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Miguel Benasayag, il filosofo in lotta per l’umano

18.08.2020

«Quando ero un giovane adolescente a Buenos Aires, durante una delle molteplici dittature che si sono succedute nel Paese, c’era un cinema che si arrabattava a proiettare, nonostante la forte censura, film d’essai. Un giorno assistetti alla proiezione di un’opera dell’avanguardia giapponese esistenzialista, una trilogia che durava più o meno dodici ore. Quella trilogia, intitolata La condizione umana, raccontava la storia di un uomo che nella sua vita attraversa tre situazioni molto diverse tra loro. In un primo momento, lavorando come tecnico, ha a che fare con dei prigionieri cinesi; impegnato come combattente, deve affrontare quella nuova situazione; infine, viene fatto lui stesso prigioniero. In ogni situazione, il personaggio cercava di non agire in modo meccanico – seguendo il ruolo assegnato –, ma di assumere la situazione, di prenderne coscienza. Si può qui riconoscere la tematica esistenzialista: un secondino non è un secondino, non più di quanto un combattente sia un combattente e così via. […] Il tempo è trascorso, anch’io sono stato un combattente, un prigioniero, un esule. Arrivando in Francia, ho cercato quel film che mi aveva accompagnato come un amico, come un punto di riferimento in tutti gli anni di lotta, di prigione, di tortura. Nessuno lo conosceva […]. Mi ci sono voluti quarant’anni per mettere le mani sul dvd del film e poter infine rivederlo, con mia moglie. È stato un magnifico reincontro.

Cosa sarebbe accaduto se, anziché continuare il mio cammino con il mio ‘amico giapponese’ per quattro decenni, avessi potuto, appena arrivato in Francia, ordinarlo premendo semplicemente un tasto del computer? Quel giorno, a Parigi, era ‘già domani’: potevo guardare dietro di me il cammino che non avrei percorso mai più, affiancando al contempo l’adolescente che ero stato. Se avessi potuto ottenere quel film venticinque anni prima, non avrei ‘guadagnato tempo’: avrei avuto tutt’altra esperienza, sarebbe stato un reincontro tutto diverso. […] Ho potuto, tra le altre cose, comprendere ancora meglio perché la morte dei miei compagni di resistenza era stata orribile: sono morti troppo presto, senza avere avuto la felice possibilità di approdare ai momenti in cui si comincia a comprendere cosa è stato il nostro cammino, la nostra vita.» 

È una pagina tratta dal libro Funzionare o esistere del filosofo e psicoanalista Miguel Benasayag, che apre uno spiraglio significativo sulla sua vita e le sue lotte. Dall’Argentina, dove per motivi politici ha subito più volte il carcere e la tortura – insieme alla sua compagna, rimasta uccisa –, è fuggito in Francia grazie alla sua doppia nazionalità (la madre era un’ebrea francese). Oggi vive a Parigi e si occupa di problemi dell’infanzia e dell’adolescenza.

Con Vita e Pensiero ha pubblicato anche La salute ad ogni costo. Medicina e biopotere e il recente La tirannia dell’algoritmo. Da un’isoletta della Bretagna, in vacanza con la famiglia, Benasayag, si è prestato a un piccolo “gioco letterario”, ispirato da quello che è passato alla storia come "Il questionario di Proust": 32 domande aperte che lo stesso Proust compilò in maniera originale, esprimendo i suoi umori, le sue preferenze, i suoi paradossi, lasciando anche dei vuoti.
Ecco le sue risposte.

  1. Il tratto principale del mio carattere: l’entusiamo
  2. A 20 anni ero… complicato
  3. Oggi sono… complicato
  4. Quel che apprezzo di più nei miei amici: la tenerezza
  5. La più grande felicitàle mie figlie
  6. Il dolore più profondo: quando le mie figlie stanno male, quando sono ammalate; quando sono stato torturato; quando hanno ucciso la mia compagna e l’hanno gettata a mare.
  7. La mia occupazione preferita: studiare
  8. Quel che detesto più di tutto: la gente che si prende troppo sul serio
  9. L’amore è… TUTTO
  10. La città ideale è…: Calamuchita [in Argentina]
  11. Il colore che preferisco: blu
  12. Il fiore che amo: «pirocare»
  13. I miei poeti preferiti: Borges, Pessoa
  14. Un verso di una poesia che mi è caro: «Quizá la nube sea no menos vana / que el hombre que la mira en la mañana» [“Forse la nube non è meno vana / dell’uomo che la guarda nel mattino », Borges, Nubes II]
  15. Una bevanda che prediligo: acqua tonica
  16. Il libro sul comodino: ---
  17. Il mio personaggio letterario preferito è: Juan Perez  
  18. Un’opera d’arte che bisogna vedere di persona almeno una volta nella vita…: ---
  19. I pittori che amo di più: Juan Perez 
  20. Il genere musicale che preferisco: ---
  21. Un brano che ascolto volentieri:
  22. Un film che mi ha commosso: La condizione umana [trilogia cinematografica giapponese, diretta da Masaki Kobayashi]
  23. Il periodo storico in cui avrei voluto vivere: oggi
  24. Un personaggio storico che ammiro: il Che
  25. Un personaggio storico che detesto: il Che
  26. Il luogo in cui mi piace scrivere: dappertutto
  27. La scrittrice o lo scrittore del passato che avrei voluto conoscere: ---
  28. La mia biblioteca è ordinata per… niente! È un vero casino
  29. Un sogno per il presente: la scomparsa della Monsanto [la multinazionale coinvolta nella triste vicenda del pesticida Roundup] e di altri delinquenti che inquinano il pianeta
  30. Il futuro che vorrei per le prossime generazioni: che ne abbiano uno
  31. Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza: grosso modo tutte, non sono un giudice
  32. Il mio motto: ---
 
PdfLa tirannia dell'algoritmo
La tirannia dell'algoritmo
autore: Miguel Benasayag
collana: Transizioni
formato: Ebook | editore: Vita e Pensiero | anno: 2020
Miguel Benasayag, il filosofo e psicanalista di origine argentina che ci ha insegnato a difen­derci dalle ‘passioni tri
€ 9,99

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