Esercizi per l'immaginazione

Esercizi per l'immaginazione

13.07.2023
L’immaginazione, scrive Luciano Manicardi in La passione per l’umano, «è una facoltà che ci consente di vederci al futuro, di rapportare il presente al futuro, di anticipare ciò che potrà essere». “Immagina, puoi!” come recitava una pubblicità molto nota? No, perché, continua Manicardi, «deve misurarsi con il principio-realtà per non divenire vagabondaggio fantastico e folle».
L’immaginazione, con questo sano limite, ha comunque un potere straordinario: è la facoltà che ci rende speciali, profondamente umani, non replicabili, complessi, opposti a quell’“uomo semplificato contro cui, già dieci anni fa, il filosofo Jean-Michel Besnier si opponeva con un pamphlet profetico e speranzoso, dove si legge: «L’uomo semplificato è l’ultima conquista di una concezione tecno-scientifica del mondo. Riuscirà a provare nostalgia per la profondità che le macchine compiacenti gli risparmiano, mentre, nello stesso istante, gli chiudono quegli ‘occhi interiori’ che ama evocare Martha Nussbaum? Gli ‘occhi interiori’, per preservare l’ironia sulle cose e sulle persone senza la quale il mondo scoraggia i sogni e l’azione.»

Ci chiediamo: si può esercitare l’immaginazione? In quali spazi, luoghi, tempi? Con quali azioni o pensieri possiamo sforzarci di tenere aperti e desti gli “occhi interiori”? Cercando risposta nel nostro catalogo abbiamo selezionato alcune azioni piccole e grandi, interiori e collettive. A voi decidere da dove iniziare.

PARTECIPARE ALL’IMMAGINARIO COLLETTIVO
Partecipare a eventi culturali – mostre, spettacoli teatrali, presentazioni di libri, concerti, dibattiti, festival, ecc. – fa bene. Lo spiega Oliviero Ponte di Pino, instancabile animatore culturale, nel libro Cultura un patrimonio per la democrazia. Sono azioni che ci aprono alla comunità e «attraverso un’esperienza condivisa, permettono di sperimentare forme alternative di socialità. Lavorano sull’immaginario collettivo. Offrono occasioni di educazione e conoscenza, cambiando l’esperienza cognitiva della realtà.»

Significa naturalmente che possono anche affiancare o innescare processi di riqualificazione dei territori e promuovono anche opportunità di sperimentazione e di innovazione. Sono strumenti di marketing territoriale, ma anche di  inclusione. In qualche modo “curano” la collettività e partecipando, comprando un biglietto, assistendo, ascoltando, partecipiamo a questo fine e insieme ci arricchiamo individualmente. C'è anche – ormai sempre più – un risvolto "ecologico" nel gestire i consumi che solitamente accompagnano la fruizione degli eventi (cibi, bevande, ecc...): «si tratta di chiedere alle spettatrici e agli spettatori di seguire comportamenti rispettosi dell’ambiente, svolgendo dunque un’importante funzione informativa e formativa. L’obiettivo è creare maggiore consapevolezza, diffondere comportamenti virtuosi e cambiare anche la mentalità e l’atteggiamento dei cittadini-spettatori».

In fondo l’arte, scrive sempre Ponte di Pino: «è il diritto a immaginare un mondo diverso, più libero e giusto. La cultura ci dà gli strumenti per renderlo possibile, a volte per sperimentarlo, magari provvisoriamente, nei margini, tra le mille dolorose contraddizioni in cui siamo immersi».

CUCINARE PARTENDO DA LUOGHI CHE NON ESISTONO
La cucina è solitamente luogo di felice creatività e condivisione in famiglia. Ognuno ha le sue ricette locali e i suoi piatti tradizionali, ma avete mai provato a prendere spunto da luoghi che esistono solo nella fantasia? È l’invito del bibliofilo Alberto Manguel che ha composto un Ricettario dei luoghi immaginari prendendo spunto dai suoi romanzi preferiti e seguendo o adattando le ricette evocate o immaginate dagli scrittori. «Sono infiniti i luoghi immaginari che possono essere evocati da una fervida immaginazione» scrive. Per il nostro esercizio vi basti partire dall’Isola dell’amore, quella descritta dal portoghese Luìs de Camoes nell’opera epica I Lusiadi (1572): un’isola fluttuante che accoglie Vasco de Gama e il suo equipaggio, con tavole imbandite tra piatti celestiali e vino in calici d’oro. Piatto d’approdo Ostriche di Venere.

Avvertenza: le ostriche vanno comprate fresche ma l’aceto aromatizzato per condirle va preparato almeno 5 giorni prima.
Vi serviranno: 5 peperoncini rossi lunghi tagliati a metà per il lungo, 8 peperoncini rossi piccoli, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di pepe rosso, 75 gr di zucchero di canna, sale rosa, aceto di vino  e di mele (1/2 tazza di ognuno). Mettete i peperoncini, l’aglio e il pepe macinato in una caraffa di vetro della capienza di almeno 600 ml sterilizzata e provvista di coperchio ermetico. Con una frusta mescolate lo zucchero, il sale e l’aceto, finché lo zucchero e il sale non si saranno completamente sciolti. Versate quindi il liquido nella caraffa sopra i peperoncini e l’aglio. Avvitate il coperchio e lasciate macerare a temperatura ambiente per almeno 5 giorni (nel frattempo potete viaggiare in altri luoghi sfogliando il ricettario, siete mai stati a Calonack? E all’isola di Alcina? O alla città delle Dame? Anche a Calormen raccontano non si mangi male).

Per le ostriche: preriscaldate una bistecchiera sul fuoco a fiamma alta. Disponetevi sopra le ostriche e fate cuocere finché non si schiudono, poi toglietele subito dal fuoco con le pinze. Apritele delicatamente con un coltellino, aromatizzatele con una cucchiaiata rasa d’aceto aromatizzato. Servite immediatamente e condividete questo piccante e fresco frutto dell’immaginazione di due scrittori.


LEGGERE E RACCONTARE STORIE (NON STORYTELLING)
C’è un esercizio che può essere individuale o collettivo e si può fare ovunque: leggere. Eccoci quindi arrivati di fronte al grande tempio dell’immaginazione, la letteratura: mille storie create da altri per nutrire la nostra. Scrive Maryanne Wolf: «il fine della lettura è oltrepassare le idee dell’autore, trovandone altre via via più autonome, trasformanti e infine indipendenti dal testo che le ha suscitate» (Proust e il calamaro).

Un ottimo esercizio è anche quello di raccontare a un altro una storia, anche un romanzo che abbiamo letto, serve a noi per fissare quello che ci ha provocato la lettura e ci aiuta anche a esercitare le parole. «Ogni racconto» scrive Manicardi «anche la quotidiana conversazione, è luogo in cui si manifesta il potere della parola. E la parola ci pone sempre di fronte a una scelta: o farsene servi con la responsabilità, o farsene padroni con la manipolazione.» Occhio allora allo storytelling, avvisa il monaco di Bose, ovvero quell’arte di raccontare storie che «cerca di sfruttare la straordinaria propensione del cervello umano ad assorbire le storie e la magica capacità delle storie di costruire la realtà, per indirizzare scelte e orientare i gusti delle persone, per controllarle e influenzarne le opinioni». La nobile e antica arte del narrare diventa «arma di persuasione in mano agli strateghi della comunicazione in ambito politico, commerciale, industriale» (La passione per l’umano).

Per essere sicuri possiamo anche tornare alle antiche fiabe che leggevamo da bambini, storie che nascondo molto più di quello che si pensa perché danno un senso alle esperienze umane, anche alle più cupe, come spiega bene Silvano Petrosino in Le fiabe non raccontano favole (per sapere se c'è il lieto fine leggete l'intervista).

Altre storie possono semplicemente consolarci. È quello che ha provato a fare la stessa Maryanne Wolf durante la pandemia, un tempo sospeso e di paura e di solitudine per molti. L’immaginazione l’ha sostenuta e ha provato a raccontare tre storie possibile di Maria Maddalena. «La mia più sincera speranza è condividere con i lettori di ogni credo – e con i non credenti – la grande consolazione che ho trovato nel contemplare la persistenza dell’amore in tre diverse forme, riflesse nella vita immaginaria di Maria Maddalena, che è un simbolo di ciascuno di noi, e di Gesù, il cui modello per l’umanità continua a essere una fonte di conforto e speranza al di là della religione». Maria Maddalena (o Miriam di Magdala) è l’unica discepola del Gesù storico descritta in tutti e quattro i Vangeli come fisicamente presente sia alla crocifissione sia alla resurrezione. Un personaggio misterioso e affascinante, di cui si è già scritto e si scriverà, che non può essere schiacciato nella tradizionale figura della prostituta redenta. Ma dove è scritto che era una prostituta? Era questa la sua storia? O possiamo immaginare altro? In Maria Maddalena e Gesù trovate delle risposte.


ESERCITARE LO SPIRITO (PER CREDENTI E NON CREDENTI)
Scriveva Ignazio di Loyola negli Esercizi spirituali «Presuppongo che in me esistono tre tipi di pensieri: uno mio proprio, che proviene unicamente dalla mia libertà e dalla mia volontà,e altri due che vengono dall’esterno:uno dallo spirito buono e l’altro dal cattivo» (ES 32).
Avete mai provato a distinguere le vostre tipologie di pensieri? È un esercizio certo non scontato. Carlo Casalone trova in quelle righe del fondatore dei Gesuiti una forte somiglianza, «frutto di una libera ispirazione più che di una ripresa letterale, con quanto dice il cardinale Martini quando afferma che dentro di noi sono presenti un credente e un non credente, che si parlano e si pongono reciprocamente interrogativi, anche radicali e inquietanti. Ciascuno è quindi invitato a un personale esercizio di immaginazione». 

Martini invitava a erigere, simbolicamente, dentro ognuno di noi «una cattedra, dove il non credente possa avere parola ed essere ascoltato; viceversa, chi non crede possa dare voce e ascolto al credente. Se, oltre che farlo ciascuno in sé stesso, lo facciamo anche aiutandoci reciprocamente, potrebbe emergerne un cammino utile.» Un esercizio di immaginazione che Martini ha reso azione concreta con la nota Cattedra dei non credenti. E l’immaginazione torna nella lettura della Bibbia, come spiega ancora Casalone nel libro Sapienza e profezia. L’eredità intangibile di Carlo Maria MartiniPossiamo leggere il testo sacro provando a immedesimarci nei personaggi, non solo nel protagonista di una determinata storia, ma anche in quelli minori; come reagiremmo noi? In chi ci rivediamo? Con chi siamo in accordo o in disaccordo e perché? Una lettura non passiva, ma attiva richiede certamente uno sforzo, ma «è più facile così diventare consapevoli di quanto risuona dentro di sé, immaginando i personaggi nei loro comportamenti, ascoltando le parole che dicono o addirittura interagendo con loro. È un modo per accorgersi delle proprie reazioni emotive e per mobilitare attivamente la propria creatività, inclusa la sfera affettiva».

Alla meditatio seguono certamente altre fasi indispensabili, fino al momento della actio, punto di approdo della discesa dalla vetta della contemplazione, quando daremo corpo in gesti concreti all’esperienza interiore. “Tolle et lege, lege et age”.

di Velania La Mendola
 
La passione per l'umano
La passione per l'umano
Autore: Luciano Manicardi
Collana: Transizioni
Formato: Libro | Editore: Vita e Pensiero | Anno: 2023 | Pagine: 304
Manicardi esplora sentimenti e vissuti quotidiani in un approccio interdisciplinare, seguendo il filo conduttore delle grandi domande della nostra esistenza: chi è l’uomo e che cos’è la condizione umana.
€ 18,00

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