mio carattere: la tenacia
  2. A 20 anni ero… giovane
  3. Oggi sono… maturo
  4. Quel che apprezzo di più nei miei amici: che sono lì, per me
  5. La più grande felicità: che i miei figli stanno bene
  6. Il dolore più profondo: la prematura e lunga malattia che ha sofferto mio padre
  7. La mia occupazione preferita: insegnare
  8. Quel che detesto più di tutto: l’ingiustizia
  9. L’amore è… la cosa più umana e più divina insieme
  10. La città ideale è… l’ospitalità
  11. Il colore che preferisco: l’azzurro
  12. Il fiore che amo: il papavero [“la amapola” in spagnolo]
  13. I miei poeti preferiti: Miguel Hernández y Màrius Torres
  14. Un verso di una poesia che mi è caro: «They also serve who only stand and wait». (J. Milton, On His Blindness)
  15. La bevanda che prediligo: la birra
  16. Il libro sul comodino: La corsia n. 6 di Checov
  17. Il mio personaggio letterario preferito è Zaratustra di Nietzsche perché: per il dialogoche mi ha permesso di avere con lui
  18. Un’opera d’arte che bisogna vedere di persona almeno una volta nella vita… una chiesa romanica come quella di Bohí Taüll [Le chiese romaniche catalane della Vall de Boí, in Catalogna, formano un sito iscritto tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO]
  19. I pittori che amo di più: Georges de la Tour, Goya
  20. Il genere musicale che preferisco: I canti gregoriani e opere liturgiche di altre epoche
  21. Un brano musicale che ascolto sempre volentieri: Qualsevol nit pot sortir el sol (in catalano) di Jaume Sisa
  22. Un film che mi ha commosso… París, Texas di Wim Wenders
  23. Il periodo storico in cui avrei voluto vivere… questo
  24. Un personaggio storico che ammiro: Epitteto
  25. Un personaggio storico che detesto: Hitler
  26. Il luogo in cui mi piace scrivere: nel mio studio a casa
  27. La scrittrice o lo scrittore del passato che avrei voluto conoscere: Fernando Pessoa
  28. La mia biblioteca è ordinata per… è un mix, per epoche, temi, autori
  29. Un sogno per il presente: pace e bene
  30. Il futuro che vorrei per le prossime generazioni: più pace e bene
  31. Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza: quelle che non fanno del male agli altri
  32. Il mio motto: lo stesso che seguiva il cavallo del racconto di Orwell: quando le cose vanno male “lavorerò ancora di più”.

 

 
PdfLa penultima bontà
La penultima bontà
autore: Josep Maria Esquirol
collana: Transizioni
formato: Ebook | editore: Vita e Pensiero | anno: 2019
Penultima bontà: perché quell’aggettivo? Perché ‘penultima’? Domanda legittima, persino sconta­ta, di fronte al titolo
€ 10,99

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