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Hamann, il Mago del Nord

25.08.2020

Il 27 agosto del 1730 nasce a Königsberg, città prussiana oggi chiamata Kaliningrad (Russia), un filosofo tedesco - oggi sconosciuto ai più – che fu amico e avversario di Kant e che ha influito sul pensiero di molti noti scrittori e pensatori, come Kierkegaard, e non solo. Suoi sono molti degli elementi che – maturati nel in pieno Illuminismo - dilagarono nel secolo successivo, dallo spirito romantico alla mistica della natura. Per Goethe fu “la mente più lucida del suo tempo”. Secondo Hegel fu " non solo originale, ma veramente un originale", "la più strana mescolanza d'estremi".

Johann Georg Hamann ha infatti un percorso irregolare, da autodidatta che cerca una strada percorrendone varie – frequenta l’università, ma cambiando facoltà da scienze religiose a diritto e senza appassionarsi, poi fa l’insegnante privato, poi prova a diventare uomo d’affari (ma è negato, è anche balbuziente) – fino a quando, tra marzo e aprile del 1758, si trova di fronte a un libro che gli cambia la vita, la Bibbia. La vita gliela cambia perché ne trova finalmente il senso, è la sua conversione.

Si innamora della sorella di un suo amico, ma non è corrisposto. Disilluso, infelice, ma sicuro della sua fede, dopo il lungo peregrinare di città in città, torna nel 1759 nella casa paterna. Comincia a scrivere, in maniera frammentaria, opuscoli, scritti d’occasione, lettere, soprattutto lettere. Della sua opera dice: «noi qui viviamo di briciole... Il nostro sapere è un frammento». Il suo stile è costellato di citazioni bibliche, è oscuro e insieme ironico. La sua filosofia è una critica all’esclusiva fede nella ragione. Come scrive in una lettera: «“Diventate come bambini, se volete essere felici”, proprio non è lo stesso che “abbiate ragione, abbiate concetti ben precisi”. Legge e Profeti mirano a una passione di tutto il cuore, di tutta l’anima, di tutte le facoltà: all’amore! Passando attraverso i concetti distinti, i piatti si raffreddano e perdono il gusto. Pur sapete bene che io penso della Ragione ciò che S. Paolo di tutta la Legge e della giustizia scolastica: non le assegno altro che la conoscenza dell’errore, ma non la considero affatto un cammino alla verità e alla vita».

Per vivere fa il copista e il giornalista e il segretario privato in Curlandia (1765), finché, morto il padre, torna ancora una volta (nel 1767) a Königsberg, dove Kant gli procura un posto di traduttore e scrivano alla direzione della dogana.

Si innamora di una florida ragazza di campagna, che aveva assistito suo padre, e la sposa; mettono al mondo quattro figli. Viene promosso gerente di dogana (1777), ma la sua situazione economica, aggravata da speculazioni sbagliate, peggiora.

Nel 1784 riceve l’aiuto inaspettato di un ammiratore, Buchholz, che dona mille talleri a ciascuno dei suoi figli per la loro educazione. Sorpreso da tanta munificenza – quasi un miracolo per lui - chiede un permesso per visitare questo benefattore e altri amici… e viene licenziato! A fatica ottiene un aumento della magra pensione.

Si mette in viaggio il 21 giugno 1787 per la Vestfalia e il Reno, per raggiungere Buchholz appunto, poi Jacobi e la principessa Gallitzin, sua ammiratrice. Sofferente da tempo, muore improvvisamente e viene sepolto nel giardino della principessa.

Il centro del suo pensiero è così riassumibile, citando Goethe: «”Tutto ciò che l’uomo intraprende, sia con l’azione che con la parola o altrimenti, deve scaturire dall’unione di tutte le sue facoltà: tutto ciò che è staccato è da ripudiare”. Splendida massima! difficile però da seguire. Può senz’altro valere per l’arte e per la vita; ma per ogni comunicazione per mezzo di una parola che non sia esplicitamente poetica ci si trova in grande difficoltà, perché la parola deve sciogliersi, singolarizzarsi, se vuole dire e significare qualcosa».

Sul suo epistolario, pubblicato da Vita e Pensiero in sette volumi, leggiamo ancora il giudizio di Goethe: «Non l’ho mai incontrato di persona, né ho avuto rapporto epistolare diretto con lui. Mi risulta che nella vita e nell’amicizia fu di una limpidità estrema ed ebbe un sentimento quanto mai giusto dei rapporti degli uomini tra loro e con lui. Tutte le lettere di lui che ho visto erano egregie e molto più intelligibili dei suoi scritti, in quanto lì risultava più palese il riferimento a tempi e circostanze, nonché ai rapporti personali...».

Il giudizio si può verificare di persona scorrendo l’edizione dell’intero corpus di Lettere di Hamann, una grande opera di traduzione - che copre gli anni dal 1751 fino alla sua morte nel 1788 - iniziata nel 1980 dal Centro di Metafisica dell’Università Cattolica su iniziativa del prof. Angelo Pupi, e accompagnata dal commento e dalle concordanze e 7 volumi monografici (si veda la collana Fontes). L'opera si concluderà in questo 2020 con l’uscita dell’ultimo volume delle lettere, il V, a cura di Ilsemarie Brandmair Dallera.

Nel secolo illuminista Hamann - soprannominato, dal politico von Moser e poi da molti, il "Mago del Nord"- ha rivendicato il valore della storia, della profondità dello spirito cristiano ed è stato il padre della filosofia del linguaggio, che riconosceva quale unico, primo e ultimo criterio della ragione.

"Dio si rivela, il Creatore è uno scrittore".

 
Johann Georg Hamann
Johann Georg Hamann
autore: Angelo Pupi
collana: Fontes
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1988 | pagine: 224
€ 20,00

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