Donne tra diritti, sfide e nuovi scenari di ricerca

Donne tra diritti, sfide e nuovi scenari di ricerca

27.02.2024
Donne che hanno studiato la società e hanno creato realtà accoglienti per altre donne in difficoltà, come Jane Addams; donne che lottano per i diritti, studiando in clandestinità - come le afghane - o sfidando i regimi, come le iraniane; donne, studiose, ricercatrici, che si impegnano contro la violenza o tracciano nuove strade di pensiero, rivalutando ad esempio il concetto di "cura", che non è solo prerogativa femminile. In occasione della Giornata internazionale della donna ecco alcuni volumi da non perdere. 


JANE ADDAMS E LE DONNE IN SOCIOLOGIA
Riscoprire e far conoscere il contributo teorico, metodologico ed empirico delle donne in sociologia, a lungo sottovalutato. È lo scopo con cui è nata nel 2023 la collana "Donne in Sociologia", diretta da Mariagrazia Santagatisu iniziativa del gruppo Sociologhe in Dialogo-SiD, laboratorio di studio e ricerca fondato nel 2020, all’interno del Dottorato in Sociologia, Organizzazioni e Culture dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Con tale obiettivo, i volumi propongono riedizioni di autrici italiane e/o traduzioni inedite di opere rilevanti di autrici straniere, spaziando dagli scritti delle founding sisters fino a testi contemporanei. Primo numero della collana La schiavitù delle donne di Jane Addams, a cura di Chiara Ferrari, una sociologa ante litteram di Boston che agli inizi del '900 ha analizzato la prostituzione e la tratta delle bianche, fenomeni diffusi nelle metropoli statunitensi, per identificare modi e interventi educativi per contrastarli, creando anche realtà accoglienti per le altre donne in difficoltà.
 
DONNE E DIRITTI IN AFGHANISTAN 
Cosa significa essere donna in Afghanistan? Lo racconta il libro-inchiesta edito con Avvenire Noi, afghane. Voci di donne che resistono ai talebania cura delle giornaliste Lucia Capuzzi, inviata dal quotidiano, Viviana Daloiso Antonella Mariani. In questo libro trovate storie, testimonianze, lettere inviate da insegnanti che hanno perso il lavoro, da infermiere che invece resistono, da operatrici umanitarie che ogni giorno temono che un nuovo divieto possa sbarrare loro la strada, da giovanissime che studiano in clandestinità. A impreziosire i racconti, le intense immagini scattate dalla fotografa Laura Salvinelli, più volte inviata in Afghanistan a testimoniare con il suo obiettivo che la luce non abbandona mai le donne afghane, nemmeno nei momenti più bui. A queste immagini si sono ispirate scrittrici del calibro di Mariapia Veladiano, Ritanna Armeni, Marina Terragni, Tiziana Ferrario e Silvia Resta per le loro riflessioni sull'essere donna. 

DONNE TRA VIOLENZA E PACE 
In Lolita, Teheran e noi lo scrittore Emanuele Trevi, il monaco di Bose Luciano Manicardi e la giurista Claudia Mazzucato rileggono la grande letteratura, Lolita di Nabokov e Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, per aiutarci ad affinare gli strumenti critici di lettura della realtà, per smascherare e denunciare la perversa logica dell'abuso, che sia uomini che donne sono chiamati a combattere, in Iran come altrove nel mondo. Il contributo della Mazzucato in particolare si articola su due binari: la violenza interpersonale nelle relazioni intime e private (Lolita), la violenza perpetrata dall’autorità e dalla tirannia (Leggere Lolita a Teheran). Ma non solo, l'autrice racconta anche quanto le donne siano importanti per gli equilibri di pace nel mondo, sebbene purtroppo ancora troppo poche nei luoghi chiave delle istituzioni, scrive infatti: «le donne sono formidabili costruttrici di pace. Lo dicono i fatti: secondo le Nazioni Unite "ogni qualvolta le donne partecipano ad accordi di pace, la pace è più duratura. Infatti, un accordo di pace che coinvolge delle donne ha il 35% di probabilità in più di durare 15 anni". Nonostante i dati ufficiali dell’ONU mostrino un progressivo incremento della presenza femminile nei luoghi dove si discute e decide la fine della violenza e si inizia a costruire la pace, le donne continuano a essere sottorappresentate: tra il 1992 e il 2019, le donne sono state, in media, il 13% dei negoziatori, il 6% dei mediatori e il 6% dei firmatari di processi di pace rilevanti; nel 2020, nei processi di pace condotti o co-guidati dalle Nazioni Unite le donne hanno rappresentato solo il 23% dei delegati.» Dati su cui riflettere.

CURA DEL PROSSIMO: NON SOLO DONNE
Troppo spesso l'attività di cura viene considerata appannaggio esclusivo delle donne, tanto che alcuni movimenti femministi vogliono allontanarla definitivamente dalla sfera del femminile. Luigina Mortari, docente di Epistemologia della Ricerca Qualitativa e di Filosofia dell’Educazione all’Università degli Studi di Verona, traccia una nuova linea interpretativa del concetto di cura, né femminile né maschile, nel libro Sull'etica della curaLa cura, ci dice, va rivalutata come un'attività propria dell'essere umano in quanto umano: «Etica deriva da éthos [ἦϑος], che generalmente viene tradotto con carattere, abito, ma è invece termine che indica l’atteggiamento dell’essere umano nel mondo, o meglio il giusto atteggiamento, quello che fa essere di casa nella realtà in cui ci si trova a esistere. [...] Dal momento che la cura è il lavoro del vivere che cerca il bene, la cura è etica nella sua essenza
Un'interpretazione che trova conferma nel messaggio evangelico: Gesù durante la lavanda dei piedi insegna ai discepoli, uomini, che la cura è espressione dell’agápe, cioè dell’amore spirituale per l’altro: «Nel Vangelo, il compito che Gesù assegna agli esseri umani è un compito di cura non solo spirituale, ma anche materiale: "dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri".». Per chi vuole approfondire qui trovate un'anteprima dal volume


IL CORPO DELLE DONNE
Nel volume Tra giustizia e letteratura, Marta Lamanuzzi, assegnista di ricerca in Diritto penale dell'Alta Scuola "Federico Stella" sulla Giustizia Penale, nel saggio Il dominio sul corpo della donna fra letteratura e diritto sceglie il romanzo Tess D'Ubervillle di Thomas Hardy per approfondire quanto pesi il senso di colpa che spesso il carnefice - insieme alla società - fa pesare sulla vittima della violenza. Una ulteriore violenza e un abuso da spezzare non solo con leggi che puniscano uomini violenti, ma con una maggiore consapevolezza della giustizia in quanto tale: «l’episodio di dominio sul corpo e le sue nefaste conseguenze sull’intera esistenza della protagonista del romanzo non sono che il riflesso di quel dominio culturalmente affermato sul corpo delle donne che costituisce un tema giusletterario ricorrente e sempre attuale». Lamanuzzi cita anche Il racconto dell'ancella di Margareth Atwood per sottolineare come alle donne troppo spesso non venga riconosciuta (e non viene riconosciuto ancora oggi) la proprietà dei loro corpi. Accanto a questi esempi letterari, si potrebbero richiamare molteplici situazioni in cui i retaggi della cultura patriarcale, ancora fortemente radicati nelle nostre società, si traducono in forme più o meno esplicite di dominio sulla donna attraverso l’espropriazione reale o simbolica del suo corpo, ridotto a oggetto: «Senza il superamento dei retaggi del patriarcato, ancora particolarmente salienti in ambito sessuale e riproduttivo, e senza un radicale cambiamento dei modelli culturali che pervadono il pensiero e la comunicazione della femminilità e della mascolinità, difficilmente si potrà porre fine alle varie espressioni, più o meno palesi, di dominio sul corpo della donna. L’investimento necessario è un investimento in cultura, [...] esteso a una reale educazione, prima di tutto ‘sentimentale’, delle nuove generazioni».

 
Sull'etica della cura
Sull'etica della cura
Autore: Luigina Mortari
Collana: Ricerche. Filosofia
Formato: Libro | Editore: Vita e Pensiero | Anno: 2023 | Pagine: 220
Il primo volume in Italia ad affrontare il tema del valore della cura con uno studio analitico della letteratura internazionale.
€ 22,00

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