Lucia Capuzzi, il giornalismo con il “corazón”

Lucia Capuzzi, il giornalismo con il “corazón”

20.08.2022
«Un lungo percorso fatto di riflessioni, viaggi, incontri, interviste cominciato nel 2008 con il mio esordio alla redazione Esteri di “Avvenire”. Lì, dove tuttora mi trovo, ho potuto realizzare il sogno di occuparmi professionalmente di America Latina, Continente di cui sono innamorata da sempre».

Inizia così il libro Un Continente in rivolta di Lucia Capuzzi: cagliaritana, classe ’78, una laurea in Scienze Politiche, un dottorato di ricerca in Storia dei Partiti e dei movimenti politici all’Università di Urbino (con una tesi sull’emigrazione italiana in Argentina), soprattutto – dopo il Master all’Università Cattolica – giornalista. I suoi reportage sono stati insigniti dei premi Luchetta (2014), Colombe d’oro per la Pace (2016), Giornalisti del Mediterraneo, Parise ed Enzo Rossi-Altrapagina (2018). Nel 2022 ha vinto il Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano.

«Da latinoamericani, la sentiamo sorella “adottiva” nella solidarietà di fronte alle nostre sofferenze e alle nostre speranze» ha scritto Guzmán M. Carriquiry Lecour, Vicepresidente emerito della Pontificia Commissione per l’America Latina, perché c’è sempre un ingrediente particolare nei suoi articoli: l’empatia. Uno stile che sposa le indicazioni di un papa venuto da un altro mondo, dall’Argentina a Roma, papa Francesco. Un papa per il quale «Comunicare è fare comunità. O fare Popolo di Dio, per impiegare un termine bergogliano e latinoamericano», come ha sottolineato la stessa Capuzzi in un articolo della Rivista del Clero. Comunicare è certo alla base del giornalismo, come la scelta delle parole usate per farlo.

Da inviata a Kiev, nel cuore dello scoppio di una guerra improvvisamente vicina, ha scritto: «resta addosso una pervasiva sensazione di spreco. Spreco di vite, di energie, di bellezza, di entusiasmo, di passione. Spreco anche, dal punto di vista mediatico, dell’opportunità di costruire una narrazione non monocromatica, polarizzata, semplificante. Una narrazione che non sia ripetizione di monologhi contrapposti e reciprocamente incomunicabili o tentativo di costringere ogni sguardo e ogni confronto dentro questo schema. Chi delle parole vive, almeno per professione, sa che queste possono essere proiettili scagliati gli uni contro gli altri o spiragli da cui provare a guardare, a vedere e a vedersi.» 

Le abbiamo chiesto di mettersi in gioco con il nostro Questionario di Proust 2.0: ecco il ritratto a ritmo di tango, a tinte messicane, imbevuto di cultura latino-americana, di chi ha scelto quello che Gabriel García Márquez, anche lui giornalista, ha definito «il miglior mestiere del mondo» (Lo scandalo del secolo).
  1. Il tratto principale del mio carattere Empatia
  2. A 20 anni ero… Intransigente
  3. Oggi sono… Flessibile
  4. Quel che apprezzo di più nei miei amici La generosità
  5. La più grande felicità Viaggiare e amare
  6. Il dolore più profondo Perdita delle persone che amo
  7. La mia occupazione preferita Leggere e viaggiare
  8. Quel che detesto più di tutto Le persone tirchie
  9. L’amore è… La forza che muove l’universo
  10. La città ideale è… Buenos Aires
  11. Il colore che preferisco Il rosso
  12. Il fiore che amo La lavanda
  13. I miei poeti preferiti Pablo Neruda, Eugenio Montale, Gabriela Mistral, Oscar Wilde
  14. Un verso di una poesia che mi è caro Sia pace per le aurore che verranno (Neruda)
  15. La bevanda che prediligo… Succo di frutta all’anguria o al melone
  16. Il libro sul comodino L’università sconosciuta di Roberto Bolaño
  17. Il mio personaggio letterario preferito è Teresa Batista [da Jorge Amado, Teresa Batista stanca di guerra] perché è una donna capace di risorgere; ma anche Aureliano Buendia [da Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine] perché adoro gli sconfitti
  18. Un’opera d’arte che bisogna vedere di persona almeno una volta nella vita… Guernica di Picasso, Viva la vida di Frida Kahlo, i murales di Diego Rivera al Palazzo presidenziale di Città del Messico
  19. I pittori che amo di più Goya, Picasso, Dalì, i muralisti messicani
  20. Il genere musicale che preferisco Tango e cantautori italiani
  21. Un brano musicale che ascolto sempre volentieri Libertango
  22. Un film che mi ha commosso… Amores perros
  23. Il periodo storico in cui avrei voluto vivere… Quello attuale
  24. Un personaggio storico che ammiro Papa Francesco
  25. Un personaggio storico che detesto Leonidas Trujillo
  26. Il luogo in cui mi piace scrivere La mia camera
  27. Il romanzo che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita Cent’anni di solitudine
  28. La scrittrice o lo scrittore del passato che avrei voluto conoscere Oscar Wilde
  29. La mia biblioteca è ordinata per… Nazionalità
  30. Un sogno per il presente Pace
  31. Il futuro che vorrei per le prossime generazioni Giusto e sostenibile
  32. Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Gli errori fatti per amore
  33. Il mio motto No hay nada peor que añorar lo que nunca jamás sucedió

(a cura di Velania La Mendola)

 

 
Un continente in rivolta
Un continente in rivolta
Autore: Lucia Capuzzi
Collana: Pagine prime
Formato: Libro | Editore: Vita e Pensiero | Anno: 2020 | Pagine: 176
Dopo un decennio di relativa stabilità, l’America Latina è oggi scossa da un’ondata di rivolte che nemmeno la pandemia è riuscita a disinnescare.
€ 14,00

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