Ravasi: come riconoscere Dio?

Ravasi: come riconoscere Dio?

20.08.2021
«Adamo, dove sei?»
«Adamo, dove sei?»
autori: Gianfranco Ravasi
formato: Libro
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Il volto del Cristo è presente in filigrana all’interno dei visi lacerati e sofferenti dei «fratelli più piccoli», gli affamati, gli assetati, gli stranieri, i nudi, i malati e i carcerati.

Nato a Merate nel 1942, Gianfranco Ravasi cresce nel limitrofo paese di Osnago. Intenzionato a seguire le orme della madre nell'insegnamento, intraprende un corso di formazione in seminario ove ha l'occasione di studiare numerose lingue moderne e antiche, tra cui il greco e l'ebraico.

Il 28 giugno 1966 viene ordinato presbitero per l’arcidiocesi di Milano e prosegue i suoi studi presso la Pontificia Università Gregoriana dove ottiene la laurea in Teologia, e presso il Pontificio Istituto Biblico dove ottiene la licenza in Sacra Scrittura. Diventa docente di esegesi biblica al Seminario arcivescovile di Milano e alla Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e membro della Pontificia commissione biblica.

Nello stesso periodo approfondisce il suo interesse per l’archeologia, conseguendo la laurea in Archeologia presso l'Università ebraica di Gerusalemme e affiancando archeologi come Kathleen Kenyon e Roland de Vaux in Siria, Giordania, Iraq e Turchia.

Nominato Prefetto della Biblioteca Ambrosiana fondata da Federico Borromeo, nel 2007 Ravasi ottiene le cariche di Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e Presidente del Consiglio di Coordinamento tra Accademie Pontificie. Nello stesso anno diventa arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare, ottenendo la consacrazione episcopale da parte di Benedetto XVI, Tarcisio Bertone e Marian Jaworski, nella Basilica di San Pietro.

Esperto biblista ed ebraista, in un’intervista pubblicata nel 2008 sulla Rivista del Clero Italiano, riprende Eliot e sostiene «Se scompare la Bibbia, noi perdiamo il nostro volto. La Bibbia è alla radice della cultura, delle interrogazioni fondamentali della nostra civiltà che, senza di essa, risulterebbero incomprensibili. Proprio per la sua caratteristica di essere un testo incarnato, di essere quindi un testo storico con una concreta dimensione storico-letteraria, il testo biblico è un grande documento umano universale, un grande patrimonio dell’umanità».

Il 20 novembre del 2010 è creato cardinale da papa Benedetto XVI e gli viene assegnata la diaconia di San Giorgio in Velabro.

Collabora a giornali, tra i quali L’Osservatore Romano, Avvenire, sul quale ha tenuto per oltre quindici anni la rubrica “Mattutino”, Il Sole 24 Ore. Ha condotto per più di venticinque anni la rubrica domenicale Le frontiere dello Spirito sull’emittente televisiva “Canale 5”. La sua vasta bibliografia ammonta a circa centocinquanta volumi, riguardanti soprattutto argomenti biblici, letterari e di dialogo con le scienze come Adamo, dove sei?, un libro nel quale descrive lucidamente il nuovo paesaggio dell’umano (quello nuove frontiere della genetica e delle neuroscienze, dell’intelligenza artificiale, del transumanesimo dei cyborg, dell’infosfera, dei social network) evitando gli estremi opposti del rimpianto di un mondo ordinato che non esiste più o dell’acritica accettazione di quanto accade.

Nel capitolo finale, dedicato all’incarnazione, troviamo degli interessanti passaggi che riprendono la riflessione di Jorge Luis Borges nel libro L’artefice (1960). Basandosi sulla nostra ignoranza del volto storico di Gesù, Borges «ricorre al simbolo dello specchio e al passo paolino del “Dio tutto in tutti” per illustrare questa pienezza dell’Incarnazione: “Abbiamo perduto quei lineamenti […] Possiamo scorgerli e non riconoscerli. Il profilo di un ebreo nella ferrovia sotterranea è forse quello di Cristo; le mani che ci porgono alcune monete a uno sportello forse ripetono quelle dei soldati che, un giorno, lo inchiodarono alla croce. Forse un tratto del volto crocifisso si cela in ogni specchio; forse il volto morì, si cancellò, affinché Dio sia tutto in tutti”».

E commenta «Il volto del Cristo, il Figlio di Dio è presente in filigrana all’interno dei visi lacerati e sofferenti dei «fratelli più piccoli», gli affamati, gli assetati, gli stranieri, i nudi, i malati e i carcerati. Per una totalità dell’Incarnazione è necessario il coinvolgimento della totalità dell’umanità nel prototipo cristologico».

 

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