Charles de Foucauld, la lezione del fallimento

Charles de Foucauld, la lezione del fallimento

01.12.2021
«Nella sua immagine
possono riconoscersi
tutti i "falliti" della storia»

Pablo d'Ors
Le sette parole di Charles de Foucauld 

Moriva il 1° dicembre 1916, ucciso dai predoni del Sahara, quello che può essere considerato un padre del deserto contemporaneo, «uno dei profeti dell'esilio» – come lo ha definito PierAngelo Sequeri – «meno chiassosi e più incisivi che siano stati destinati da Dio alla nostra contemporaneità ecclesiale». In occasione dell'anniversario della sua morte e in vista della canonizzazione, fissata per il 15 maggio 2022, rileggiamo un breve estratto da L'oblio di sé, il diario in prima persona di Charles de Foucauld, così come lo ha immaginato un sacerdote e scrittore contemporaneo: l'autore immagina il suo protagonista, pochi mesi prima della morte, alle prese con il racconto della sua vita, che, sostenuto dalla scrittura limpida di d'Ors, diventa un racconto coinvolgente.

di Pablo d'Ors

«Da un certo punto di vista è indiscutibile che la mia vita sia stata un completo fallimento. Nei miei anni di formazione nell'esercito, a Saumur, sono stato l'ultimo della mia classe; anni più tardi, ormai ufficiale, c'è mancato poco che in più occasioni mi espellessero per colpa di scandali o della mia disciplina. Dopo un lungo viaggio in Marocco – altro esempio – ho abbandonato, contro ogni aspettativa, la mia vocazione di esploratore. Non posso negare di aver ricevuto un riconoscimento più che notevole, come dimostrato dall'onorificenza concessami da una prestigiosa società. Di tutte le imprese affrontate durante la mia esistenza, quella è stata forse, almeno a occhi umani, l'unica riuscita. Eppure, il presunto promettente inizio di una brillante carriera professionale ha finito per coincidere, come accade spesso nei casi di successo folgorante, con la sua fine. Ho fallito anche nel mio voler essere monaco, perché ho abbandonato la trappa di Cheikhlé, in Siria, rinunciando alla vita cenobitica a cui mi aveva avviato il mio maestro Huvelin.

Se proseguo nell'esame della mia storia personale, devo ammettere che il mio soggiorno in Terra Santa è stato un completo fallimento, e non solo perché non ero riuscito ad acquistare il Monte delle Beatitudini – come avevo progettato, per stabilirmi lì da eremita – ma piuttosto perché non ero stato nemmeno capace di svolgere le mansioni di garzone e servo, ne è la prova il fatto che le clarisse, della cui carità vivevo, avessero smesso di affidarmi incarichi. Ma il fallimento più strepitoso è stato quello da missionario: in tutti gli anni trascorsi nel Sahara non ho ottenuto neanche una conversione. Avrei dovuto capirlo dal fallimento del mio intento profetico di redimere gli schiavi neri. Nonostante le innumerevoli lettere inviate all'Amministrazione francese con tale fine e i numerosi colloqui avuti con il vescovo per tirarlo dalla mia parte, ne ho redento solo uno, uno!, e soltanto perché avevano accettato che ne pagassi il riscatto. È superfluo dire che ho fallito in qualità di fondatore, tanto dei Piccoli Fratelli del Sacro Cuore, chiamati al principio Eremiti, quanto dell'Unione di anime pie per l'amicizia con gli infedeli, i cui statuti ho inviato vari anni fa a Roma ricevendo come unica risposta il silenzio. [...]

Ovviamento questo mazzo di fallimenti – e ho riportato solo i più importanti – può essere letto alla rovescia. La mia vita militare, per esempio, si è conclusa con la vittoria del 4° reggimento dei cacciatori, cui appartenevo, contro il guerriero Bou-Amama, sconfitto nell'81. Anche se breve, la mia carriera di esploratore è stata gloriosa, come testimoniato dalla pubblicazione della Reconaissance au Maroc, di cui sono state già stampate varie edizioni e si sono vendute migliaia di copie. È stato fruttuoso anche il periodo nella trappa, perché lì ho imparato i rudimenti della vita spirituale e a esaminare la mia coscienza, un'eredità di cui tutt'oggi mi nutro. E ancor di più lo sono stati gli anni trascorsi a Nazaret, dove ho conosciuto e imitato Gesù più intensamente e fedelmente di quanto avessi mai potuto immaginare. E persino la vita di missionario può considerarsi un successo se analizzata in quest'ottica benevola, perché senza dubbio ho resistito in un territorio aspro e ostile, e ho persino offerto ai tuareg un dizionario della loro lingua e una raccolta della loro abbondante e bellissima tradizione orale. D'altra parte, se ho redento uno schiavo, perché devo considerare che gli sforzi profusi a tal fine siano stati vani? Inoltre, non è del tutto vero che la mia Unione per l'amicizia con gli infedeli sia stata un fallimento, perché, sebbene senza l'approvazione ecclesiastica, conta già quarantove iscritti. [...] 

Ho partecipato alla corsa, ho combattuto la buona battaglia; e anche se sono il più indegno dei missionari, continua ad amare il mio popolo e a prostrarmi davanti al tabernacolo – pieno o vuoto – ogni notte. Non è questa, dopotutto, una vittoria? Quanto ho appena scritto mi porta a concludere che le categorie 'successo' o 'fallimento' non sono adeguate per giudicare una vita. Un successo agli occhi degli uomini, per Dio può essere un fallimento; e un fallimento, il più grande dei successi. Per questo motivo, ora, quando vedo chi sono diventato, mi dico: "Sono un fallito ma non importa; sono un trionfatore ma non importa"; piccolo o grande, cosa importa! [...] 

Nulla di quanto mi appartiene – le mie cose, la mia storia, il mio corpo, le mie idee... – ormai mi interessa, perché tutto ciò è svanito a poco a poco e ora non esiste altro all'infuori di Lui: sono spogliato di tutto, finalmente sono l'uomo che ero stato chiamato a essere
 
L'oblio di sé
L'oblio di sé
autore: Pablo d'Ors
collana: Varia. Narrativa
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2016 | pagine: 416
Il diario in prima persona di Charles de Foucauld, il beato fratel Carlo che scelse di vivere tra i poveri nel nulla del deserto, così come lo immagina uno scrittore di oggi, Pablo d’Ors, autore spagnolo di punta.
€ 20,00

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