Buon lavoro alle donne

Buon lavoro alle donne

07.03.2022
Alla Festa della donna sono legate diverse storie e leggende: la più famosa vuole la nascita dell’evento come commemorazione della morte di alcune operaie tessili americane, decedute durante un rogo all’interno della loro azienda. In realtà la celebrazione è nata negli Stati Uniti nel 1909 per ricordare migliaia di operaie pronte a scioperare per rivendicare migliori condizioni lavorative e un aumento dei salari. Sarà l’ONU a proporre l’8 marzo come data comune per celebrare l’evento, dichiarando il 1975 come “Anno Internazionale delle Donne”.

LA RIVOLUZIONE ROSA DEL LAVORO
Nonostante siano stati fatti passi avanti, ancora oggi le donne non godono completamente delle tutele di base, con forti disparità e discriminazioni di tipo sociale, lavorativo, salariale, con numeri ancora ristretti nell'accesso ai ruoli manageriali. Come sottolinea la sociologa Rosangela Lodigiani, autrice di Lavoratori e cittadini, nell’intervista che potete leggere qui, «la femminilizzazione della forza lavoro è certamente uno dei cambiamenti più rivoluzionari della storia recente», tuttavia i sistemi di welfare non hanno saputo accompagnare questa svolta emancipatoria e l'Italia è rimasta sempre fanalino di coda nell'investimento sulla funzione famiglia e rispetto agli altri partner europei. Inoltre, si tende a svalorizzare ancora troppo spesso «il lavoro svolto dalle casalinghe, di cui manca – prosegue la Lodigiani – anche il nome del corrispettivo maschile, e tutti i lavori di cura della famiglia», classificandoli come “funzioni improduttive”.

IL NODO FAMIGLIA-LAVORO
Le condizioni di vita e lavoro delle donne e le diseguaglianze ancora presenti comportano problemi anche sul fronte della natalità. L’Italia è uno dei paesi in cui l’inverno demografico è più accentuato, ma – spiega Alessandro Rosina in Crisi demografica. Politiche per un paese che ha smesso di crescere – quello che distingue il nostro dagli altri paesi avanzati con natalità più elevata non è un minor numero di figli desiderati, ma politiche meno efficienti a favore delle famiglie e delle nuove generazioni.

«In presenza di adeguati strumenti nel gestire impegni e tempi nei vari ambiti, chi ha lavoro più facilmente sceglie di avere un figlio e chi ha un figlio maggiormente si offre nel mercato del lavoro. Se, invece, essi sono carenti, soprattutto le donne che danno particolare importanza al lavoro rivedono al ribasso (a parità di desideri e preferenze) il numero di figli, mentre le donne che danno più importanza alla famiglia con figli si trovano a rivedere al ribasso (a parità di capacità e competenze) la realizzazione professionale». Non a caso l’Italia ha uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa: «tra i 25 e i 49 anni, a essere occupate sono circa il 72% delle donne senza figli contro meno del 55% delle donne con figli piccoli», conclude Rosina (leggi l'estratto dal volume Donne, figli e lavoro).

L’introduzione forzata dello smart working durante la pandemia pare aver peggiorato, per certi versi, la situazione sul fronte femminile. Una ricerca ripresa da Luca Pesenti e Giovanni Scansani in Smart Working Reloaded ha evidenziato che, all’interno di un campione di teleworker, «i livelli di soddisfazione sono più bassi tra chi lavora da casa a tempo pieno, tra i lavoratori più anziani e tra le donne, con un effetto negativo crescente all’aumentare del numero di figli». Il lavoro da casa, infatti, si presenta soprattutto per le donne con più di bambino in casa come un’arma a doppio taglio: «la maggior parte delle donne che lavora da casa – proseguono i due autori – segnala maggiori interferenze del lavoro sulla famiglia e maggior stress rispetto a chi non lavora mai da casa e dunque un rischio più elevato di avere maggior intensità di conflitto famiglia-lavoro».

Un dato confermato da Valeria Cantoni Mamiani in Leadership di cura, la quale scrive: «nel secondo trimestre 2020 ad aver lavorato più spesso da casa sono soprattutto le donne (23,6% in confronto al 16,3% degli uomini), che hanno visto nel 2020 aumentare anche il loro carico di lavoro in casa. Con il lavoro remoto questo si è sovrapposto agli impieghi domestici senza più la possibilità di una separazione spaziale e temporale degli stessi». 

ANCORA TROPPE POCHE DONNE LEADER
Ma non è solo una questione di conciliazione famiglia-lavoro. Se è vero, come dicevamo all'inizio, che c'è stata una rivoluzione rosa del lavoro, è anche vero che molte aziende e organizzazioni hanno ancora un sistema patriarcale e gerarchizzato, basato solo sul comando e sulla competitività. Come scrive ancora Valeria Cantoni Mamiani: «in Italia il numero dei manager uomini è ben superiore di quello delle donne. Nonostante un vorticoso aumento del 49% delle donne manager dal 2009 al 2019, nel 2020 le manager erano il 18,3% del totale». Una disparità che genera anche uno sblianciamento verso uno stile organizzativo basato su competitività e machismo. Eppure esiste un altro modo di lavorare, più inclusivo, capace di prendersi cura delle persone e che «si concentra sui bisogni reali, coinvolgendo nella loro definizione i destinatari dei benefici».

Il nodo sulle condizioni di vita e lavoro delle donne, sulle diseguaglianze ancora presenti, sulla necessità di un welfare mirato, soprattutto in questo momento di crisi accentuata da sconvolgimenti mondiali, è dunque, ancora centrale. Per questo a tutte le donne oggi vogliamo soprattutto augurare BUON LAVORO.

(di Martina Fracarolli)

 
Leadership di cura
Leadership di cura
autore: Valeria Cantoni Mamiani
collana: Strumenti. Economia
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2021 | pagine: 200
Oggi è possibile praticare una nuova forma di leadership di cura, attenta, presente, coinvolgente e in ascolto. Come e perché è necessaria è il soggetto di questo libro.
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