La materia della creazione. La Giustizia in Cormac McCarthy

La materia della creazione. La Giustizia in Cormac McCarthy

14.06.2023

In occasione della scomparsa dello scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense Cormac McCarthy, pubblichiamo un estratto dal volume Giustizia e Letteratura III, dal capitolo di Luca Doninelli La materia della creazione. Cormac McCarthy e la giustizia

«Verificare se la materia della creazione può conformarsi al volere dell’uomo o se il cuore stesso non è altro che un diverso tipo di creta»: questo è il compito ultimo della Letteratura, secondo McCarthy, e sempre questo è il perimetro lungo il quale corre, come un perlustratore solerte, la Giustizia. Perché questo è il problema capitale: se il cuore dell’uomo non è che «un diverso tipo di creta», allora la Giustizia non ha fondamento, è soltanto l’esercizio di un potere, oppure un teatro, dove si allestiscono illusioni. La riflessione dello scrittore americano si svolge intorno a questo dialogo tra il volere dell’uomo e la materia della creazione. La ‘natura’ occupa, in tale dialogo, una posizione di mediatrice spaziotemporale: essa è luogo, tempo e azione del dramma. Luogo eletto, poiché qui si gioca la scelta fondamentale dello scrittore, per il quale solo negli spazi aperti e non giurisdizionali (il West come luogo dell’anima) può aver luogo il dramma, e non nella Storia, poiché proprio la Storia e i suoi prodotti – tra cui gli ordinamenti stessi della Giustizia, la sua macchina, il suo funzionamento – sono chiamati a giudizio, esattamente come ogni singola coscienza. La società raccontata da McCarthy non è una società come le nostre, il suo mondo appartiene tanto alla Storia (imputata) quanto alla Natura, che è il tribunale; e tra un uomo e un altro uomo si frappone l’animale, che è un soggetto non giudicabile da un tribunale, o forse il giudice stesso, oppure un suo delegato. Fra le pietraie inospitali, le distanze eccessive, la regressione del volto umano a pura brutalità e il mondo animale, la Giustizia si incarica di verificare il proprio fondamento.

Il lascito della Storia

La comunità umana come la rappresenta McCarthy non è molto diversa da quella raccontata da Tocqueville. In essa ha sede la sovranità, da essa derivano l’idea di bene, di giustizia, di equità sociale, essa decide in merito alla distribuzione dei beni che la terra, per volere di Dio, produce a servizio dell’uomo. La possibilità di amministrare la giustizia dipende direttamente dalla comune accettazione del contratto che unisce i diversi membri della società. Le leggi sono strettamente dipendenti da tale contratto, ne costituiscono l’alveo naturale. Ma la possibilità di giudicare equamente non è garantita dalle sole leggi: è necessario che l’uomo si confronti con sé stesso e con la ‘materia della creazione’, fino a sapere di che materia è fatto il proprio cuore. Il giudice chiamato a giudicare John Grady Cole, protagonista di Cavalli selvaggi, in merito alla proprietà di un cavallo al termine della sua terribile avventura, non applica il codice in modo pedissequo, perché ha avuto modo di imparare come si applicano le leggi: un’arte per la quale è necessario un tirocinio che non comprende certo solo i tribunali o le dispute tra avvocati. Dopo avere ascoltato il racconto del ragazzo e averne constatato in modo brutale (con l’esibizione pubblica delle sue orribili ferite) la veridicità, decide che lui sarà il nuovo proprietario del cavallo.

Il giudice […] gli chiese se aveva le mutande pulite. Nell’aula si sollevò un sommesso scoppio di risa, ma il giudice e l’aiutante dello sceriffo rimasero seri.
Certo, sissignore.
Bene, visto che non ci sono donne presenti, se non ti vergogni vorrei che mostrassi alla corte i buchi delle pallottole che hai nella gamba. Se hai qualcosa in contrario, ti faccio un’altra domanda.
Non ho nulla in contrario, dichiarò John Grady. Si slacciò la cintura, calò i calzoni alle ginocchia e mostrò la gamba destra al giudice.
[…] Quelle cicatrici sono davvero brutte, disse il giudice. Non te le ha curate un medico?
Nossignore, non c’era nessun medico nei paraggi.
L’immagino. È una fortuna che non ti sia venuta la cancrena.
Certo, signore, ma ho cauterizzato le ferite.
Cauterizzato? Con che cosa?
Con la canna della pistola. Con la canna arroventata della pistola.
Nell’aula calò un silenzio totale e il giudice si appoggiò indietro sulla sedia.

Qui la sovranità popolare è applicata alla lettera: il ragazzo mostra ai rappresentanti della comunità, ossia ai giurati, le proprie cicatrici. Il pubblico non sembra comprendere l’alto significato di quanto sta avvenendo, e alla domanda del giudice se il ragazzo abbia le mutande pulite si lascia sfuggire un garbato moto di riso, mentre i rappresentanti supremi dell’autorità presenti in aula rimangono seri poiché a loro, viceversa, quel significato non può sfuggire. Il giudice prova molta simpatia per questo ragazzo, tanto che quella sera stessa lo accoglie volentieri in casa propria, anche se il ragazzo non aveva annunciato la propria visita. Il ragazzo ha un morto sulla coscienza, ed espone al giudice il proprio dilemma.

Ha cercato di uccidermi con un coltello e io per caso ho avuto la meglio. […] Di lui non so niente, nemmeno come si chiamava. Forse era un bravo ragazzo. Non so se è giusto che sia morto.
John Grady alzò lo sguardo e il giudice vide alla luce del fuoco che aveva gli occhi umidi.
Sai benissimo che non era un bravo ragazzo, vero?
Sì, penso di sì.
Non vorresti essere un giudice, vero?
Certamente no.
Nemmeno io.
Come?
Nemmeno io volevo fare il giudice. Da giovane facevo l’avvocato a San Antonio, e quando sono tornato qui mio padre era malato e mi sono messo a lavorare col PM della contea. Non volevo fare il giudice. La pensavo come te, credo, e la penso ancora così.
Come mai ha cambiato idea?
Non so se l’ho cambiata. Ma ho visto un sacco di cose storte nella giustizia, ho visto posti di grande responsabilità affidati a ragazzi con i quali ero cresciuto e di cui sapevo per certo che non avevano un briciolo di buon senso. Molto semplicemente credo di non avere avuto altra scelta. Nel ’32 ho mandato un ragazzo di questa contea sulla sedia elettrica a Huntsville. Ci penso sempre. Non credo che fosse un bravo ragazzo. Eppure ci penso sempre. Ma quando mi chiedo se lo rifarei, mi rispondo sì, lo rifarei.

L’esercizio della giustizia richiede la fiducia. Aver fede nella procedura è come aver fede nella comunità, nel popolo americano, e questo è il motivo per cui questo bravo giudice rifarebbe quello che ha fatto, anche se non è del tutto certo di aver mandato a morire un colpevole. Un errore giudiziario è perdonabile, mentre non è perdonabile la leggerezza di chi ricopre ruoli di responsabilità senza averne la coscienza adeguata – anche se dovessero sempre giudicare in modo equo. Quello che è in questione, insomma, non è la destrezza nell’applicazione della legge, quanto piuttosto la consapevolezza del servizio che si sta rendendo alla comunità. Quest’uomo riconosce che John Grady ha saputo trasformare la propria avventura in un romanzo di formazione: pur compiendo azioni poco legali, il suo comportamento non si è allontanato dall’ombra della Legge. Nell’irresponsabilità di certi colleghi il giudice vede viceversa l’inizio di una disgregazione del patto sociale che assumerà in seguito, nell’opera del grande scrittore, un peso sempre più grande.

Leggi anche l'estratto pubblicato su Cattolica News di Matteo Caputo da Giustizia e Letteratura III, nel capitolo La violenza di «Meridiano di sangue» e lo sguardo sul male del giudice penale

 
La materia della creazione. Cormac McCarthy e la giustizia
Autore: Luca Doninelli
Formato: Capitolo
€ 4,00

Array
(
    [acquista_oltre_giacenza] => 1
    [codice_fiscale_obbligatorio] => 1
    [coming_soon] => 0
    [disabilita_inserimento_ordini_backend] => 0
    [fattura_obbligatoria] => 1
    [fuori_servizio] => 0
    [has_login] => 1
    [has_messaggi_ordine] => 1
    [has_registrazione] => 1
    [homepage_genere] => 0
    [insert_partecipanti_corso] => 0
    [is_ordine_modificabile] => 1
    [moderazione_commenti] => 1
    [mostra_commenti_articoli] => 1
    [mostra_commenti_libri] => 1
    [multispedizione] => 0
    [pagamento_disattivo] => 0
    [reminder_carrello] => 0
    [sconto_tipologia_utente] => prodotto
)

Articolo letto 1108 volte.

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*

Newsletter

* campi obbligatori

Collane

  • Cultura e storia
  • Filosofia morale
  • Grani di senape
  • Le nuove bussole
  • Metafisica e storia della metafisica
  • Pagine prime
  • Punti
  • Relazioni internazionali e scienza politica.ASERI
  • Sestante
  • Studi interdisciplinari sulla famiglia
  • Temi metafisici e problemi del pensiero antico
  • Transizioni
  • Varia. Saggistica
  • Scopri le altre Collane

Inserire il codice per attivare il servizio.