Il futuro negli occhi di Adriano Olivetti

Il futuro negli occhi di Adriano Olivetti

11.08.2021
History Telling
History Telling
autori: Paolo Colombo
formato: Libro
prezzo:
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«Ho nostalgia di un Paese che avrebbe potuto mettere a frutto quel che aveva: serietà, impegno, qualità, inventiva, intraprendenza, tradizioni, storia…
Impossibile, direte voi.
No. Siamo stati a un passo, maledizione. A un passo».

La storia impossibile, quella di un Paese che non c’è mai stato, avrebbe potuto diventare reale se l’Italia avesse guardato nella stessa direzione di Adriano Olivetti. Se solo, per una volta, avesse guardato al futuro.

È quello che racconta Paolo Colombo nel libro History Telling. Esperimenti di storia narrata. Docente di Storia Contemporanea dell’Università Cattolica, Colombo mette a disposizione di tutti il suo metodo di insegnamento che si basa sull’intreccio di storia e narrazione (quello messo a punto nel progetto Storiaenarrrazione). Ogni evento che trova spazio nel libro è così scandito con citazioni letterarie, memorie personali dell’autore e intermezzi musicali che aiutano il lettore a contestualizzare la storia, a comprendere gli stati emotivi dei protagonisti e il clima culturale entro il quale si colloca.

Il capitolo dedicato a Olivetti, ad esempio, inizia con Satisfaction dei Rolling Stones (clicca qui per scoprire tutta la colonna sonora)... perché? Perché nel 1965, mentre i Rolling Stones scalano le hit di mezzo mondo con quella canzone, ormai nell'immaginario comune, alla BEMA, la fiera mondiale di prodotti per l’ufficio di New York, viene mostrata la P101, l’ultimo prototipo della Olivetti, il primo pc portatile

«Boato e scroscio di applausi interminabile del pubblico che si assiepa a guardarla. Sono presenti il sindaco di New York, David Rockfeller, e i cronisti dei principali quotidiani del mondo. È il 25 ottobre del 1965 e alla BEMA, la fiera mondiale di prodotti per l’ufficio di New York, viene mostrata lei… la P101, l’ultimo prototipo della Olivetti: la Programma 101. Il piccolo strumento elettronico, grande come una scatola da scarpe, ha appena calcolato, in 3 secondi netti, l’orbita di un satellite attorno alla terra.
Il successo è stellare. Entusiastici i commenti dei giornali: si parla del primo computer «da desk», portatile. In breve la P101 diventa l’attrazione principale della fiera. In breve 40.000 esemplari di P101 (su un totale di 44.000 prodotti) sono venduti negli USA. La P101 viene ben presto adottata anche alla NASA (che la userà nel progetto Apollo) e impiegata a bordo dei sommergibili Polaris per il calcolo delle rotte. Oh! Sui Polaris! E alla NASA, per portare il primo uomo sulla luna… Ma ci rendiamo conto?».

Quindici anni prima di Steve Jobs e Bill Gates, Olivetti ha aperto la strada alla rivoluzione del nostro tempo, il personal computer, e l’ha fatto introducendo, per la prima volta nel nostro paese, l’idea di “un lavoro a misura d’uomo”. Negli anni Quaranta del Novecento, Olivetti intuì che il benessere degli operai coincideva con il benessere dell'azienda e costruì case per i dipendenti, asili, mense, biblioteche, emeroteche, teatri e aree ludico-culturali. «Il venerdì, nel Salone dei Duemila, capita di ascoltare Gassman che recita poesie, di assistere a uno spettacolo del Piccolo Teatro di Milano, di vedere dal vivo grandi campioni dello sport come Coppi e Bartali o di partecipare a un dibattito con intellettuali del livello di Moravia e Pasolini».

«La storia di Olivetti mi ha commosso», confessa Alessandro, uno dei ragazzi che hanno partecipato al gruppo di lettura dedicato a History Telling, «In particolare, mi ha colpito la sua idea di legare una cultura di business, una cultura aziendale, alla cultura in senso stretto. Facendo in modo che i dipendenti avessero una formazione a 360° pur non lavorando nel campo culturale. Da giovane studente spero che in futuro qualcuno in Italia prenda Olivetti a modello».

 

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