Barelli: “gli occhi birichini” e la Gioventù Femminile Cattolica

Barelli: “gli occhi birichini” e la Gioventù Femminile Cattolica

15.08.2021
Armida Barelli
Armida Barelli
autori: Maria Sticco
formato: Libro
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«Sarà un fuoco di paglia, o un grande movimento?»,
si domandava Ida, osservando 
«gli occhi lucenti nei visi commossi e protesi».
Maria Sticco

Di seguito un estratto dalla biografia Armida Barelli. Una donna tra due secoli scritta da Maria Sticco nel 1968 e ripubblicata in una nuova edizione da Vita e Pensiero nel 2021. Il brano è tratto dal capitolo La grande svolta, ambientato alla fine del 1917, che inizia raccontando la storia della fondazione della Gioventù Femminile Cattolica a Milano e la prima presidenza di "Ida" (di cui ricorre oggi l'anniversario della scomparsa).

«Sia riservata alla Gioventù Femminile la sorte del granello di senape dell’Evangelo», augurò il cardinale Ferrari e concluse salutando prima presidente della Gioventù Femminile Cattolica milanese quella signorina Barelli che ancora parlava poco, ma conquistava già con gli occhi birichini e il sorriso dolcissimo. Conquistava, ma era anche lei conquistata dalla presenza di tante fanciulle di ogni categoria: operaie, studentesse, impiegate, insegnanti, signorine così aperte all’ideale, avide di sapere, disposte a studiare e a sacrificarsi per difendere la Chiesa. Il loro entusiasmo comunicativo riaccendeva il suo. […]

Perché l’entusiasmo non svanisse in parole, il cardinale incaricò don Francesco Olgiati, dotato di una rarissima limpidezza di espressione, di formare il gruppo delle propagandiste con un corso di lezioni serali, che durò tre mesi e riunì più di ottanta iscritte. Don Olgiati al suo molto lavoro aggiunse anche questo, e seppe dare al corso l’impostazione sistematica e la severità disciplinare di una vera scuola, con interrogazioni ed esercitazioni delle allieve. Ida fu puntualissima a seguirlo, non solo per essere di buon esempio, ma per la novità delle lezioni.

Non era l’istruzione catechistica vecchio metodo della parrocchia e del collegio; erano le verità del cristianesimo messe a riscontro delle teorie avverse, con ampia inquadratura storica; erano non tanto precetti quanto idee, e con le idee argomenti validi da opporre alle critiche demolitrici degli anticattolici. Il corso aveva un bersaglio polemico, la scuola non doveva restare nella sfera dell’intelletto, ma tradursi in azione, subito.

La Barelli e le sue collaboratrici non persero tempo: se alle otto di sera andavano a lezione in arcivescovado, durante il giorno passavano di parrocchia in parrocchia a fondare i «convegni» (detti poi circoli). Il primo fu quello di San Gregorio, che il 10 marzo 1918 ebbe in padre Enrico Mauri il suo assistente ecclesiastico e in Delia Agostini, quindicenne, la sua prima aspirante. Ai circoli accorrevano le ragazze migliori delle parrocchie, e anche le mediocri, per curiosità del nuovo.

Con il duplice scopo di alimentare l’entusiasmo e di tenere unite le file, la Barelli fondò un giornale pugnace nel titolo e nell’intonazione: «Le Nostre Battaglie», che uscì per la prima volta in marzo come numero unico; in luglio come periodico settimanale. Redazione e amministrazione provvisoriamente furono ospitate da padre Mauri, poi affidate a don Giovanni e don Carlo Rossi con sede in piazza Fontana. Tra il marzo e il luglio nacquero circoli non solo a Milano, ma a Rho, a Magenta, a Busto Arsizio, a Seregno, a Monza e in molti altri paesi della grande diocesi ambrosiana, nonostante l’asprezza di quel terzo inverno di guerra. O forse per questo?

Difficoltà di comunicazioni, scarsezza di vitto, mancanza di riscaldamento, restrizioni di ogni sorta, strazio di profughi, minaccia di epidemie, angoscia per gli uomini al fronte, incertezza per l’avvenire creavano un clima di sofferenza e di attesa, in cui non suonavano anacronistici né eccessivi i motti eroici lanciati dalle propagandiste ai circoli nascenti: «Contro corrente! – O apostole o apostate! – Rendere cristiana l’Italia! – Portare Gesù Cristo in ogni cuore! – Preparare un avvenire più degno delle nostre tradizioni!». Qualche parruccone scuoteva il capo: «Fanatiche!». Ma quelle fanatiche divennero in pochi mesi e solo a Milano 5 mila e riuscirono a far tornare nell’orfanotrofio I stellin il cappellano e le suore congedati dalla Giunta socialista.

La nuova carica, che la portò d’un balzo alla presidenza della Gioventù Femminile milanese, non distaccò Ida dai suoi grandi amici. Ida sentì l’utilità della loro competenza e del loro appoggio in un’impresa tanto superiore alle sue forze; essi sentirono più di prima la necessità della sua presenza nelle loro discussioni. Mentre infuriava la battaglia sul Grappa, padre Gemelli, colonnello medico al Comando Supremo, forzò la volontà e trovò il tempo per una scappata a Milano, dove il 20 gennaio 1918 costituì giuridicamente la Società Editrice Vita e Pensiero, di cui la Barelli fu subito azionista e cassiera.

«Osiamo in un momento tragico», disse e scrisse nella rivista, annunciando la nuova impresa editoriale, che aveva per scopo la diffusione del libro cattolico. «E osiamo perché teniamo gli occhi fissi al domani...».

 

 

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