Federico di Chio e il sogno a occhi aperti del cinema

Federico di Chio e il sogno a occhi aperti del cinema

07.08.2021

«Le prime immagini fotografiche in movimento fissate su pellicola che circolarono nel nostro Paese erano… americane»: lo racconta Federico di Chio, docente di Strategia e gestione dei media audiovisivi presso l’Università Cattolica di Milano e l’Università di Bologna, nel primo libro della serie Il cinema americano in Italia. Industria, società, immaginari dedicato al periodo storico che va dalle origini del cinema alla seconda guerra mondiale.

La testimonianza è data da Filoteo Alberini, tecnico-inventore e regista del primo film italiano a soggetto, che racconta: «Un giorno, passeggiando sotto i portici di piazza Vittorio Emanuele [a Firenze] la mia attenzione fu attratta da un piccolo avviso esposto nella vetrina di un negozio: “Grande novità – Kinetoscopio Edison – Fotografia animata”. Entrato, vidi subito che si trattava di un automatico, [….] quasi di un piccolo pianoforte […] e, portando gli occhi in apposito oculare, l’esclamazione di meraviglia mi uscì spontanea dalla bocca […]. Tutto un insieme di incomprensibili visioni che mi fecero l’effetto di un sogno fantastico! […] Da quel giorno, anno 1894, incominciò la mia vita cinematografica».

L’inizio di un sogno che ha fatto molta strada e a cui si è affiancato nel tempo l’immaginario televisivo, un mondo che sempre più si è professionalmente specializzato. Ne fa parte anche l’autore Federico di Chio, che - oltre a essere un professore - da lungo tempo lavora nel mondo della comunicazione e dei media, come amministratore delegato di Medusa Film e direttore dei palinsesti delle reti Mediaset prima e oggi come dirigente Marketing strategico del gruppo televisivo.

Da dove è nata la sua passione per il cinema e la tv? «L’attrazione per il cinema è nata molto presto, fin da bambino, come semplice spettatore. Poi è divenuta un’autentica passione, un forte interesse di studio, quando ero al liceo, quando per la prima volta ho compreso che il cinema poteva essere anche una forma di espressione artistica. Infine il cinema, e a seguire la televisione, sono diventati una scelta professionale all’università, quando ho deciso di specializzarmi nelle discipline dello spettacolo e di laurearmi in Storia e critica del cinema.»

Laurea conseguita nel 1986 con una tesi su Gilles Deleuze; relatore il prof. Casetti, con il quale di Chio scriverà qualche anno dopo il libro Analisi del film, seguito da Analisi della televisione. «Deleuze spaventava (e dovrebbe spaventare ancora)» racconta nel libro omaggio al maestro La galassia Casetti, «un’architettura di pensiero rigorosa ma labirintica, un lessico duro, una fitta rete di riferimenti a pensatori, filosofi e teorici dell’arte; ma anche una straordinaria cultura cinematografica e una raffinata sensibilità nella lettura dei film», ma - continua: «avevo imparato che rigore concettuale e amore per i testi sono le due facce della stessa passione; e così Deleuze mi è diventato amico.»

Metodo è forse la parola che più ricorre nei suoi scritti, anche nell’ultimo saggio dedicato alla storia del cinema americano nel nostro Paese, ricerca che si avvale di molte fonti inedite. Lo tratteniamo con un’altra domanda che fa eco al sottotitolo del suo lavoro: un film può cambiare il modo di guardare le cose, l’immaginario, la società? E, di contro, lo sguardo del pubblico influisce sulle scelte del cinema?

«C’è un continuo, fitto gioco di rinvii e di attivazioni vicendevoli fra lo sguardo del cinema (quello dei suoi autori e delle sue storie) e lo sguardo della società (quello degli spettatori): l’uno si ispira all’altro, l’uno orienta l’altro. Questa circolarità l’aveva ben colta quasi cento anni fa un grande studioso del cinema, Sigfried Kracauer, che in uno scritto del 1927 (La massa come ornamento) così annotava: “Le stupide e irreali fantasie dei film sono i sogni ad occhi aperti della società, nei quali si manifesta la sua vera realtà, prendono forma i suoi desideri, altrimenti nascosti o repressi”.»

Per chiudere la nostra intervista abbiamo chiesto a di Chio di mettersi alla prova con un piccolo gioco intellettuale che ci piace riservare agli autori per il periodo estivo: il questionario di Proust da noi rivisto. Ecco le sue risposte:

A 20 anni ero… (un aggettivo) Sognatore, attratto solo dalle passioni
Oggi sono… (un aggettivo) Pianificatore, attratto molto dalle passioni
Quel che apprezzo di più nei miei amici La fedeltà
La più grande felicità La nascita dei figli
Il dolore più profondo La perdita dei figli
La mia occupazione preferita Leggere e scrivere, ascoltare musica e suonare, guardare le partite di rugby dei miei figli
Quel che detesto più di tutto Perdere tempo
L’amore è… Principio e fine di tutto
I miei poeti preferiti Archiloco, Catullo, Petrarca, Leopardi
Un verso di una poesia che mi è caro Dolce e chiara è la notte e senza vento/ e quieta sovra i tetti e in mezzo agli orti/ posa la luna… (La sera del dì di festa di Leopardi)
La bevanda che prediligo Coca zero
Il libro sul comodino Adesso c’è La montagna incantata di Mann
Il mio personaggio letterario preferito è … Ismaele di Moby Dick
Un’opera d’arte che bisogna vedere di persona almeno una volta nella vita La Primavera di Botticelli
I pittori che amo di più I fiamminghi, con una particolare predilezione per Bruegel il vecchio
Il genere musicale che preferisco Amo molto tutta la musica: classica, jazz, pop, rock, ecc. 
Un brano musicale che ascolto sempre volentieri So What (Miles Davis)
Un film che mi ha commosso… Schindler’s list
Il periodo storico in cui avrei voluto vivere… Il Trecento fiorentino 
Il luogo in cui mi piace scrivere Il treno
La scrittrice o lo scrittore del passato che avrei voluto conoscere Be’, Dante!
La mia biblioteca è ordinata per… Per argomento
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza La gola
Il mio motto Non ho un motto

Evidentemente non serve.

(di Velania La Mendola)

 
Il cinema americano in Italia
autore: Federico di Chio
collana: Ricerche. Media spettacolo e processi culturali
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2021 | pagine: 292
Una storia del cinema americano in Italia, dalle origini alla Seconda guerra mondiale, ricostruita grazie al lavoro su dati inediti e documenti riservati.
€ 25,00

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