Distogliere lo sguardo: l'indifferenza

Distogliere lo sguardo: l'indifferenza

06.08.2021
“Il Turista e il Vagabondo”: le disuguaglianze viste con la lente
della Sociologia visuale
“Il Turista e il Vagabondo”: le disuguaglianze viste con la lente della Sociologia visuale
autori: Lorenzo Nasi
formato: Articolo
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Passanti distratti, una moltitudine di sonnambuli indaffarati abitano le città e di fronte alla disgrazia altrui distolgono lo sguardo, girano le spalle e non vedono. Un mondo che sta fermo e un mondo che si muove con concitazione.

Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, dal 1990 ad oggi le disuguaglianze sono raddoppiate. Ma questo divario che continua a crescere e che, ai nostri occhi, è percepibile con sempre maggiore prepotenza, diventa, allo stesso tempo, quotidiano, vicino, “normale”…e invisibile. Nel fascicolo 3/21 della rivista Studi di Sociologia Lorenzo Nasi, docente all’Università di Siena, analizza il fenomeno della diseguaglianza con la lente della Sociologia visuale prendendo spunto dal concorso fotografico nazionale Contrasti promosso nel 2017 dall’Ong Oxfam Italia. 
Qui sotto un piccolo estratto dal paragrafo Mendicità.

Ogni giorno per strada, in autobus, al semaforo, nei parcheggi delle grandi città così come in quelli delle più piccole, la presenza di persone in difficoltà che chiedono un “aiuto” è sempre più il sintomo evidente di una povertà che non accenna ad arretrare.
L'analisi di contenuto delle fotografie conferma lo stato delle cose: la povertà è il concetto che ricorre prepotentemente. 
Tuttavia, è la successiva interpretazione operata attraverso il livello di senso che ha investigato e definito nello specifico i sentimenti associati alla povertà. Primo fra tutti l’indifferenza. […]

L’indifferenza è una pratica consueta: il vivere quotidiano dimentica – scrive Moravia nel romanzo Gli indifferenti – il pericolo dell’assuefazione assistendo da debita distanza a ciò che ci accade intorno o schivando passivamente quello che non piace.
Oggi, apatico e immerso nelle trame del suo smartphone – strumento formidabile ma condizionante – l’uomo guarda senza vedere la vita che gli scorre accanto; scende per strada senza interrompere sullo smartphone le “conversazioni” iniziate prima sul computer, senza staccare gli occhi dall’ipnotico schermo e non accorgendosi di un essere umano che cammina accanto a lui o che, accovacciato per terra, chiede il suo aiuto.

Ne è un esempio la fotografia qui a lato. Una persona cammina, testa bassa, sguardo incollato e immerso nel suo mondo di chat, assolutamente indifferente a chi trova nel suo percorso e alla sua richiesta di aiuto.
A enfatizzare l’indifferenza (sottolineata anche dalla stessa didascalia) la posizione dei manichini nella vetrina, tutti e tre con la testa girata dall’altra parte a non vedere la pietra di inciampo, ciò che disturba e non piace (potenziale ulteriore messaggio metaforico anche di indifferenza e cecità del capitalismo e del consumismo di fronte a quelle “vite di scarto” di baumiana memoria).
L’“autismo digitale” seleziona la realtà e circoscrive il mondo alle nostre fragili certezze: l’Altro è assente o, seppur presente, è invisibile. Se non fastidioso.

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