La miopia di Cyrano

La miopia di Cyrano

25.08.2021
Se è vero che miopia significa
l'incapacità di distinguere gli oggetti
posti lontani dall'occhio, […]
per scrittore miope sembra a noi
che debba intendersi lo scrittore
portato a rappresentare quanto cade
entro il più breve raggio visivo.
Luciano Erba

Piu di una volta, in tema di letteratura francese del primo Seicento, ricorre con intento caratterizzante la nozione di miopia. Scrittori che si concentrano sul particolare più che sul generale, su oggetti piccoli, dettagli, microcosmi: pagine e pagine su una mosca (vedi Richeome), i pesci ghiacciati nel lago (vedi Théophile), ecc. Luciano Erba, il poeta che a lungo ha insegnato letteratura francese in Università Cattolica, ha approfondito il tema in un saggio pubblicato sulla rivista Aevum nel 1956. Di seguito trovate un breve estratto dedicato alla miopia in Cyrano de Bergerac.

«Appaia meno futile per lo scrupolo scientifico che talvolta la distingue o per la religiosità che talvolta la illumina, si complichi di barocchismo oppure oscilli tra realismo e controrealismo, la visione miope  […] prende i suoi inizi da un bisogno di svago, da una condizione di secentesca “svogliatura”.

Vibrazioni addirittura demiurgiche, barlumi di moderne concezioni scientifiche, contengono le pagine miopi di Cyrano: ma non c'inganneranno più di quel tanto, non ci faranno perder di vista il capriccio che vi ha dato avvio, lo scherzo che spesso le accompagna fino alle ultime trovate: «Nostre chair, nostre sang et nos esprits ne sont autre chose qu'une tissure de petits animaux qui s'entretiennent, nous prestent mouvement par le leur, et se laissant aveuglement conduire a nostre volonté qui leur sert de cocher, nous conduisent nous-mesme et produisent tout ensemble cette action que nous appellons la vie. Car dites-moy, je vous prie, est-il mal aisé à croire qu'un pou prenne vostre corps pour un Monde, et que quand quelqu'un d'eux a voyagé depuis l’une de vos oreilles jusques à l’autre, ses compagnons disent de luy qu'il a voyagé aux deux bouts du Monde ou qu'il a couru de l’un à l’autre Pole? Oüy, sans double, ce petit peuple prend vostre poil pour les forests de son païs, les pores pleins de pituitte pour des fontaines, les bubes et les cirons pour des lacs et des estangs, les apostumes pour des mers, les fluxions pour des déluges; et quand vous vous peignés en devant et en arrière, ilz prennent cette agitation pour le flux et le reflux de l’Océan. La démangeaison ne prouve-t-elle pas mon dire? Ce ciron qui la produit, est-ce autre chose qu'un de ces petits animaux qui s'est depris de la societe civille pour s'establir tiran de son païs? ...» [da Les Oeuvres Libertines] […]

Millenarie dottrine del micro cosmo, aggiornate da distorte reminiscenze bruniane e campanelliane, prestano singolari risonanze agli indugi di Cyrano su certi labili momenti e palpiti impercettibili della natura: e gli è possibile fissarli animando il paesaggio, trafigurandolo in concetti, perseguendo ad ogni linea la pointe. Una miopia acuta, o profonda, quasi un nuovo sesto senso gli consente di vivere solidariamente con la natura e di ritrovare nell’isolato frammento di realtà gli stessi modi e ragioni con cui si atteggia l’altro e, analogicamente, l’Uno: “Toutes choses” - egli afferma volentieri – “se rencontrent en toutes choses”.

Chi non vedesse nelle descrizioni dei Viaggi o delle Lettres che lambiccate esercitazioni di preziosismo, mostrerebbe di non tener conto dei motivi interiori di queste pagine. Ma si badi, d' altro canto, a vedervi dei documenti di panteismo. In effetti, non v'è secolo meno panteista del XVII. Cyrano non si mette controcorrente, nella misura in cui il tono del suo dire sa mantenersi scherzoso e sa farci persuasi dei giocosi intenti dell’autore: il che è d'ogni pagina. […]

Un simile ordine di annotazioni e di animate rappresentazioni appare nelle altre Lettres descrittive: sulle quattro stagioni, su una tempesta in mare, sul cipresso, sull'acquedotto di Arcueil, sui riflessi degli alberi nell'acqua... L'inizio di quest’ultima: “Monsieur, le ventre couché sur le gazon a" une rivière, et le dos étendu sous les branches d' un saule qui se mire dedans, je vois” ... può valere come cartolina ricordo del Nostro o di altri contemplateurs, di altri amanti di solitude e cacciatori di farfalle, qui sorpresi en tête à tête con la natura.

Tale fu la ravvicinata visione del reale in alcuni scrittori della prima metà del secolo XVII: nei casi più appariscenti, nei casi limite, fu un gioco e ozio letterario, che, con altri, il secolo si lascerà presto alle spalle. Dopo lungo tentennare, dopo aver battuto a tante porte ed essersi attardato dietro tanti richiami, il secolo ritrova la sua miglior vocazione nello studio dell'uomo e del suo dramma morale.

II ciron, il minuscolo essere che aveva dato pretesto alle scherzose divagazioni di Cyrano sulla cironalité universelle, diviene drammatico termine di confronto nel frammento pascaliano sulla condizione dell’uomo, milieu entre rien et tout, nella natura; cosi mosche oppure scimmie non sanno più stimolare la sorridente miopia di uno scrittore, animalier a tempo perso: se rifanno il loro ingresso nella letteratura è per incarnare le virtù e più spesso i difetti dell'uomo, per illustrare le astratte moralità delle Fables.

 
Visione miope e secentismo
autore: Luciano Erba
formato: Articolo
Dall'incipit dell'articolo di Luciano Erba: «Piu di una volta, in tema di letterafura francese del primo Seicento, accade di veder ricorrere con intento caratterizzante la nozione di miopia. Se e vero che miopia significa l'incapacità di distinguere gli oggetti posti lontani dall'occhio, vulgo cortezza di vista, per scrittore miope sembra a noi che debba intendersi, fuori d'ogni traslato, lo scrittore di preferenza portato a rappresentare quanto cade entro il piu breve raggio visivo: pertanto piuttosto oggetti piccoli che grandi, o linee, strutture, toni particolari piuttosto che generali. Lo stile di siffatto scrittore non mancherà di darci l'impressione di un'estrema precisione, e lo scrittore stesso di apparirci attentissimo a che nessun particolare, per quanto nascosto o poco significante, possa sfuggirgli...».
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