Dalla Rivista del Clero: la crisi come varco

Dalla Rivista del Clero: la crisi come varco

20.11.2023
Per costruire il futuro della Chiesa.
Trasformare il chronos della crisi in kairos
Per costruire il futuro della Chiesa. Trasformare il chronos della crisi in kairos
autori: Marie-Jo Thiel
formato: Articolo
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La Chiesa cattolica ha conosciuto molte crisi nel corso della sua storia. Ma la ‘novità’ della scossa attuale, secondo la professoressa Marie-Jo Thiel, teologa francese, medico, docente all’Università di Strasburgo e membro della Pontificia Accademia per la Vita, dipende soprattutto dal fatto che le sue cause provengono in primo luogo dall’interno della struttura ecclesiale stessa, recentemente sconvolta  da due eventi intrusivi e mutageni: la pandemia di Covid-19 e lo scandalo degli abusi. Questi due ‘sismi’ hanno suscitato – accanto a una perdita di sicurezza dell’autorità di alcuni quadri gerarchici della Chiesa – un evento di liberazione della parola dei laici e una loro presa di coscienza riguardo la loro dignità battesimale di «sacerdoti, profeti e re». L’autrice legge in questa nuova vitalità laicale, radicata nel concilio Vaticano II, la condizione per far sì che «il chronos della crisi diventi finalmente un kairos nutrito da una ermeneutica biblica di tipo nuovo che apre la via a un lavoro sinodale autentico». 
Di seguito un estratto dell'articolo Per costruire il futuro della Chiesa.Trasformare il chronos della crisi in kairos sul decimo fascicolo della «Rivista del Clero Italiano».

di Marie-Jo Thiel
 
La Chiesa cattolica ha conosciuto tante crisi nel corso della sua storia. E la secolarizzazione delle società occidentali la interroga in profondità a partire dalla metà del XX secolo. Ma la ‘novità’ e la profondità della scossa attuale dipende (soprattutto) dal fatto che le sue cause non derivano da elementi ostili esterni all’istituzione, ma principalmente e prima di tutto dalla struttura ecclesiale stessa. Due sismi particolarmente bruschi – la pandemia di Covid-19 e lo scandalo degli abusi sessuali – hanno colpito la Chiesa al suo cuore e hanno condotto per reazione a una liberazione vigorosa della parola dei laici, sempre più emancipati dalle tutele del potere autoritario e dal patriarcalismo. Hanno suscitato un evento nel senso forte di ciò che fa irruzione e segna in maniera irreversibile: un evento di parola e di affrancamento in nome del Vangelo e insieme della fraternità in Cristo che presuppone l’uguaglianza battesimale uomo-donna, laici-preti. Quest’evento, che può anche essere interpretato come un accesso all’autonomia relazionale dei battezzati e delle battezzate, favorita dalla formazione teologica ed espressa attraverso il processo sinodale, suscita molta speranza in tanti fedeli, laici e preti, ma sembra rendere insicuri a contrario certi vescovi, interrogati nella loro autorità e nel loro esercizio solitario del potere.

Avanzo l’ipotesi che questo evento attualmente vissuto dalla Chiesa in Europa potrebbe diventare realtà evenemenziale per tutta la Chiesa, perché la presa di coscienza dei battezzati, quanto alla loro dignità cristica e al loro ruolo di «sacerdoti, profeti e re», potrebbe essere per la Chiesa un’opportunità immensa e una benedizione, almeno nella misura in cui l’élite episcopale sa riconoscerla come una ‘parola di bene / una bene-dizione’ nutrita dalla Parola di Dio e appoggiarvisi per sgomberare l’istituzione dalla ganga clericalista, monarchica e patriarcale, e rinascere dallo Spirito (Gv 3). Evocare la crisi attuale attraversata dal popolo di Dio in termini di evento di parola obbliga a guardare in faccia l’emergere inatteso di tale novità del dire ad alta voce e dell’indirizzo relazionale in una storia dove solo i chierici avevano il privilegio della parola. Parlare di evento significa prendere atto di una svolta irreversibile, ormai da accogliere come un appello che attende una risposta. L’Instrumentum laboris del Sinodo sulla sinodalità, riprendendo in proprio numerose questioni talvolta audaci formulate dalle consultazioni sinodali, risponde all’evento di parola, anche se permangono resistenze che il documento riconosce e alcune mancanze non anodine. La posta in gioco è immensa e non rispondere a questa sfida significherebbe lasciare implodere la Chiesa. Questo contributo intende mostrarlo seguendo tre tappe: la crisi attuale come varco che apre su di un evento di parola; la liberazione della parola dei battezzati laici in nome del Vangelo, e infine l’opportunità, se tale aspirazione viene riconosciuta – e il cammino sinodale vi s’impegna – di co-costruire una Chiesa più evangelica.

Per continuare a leggere l’articolo, si rimanda alla Rivista.

 

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