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Maria Ignazia Angelini e la preghiera dei salmi

26.08.2020
Maria Ignazia Angelini nasce a Pesaro nel 1944 e decide di entrare in convento a soli diciannove anni, vincendo le resistenze di suo padre che aveva tentato in tutti i modi di dissuadere la figlia.
Così racconta l'arrivo al monastero delle benedettine di Viboldone, nella fredda mattinata del 2 gennaio 1964: «C’era galaverna e così tanta nebbia da non sapere se ci sarebbe stato il sole. Mi accompagnarono mio papà, mia mamma e i miei due fratelli maggiori, uno medico e l’altro entrato da poco in seminario. Mia sorella era rimasta a casa perché aveva appena partorito il secondo figlio. [...] 
Stipati nella Seicento rossa di papà, con il materasso, che le monache mi avevano chiesto di portare, caricato sul tetto, fummo bloccati a San Giuliano Milanese, poco prima del monastero, da un passaggio a livello. Mio padre, triste e arrabbiato per la mia scelta, disse che era un segno del destino, che non si doveva proseguire oltre. “No” dissi “è segno che non abbiamo pazienza, papà…”»

La comunità monastica a cui Madre Ignazia decide di consacrarsi non è come tutte le altre: a Viboldone la separazione monastica femminile è infatti vissuta senza grate, le monache alternano la preghiera al restauro di antichi e preziosi manoscritti e sono fortemente inserite nel territorio e nella vita della diocesi.
A iniziare il tutto è una donna estremamente singolare, Margherita Marchi, che, cresciuta a Bologna in un ambiente agnostico si convertì al cristianesimo a 17 anni e solo qualche anno dopo decise di consacrarsi alla vita religiosa come Sorella dei Poveri di Santa Caterina da Siena. La sua personalità carismatica e il suo slancio vengono però messe a dura prova da formule di preghiera prolisse e ridondanti espressione di un devozionismo che anziché «nutrire lo spirito, lo infiacchisce, lo rende arido e vuoto». Margherita sceglie allora di abbandonare quell'esperienza per abbracciare la via benedettina «come i monaci, e non come le monache!». Il periodo travagliato che porta suor Margherita alla separazione dalla congregazione cui apparteneva e poi alla fondazione della nuova comunità è raccontato nel libro Notte di luce e di pietosa bontà che raccoglie la corrispondenza inedita tra Madre Margherita Marchi e il padre spirituale Luigi Maria Tabanelli e che si apre con un bella prefazione di Maria Ignazia Angelini. 
 
Studentessa vivace, appassionata di filosofia, Ignazia stava per abbandonare una vita promettente per fare, lei stessa, una promessaMa la sua scelta non era motivata dalle particolari caratteristiche della comunità di Viboldone. Come ammise lei stessa quella scelta era e rimane un "mistero": «C'era qualcosa che non dipendeva da me ma solo e semplicemente mi attirava». In effetti il primo impatto non fu facile e non furono pochi gli ostacoli incontrati nel primo periodo. 

«La badessa di allora, Maria Angela Solari, mi voleva molto bene, ma era anche un po’ intimorita dal mio fervore culturale, dal mio desiderio di studiare. Non era sicura che il monastero fosse la mia strada, tanto che mi mandò a fare l’eremita nella campagna sabina, dove già si trovava una monaca russa. Mi bastava: certo io in realtà mi sentivo portata per la vita cenobitica, di comunità, ma lì potevo studiare e scrivere.
La badessa tornò dopo alcuni mesi e, trovandomi ancora più dimagrita e consumata – mi nutrivo di erbe, mele e rape raccolte nella campagna circostante – disse “Torna a Viboldone. Potrai studiare”. In monastero, con le mie compagne di noviziato, scrivemmo un documento su come vedevamo il monachesimo del futuro. Da quel momento in poi qualcosa si mosse, ed oggi molte cose sono diverse: io stessa, con il tempo, contribuii a introdurre lo studio come elemento costante della nostra formazione, ma tutte insieme capimmo che dovevamo cercare un diverso sistema di relazione tra di noi. Erano gli anni del Concilio Vaticano II, ma nel monastero eravamo ancora vestite come nel Medioevo». (da Mentre vi guardo, Einaudi, Milano 2013)

Dopo aver studiato alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale sotto la guida del teologo Giovanni Moioli, entra lei stessa nel corpo docenti, insegnando per diversi anni Storia della spiritualità monastica. Nel 1980 diventa maestra delle novizie al monastero benedettino, un incarico che coprirà fino al 1996 quando venne eletta badessa della Comunità di Viboldone. 

Il Concilio aveva pian piano portato un vento di "novità" nel linguaggio della fede: le pratiche e le regole pietistiche che ingessavano la preghiera quotidiana delle comunità e delle famiglie di vita religiosa (e che erano tanto criticate dalla fondatrice Margherita Marchi) vengono pian piano sostituite, sotto la spinta innovatrice messa in moto dal Concilio, dal libro del Salterio. La stessa madre Ignazia scrive, riferendosi a quel periodo: «si riconosceva al tempo stesso la necessità imprescindibile di una nuova "appropriazione", da parte dei cristiani, del tesoro comune, nascosto, eppure di per sé patrimonio originariamente appartenente alla comunità dei battezzati, costituito appunto da questo libro dove si è sedimentata la preghiera ebraica e cristiana di millenni». L'amore di Madre Ignazia per il libro del Salterio, il "Vangelo pregato", emerge con chiarezza dalla trilogia di opere curate insieme al teologo Roberto Vignolo: 
Un libro nelle viscere Nei paesaggi dell’anima (dedicate al primo libro del Salterio), Quando vedrò il tuo volto (che si incentra sul secondo libro del Salterio). In essi sono raccolti saggi di biblisti, monaci, uomini e donne di preghiera che invitano il lettore comune a gustare il dono del Salterio. 

Impegnata nell'ecumenismo e nel dialogo con i non credenti, Madre Ignazia combatte i luoghi comuni che ruotano attorno alla vita monastica. Ciò che più colpisce entrando nel monastero di clausura di Viboldone è trovarsi di fronte ad un luogo costruito sulla dimensione della relazione e non dell'isolamento. Scrive la giornalista Elisabetta Rasy sul Sole 24 Ore «La vita monastica che descrive ha qualcosa da insegnare ai credenti ma anche a chi credente non è: l'accettazione e il riconoscimento della imperfezione nella quale è necessario vivere, l'utilità dell'umorismo, l'autenticità, che significa non nascondersi dietro un ruolo ma anche non svilirsi nell'esibizionismo, la cura degli oggetti, che deve tenersi a uguale distanza dallo spreco e dalla idolatria del possesso. Secondo Madre Ignazia il monastero dovrebbe espandersi "nei luoghi più diversi nella vita di oggi: nelle carceri, nelle università, negli ospedali, in ogni espressione umana ci dovrebbe essere un piccolo nucleo monastico". E con la sua voce autorevole avanza una precisa richiesta: "Per poter continuare a esistere, i monasteri femminili hanno bisogno di non avere addosso lo sguardo indagatore dei signori di curia, ma di avere un po' più di spazio dialogico vitale nella Chiesa, di poter rimanere più in reale interazione con le altre voci delle comunità credenti"». 

Il 22 febbraio 2019 (dopo ventitré anni e per raggiunti limiti di età) Ignazia Angelini, una delle voci più lucide del monachesimo italiano, ha lasciato la guida della comunità dove è entrata 56 anni fa, consegnando le dimissioni alla nuova badessa, suor Annamaria Pettoni
E alla nostra epoca 
minacciata di distruzione, in cui la speranza ha ceduto il passo alle passioni tristi, alla paura e all'accidia, Maria Ignazia Angelini 
richiama la regola monastica di San Benedetto: "E della misericordia di Dio mai disperare (Regula 4,72)". Quella misericordia di cui secondo il salmista "è piena la terra" si incontra, scrive Ignazia Angelini, leggendo il Vangelo, «nella narrazione dell’umana vicenda inaugurata su quel tragitto che scende da Gerusalemme a Gerico (Lc 10,30)» (tratto dal saggio Prendere bene tutte le cose).

a cura di Erica Crespi
 
Un libro nelle viscere
Un libro nelle viscere
autore: Maria Ignazia Angelini, Roberto Vignolo
collana: Sestante
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2011 | pagine: 288
I salmi del Vangelo sono il Vangelo pregato. Il libro di Angelini e Vignolo si propone di riflettere su esegesi, teologia e spiritualità della preghiera dei salmi. Il libro si configura come una biblioteca organica, un breviario che ospita approcci di studio diversi e eterogenei e vuole offrire un supporto biblico, spirituale e pastorale a chiunque ne abbia bisogno.
€ 20,00

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