Il nostro Natale: letteratura e spiritualità sotto l'albero

A Natale regala la luce

10.11.2021
Biografia della Luce
Biografia della Luce
autori: Pablo d'Ors
formato: Libro
prezzo:
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Biografia della luce è un regalo perfetto per questo Natale, insieme a una selezioni di titoli per chi sa apprezzare le piccole cose, ama leggere le favole e viaggiare in cerca di senso, o desidera un libro da sfogliare come viatico giornaliero per lo spirito

A CHI È IN CERCA DI LUCE
Abbiamo bisogno di luce. Abbiamo bisogno di tornare a vedere le cose come sono, siamo in cerca di qualcosa che catturi il nostro sguardo e indirizzi il nostro cammino di vita costellato di ombre e qualche volta immerso nella notte più nera. Lo sa bene Pablo d'Ors, che ha iniziato a scrivere Biografia della luce in un periodo di dolore fisico e buio nel cuore. Così scrive: «Per uscire da quell’inferno, mi sono aggrappato alla preghiera e alla scrittura, come ho sempre fatto. L’idea che sarei potuto tornare a pubblicare qualcosa di più o meno decente mi risultava sempre più lontana. Ho messo in discussione trent’anni di intensa dedizione alla letteratura e, come conseguenza, ho iniziato a passare le notti in bianco, senza dormire». Cercando aiuto nella meditazione, a cui si dedica da tempo e che ha già raccontato in Biografia del silenzio, intraprende qui un personale cammino interiore, radicato nel Vangelo e nella vita di Gesù di Nazareth, che parla a tutti gli uomini e le donne affamati di spirito, in qualunque punto del loro cammino di vita e di fede si trovino. Raccontata dalla sua scrittura semplice, poetica e profonda, la vita di Gesù diventa la storia della nostra stessa vita. Per scoprire alla fine che la sua biografia è la nostra biografia, che il nostro è un cammino di luce verso la luce.




A CHI APPREZZA LE PICCOLE GIOIE
Gli abitanti dell'Isola di Samoa, dove visse i suoi ultimi anni, lo chiamavano Tusitala, che significa "Narratore di Storie". Oggi Robert Louis Stevenson è uno degli autori più letti al mondo, ma soprattutto grazie ai suoi romanzi, dall'Isola del tesoro allo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Poco si conosce della sua vita (quella vera, non quella di avventuriero che gli è stata cucita addosso) e del suo pensiero. Sermone di Natale e altri scritti religiosi (tradotto da Giovanna Bendelli) ci offre una piccola e insolita chiave d’accesso allo Stevenson intero, uomo e scrittore a tutto tondo. Sono testi dell’ultimo decennio della sua breve vita, di genere diverso ma accomunati dalla fiducia nella cura amorevole di Dio e nella intrinseca bontà e onestà dell’uomo: nel Sermone di Natale scritto per la famiglia dopo la morte del padre, nel saggio autobiografico Pulvis et umbra, nelle poesie e nelle preghiere composte per il rito serale nella casa samoana troviamo uno sguardo benevolo verso l’uomo destinato non al successo, ma semplicemente a fare ogni cosa al meglio delle sue capacità. Ecco la magia di Stevenson: nelle parole di Manguel, «una filosofia felice, grata per le piccole e grandi benedizioni della vita», che sa lasciare anche nei suoi lettori un senso di felicità.

A CHI AMA L'ARTE
Cosa collega la preistorica Venere di Willendorf alla Madonna del parto di Piero della Francesca? E qual è la relazione tra 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e il dipinto Le due madri di Segantini, ambientato in una stalla? Un filo rosso tiene legate le immagini di che ritroviamo in Mettere al mondo il mondo di Giovanna Brambillala centralità del tema della nascita, che si snoda avanti e indietro tra secoli e paesi, celebrando il potere taumaturgico della generatività. Perché se ‘mettere al mondo’ definisce la venuta di un bambino su questa terra, ‘mettere al mondo il mondo’, frase coniata dall’artista Alighiero Boetti e qui ripresa come titolo, sottolinea come ogni nascita sia una possibilità data al mondo di reinventarsi un futuro migliore': il volume vuole essere una storia senza tempo, una storia corale, che, in un tempo come il nostro, affronta il tema della rinascita, della costruzione di un futuro migliore. 
L'autrice, infatti, ci assicura che, finché c’è nascita, la speranza abiterà la terra. Speranza a cui oggi ci aggrappiamo per superare la crisi della pandemia; speranza di cui abbiamo bisogno per costruirci un futuro migliore.

A CHI AMA LE FAVOLE
Cosa ci insegna la letteratura? «Ci ricorda che cosa significa essere umani». Parole di Alberto Manguel, scrittore, critico, che ama definirsi soprattutto “un appassionato lettore”. Lo dimostra anche nel suo ultimo libro, Mostri favolosi: una galleria di amici letterari, fatti di carta e inchiostro, che per ogni occasione hanno le parole giuste da sussurrare, senza ipocrisia o remore. Nelle sue pagine ritroviamo Cappuccetto Rosso, il capitano Nemo, don Giovanni, il mostro di Frankenstein, Dracula, Superman, Alice, il nonno di Heidi, Giobbe e molti altri, a cui Manguel dedica un tributo incantevole e magico, impreziosito dalle illustrazioni di suo pugno, compreso l’autoritratto in copertina. I lettori non potranno che immergervisi ritrovando consonanze, ricordi ed emozioni, perché «i lettori», chiosa Manguel, «hanno sempre saputo che i sogni narrativi danno vita al mondo che chiamiamo reale».

UNA PAGINA AL GIORNO PER LO SPIRITO
«La letteratura è uno strumento di precisione come ne esistono pochi, giacché si muove all’altezza della singolarità, libertà e tragicità della vita (in verità riesce a raccontare l’io e il noi, l’impetuosamente personale e l’avventura collettiva, ma anche la grazia e il peccato, l’incontro e la solitudine, il dolore e la redenzione)». Così scrive il cardinale José Tolentino Mendonça in Una grammatica semplice dell'umano, in cui ci offre – con uno stile potentemente suggestivo, utilizzando spesso la forza dell’aforisma che va dritto al cuore – piccole, sapienti piste di spiritualità per il nostro tempo, per ritrovare la ‘materialità’ dello Spirito, la ‘mistica dell’istante’ in cui percepiamo il profumo dell’eterno nella fragranza di un pane condiviso.

PER I VIAGGIATORI IN CERCA DI EMOZIONI PROFONDE
«Ci sono forze spirituali diffuse e persistenti nel nostro Paese – scrive Eraldo Affinati nella Postfazione a questo volume –, quasi sempre invisibili, che agiscono nel profondo senza pretendere udienza né riconoscimenti». Ed è proprio lungo le tracce di «emozioni soddisfatte», «inquietudini risolte» e «crisi superate» che si snoda l'itinerario proposto da Roberto Italo Zanini nel libro D'amore, di silenzio e d'altre follie. Un viaggio in Italia diverso da tutti gli altri, perché qui le tappe sono rappresentate da eremi e monasteri, da comunità di famiglie e da angoli della metropoli trasformati in luoghi di raccoglimento. Si compone così una galleria di testimoni che vivono la loro esperienza al confine tra mistica e impegno, tra l’azione e il silenzio: Padre Marko Rupnik, Antonella Lumini, fra Emiliano Antenucci e Angela Volpini sono solo alcuni dei protagonisti di un reportage che non mancherà di sorprendere e appassionare di un'indagine inedita che rimanda all'essenzialità della fede.

PER CHI NON AMA LA SOLITA STORIA 
Un libro che non è il solito libro e non è la solita storia: History Telling. Esperimenti di storia narrata di Paolo ColomboQuesto volume mette infatti a disposizione di tutti i lettori sei esempi di History Telling, la modalità originale con la quale Paolo Colombo trasmette da anni il sapere storico al di fuori delle aule univer­sitarie, in teatri che sono andati riempiendosi di un pubblico sempre crescente, conquistato dall’appassionante mix di ricerca scientifica e abilità narrativa. Nella narrazione di episodi molto diversi tra loro – dalla distruzione di Varsavia a opera dei nazisti durante la Seconda Guer­ra Mondiale all’ultrasecolare sfruttamento del Congo, da Adriano Olivetti a John Fitzgerald Kennedy, dai legami tra rock, giovani e droga a quelli tra Disco Music e coming out dei gay a livello sociale – la Storia si intreccia alle storie con sapiente facilità e giunge a qualcosa di nuovo che va al di là sia della divulgazione sia della scrittura accademica.

PER CHI VUOLE RISCOPRIRE LA PROPRIA UMANITÀ
Domande all’apparenza semplici quali «come va?» o «da dove vieni?» o «come ti chiami?», se colte nel loro senso più profondo, ci conducono al centro della nostra anima, là dove – ci spiega il filosofo catalano Josep Maria Esquirol nel saggio Umano, più umano – siamo toccati da quattro realtà fondamentali con cui abbiamo a che fare per tutta la nostra esistenza: la vita, la morte, il tu e il mondo. L’incontro con questi «infiniti essenziali» segna una «ferita», un’apertura inesauribile che sottrae a ogni pre­tesa di autosufficienza e che ci costituisce nella nostra umanità. Imparare a vivere è imparare ad accompagnare queste ferite, non a suturarle. Esse infatti sempre ci sorpassano con il loro eccesso e chiedono la pazienza di continue risposte, che vanno cercate non nell’oltre postulato dalle odierne tendenze transumanistiche, ma restando dentro questa condizione, intessuta di vulnera­bilità e debolezza. Esquirol sfida la tendenza odierna del trans-umanesimo, sottolineando che non saremo mai troppo umani, come voleva Nietzsche. Anzi, se c’è un orizzonte da perseguire è quello di cercare di diventare più umani, nella dimensione più quotidiana e domestica dell'esistenza.




 

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