Godersi il presente senza cellulare

Godersi il presente senza cellulare

03.08.2023
È quasi sera e il sole sta tramontando: usciamo fuori in giardino, sul balcone, guardiamo fuori dalla finestra oppure avviciniamoci alla riva del mare o sediamoci su un prato in montagna e ammiriamo l’orizzonte con tutti i colori di cui si tinge il cielo. Che spettacolo... e la mano subito corre al cellulare per catturare il momento.

Scrive Giuliano Zanchi in La bellezza complice. Cosmesi come forma del mondo, «si sta di fronte ai tramonti di una volta, ma li si osserva attraverso la fotocamera per poi farne un post sui social. Non si è meno colpiti. Ma le emozioni in gioco vibrano certamente in modo diverso. Siamo abbruttiti o diversamente contemplativi?» Eppure, continua Zanchi: «non abbiamo smesso di provare meraviglia, stupore, incanto, attrazione, e molti altri stati dell’essere simili a questi e senza dei quali si spiegherebbe ben poco di quello che viviamo. Ma questo fondo di esperienze resta privo di quelle parole che ne possono circoscrivere la portata ontologica e resta anche avvolto da prassi, sempre più tecnicamente assistite, che ne piegano significativamente il senso, le dinamiche e i riverberi interiori». Come andare a un concerto dal vivo e filmarlo per tutto il tempo. Davvero ci serve incamerare ogni istante di quello che viviamo attraverso lo schermo? 

Proviamo allora questa volta, di fronte a un tramonto o un posto favoloso o a un'esperienza entusiasmate, proviamo a non prendere il telefono.

Proviamo a guardare senza fotografare, senza postare l'istante sui social. 
Proviamo a godercelo e basta, ad essere presenti nel presente, riempiamoci gli occhi di bellezza.
Sappiamo ancora riconoscerla? Darle la giusta attenzione? «Non smettiamo di emozionarci davanti a un tramonto. Se siamo Giuseppe Ungaretti, scriviamo "il carnato del cielo sveglia oasi al nomade d’amore". Se non siamo Ungaretti, perlomeno ci fermiamo, teniamo fisso lo sguardo per qualche tempo, teniamo in bocca la sorpresa come facciamo con le caramelle per farle durare e, anche solo dentro di noi, diciamo "che bello!". Non ci manca niente per rimanere come sempre sensibili alle nervature emozionali con cui la realtà, qualunque cosa essa sia, non smette di toccarci. Quella terra di mezzo che ritaglia i suoi spazi di pensiero tra l’estetica e la fenomenologia continua a tenere viva la coscienza della nostra immersione in queste esperienze».

Possiamo allora provare, forse, a fare come il protagonista del romanzo Entusiasmo di Pablo d’Ors, il giovane Pedro che a cavallo nei boschi e nelle praterie dello Stato di New York scopre la bellezza del paesaggio, della natura, il colore degli alberi, le nubi iridescenti, il «sole spettacolare che sembrava nascondersi dietro alle montagne solo per rendermi felice» e riesce così a dimenticare i suoi tormenti. «Vedere bene la realtà significa vederla come specchio di se stessi e del mondo. Perché tutto riverbera in ogni cosa. E perché in quegli alberi, così come in quelle nubi o in quel tramonto, c’ero anche io. E come non emozionarmi nel rendermi conto che tutto, assolutamente tutto, è presente in ogni cosa?».

(di Chiara Ascoli)
 
La bellezza complice
La bellezza complice
Autore: Giuliano Zanchi
Collana: Transizioni
Formato: Libro | Editore: Vita e Pensiero | Anno: 2020 | Pagine: 248
Arte, cucina, moda, design, spettacolo, fiction, arredamento, grafica, comunicazione: la bellezza ha riempito il mondo e plasmato i nostri occhi. Ma che sia anche in grado di salvarlo è tutto da vedere.
€ 16,00

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