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La passione secondo Anne Dufourmantelle

11.02.2021

In occasione di San Valentino vi invitiamo alla lettura di un brano tratto da Elogio del rischio (disponibile anche in pdf e in epub) di Anne Dufourmantelle che condensa in poche poetiche pagine la sua idea della passione. «È la sostanza stessa del rischio» scrive la psicanalista francese «Non è il possesso. È sposare un movimento, che ci spossessa e al tempo stesso ci rivela».

In che cosa la passione è un rischio, se si rivela inevitabile? È una scommessa di cui uno dei due termini ci sfugge, che affidiamo al caso, alla fortuna o a qualunque altro volto dell’imprevedibile. Una scommessa che, di rimando, ci convoca a esserci, voglio dire che ci prende, è uno stato di essere, un precipitato di tempo e di azione dove siamo per intero raccolti, in un’intensità senza paragone. Questa intensità è il nome grezzo della passione. La si può rifiutare, richiudere il capitolo del libro che Alice ha socchiuso, non correre dietro a nessun bianco coniglio, e ritornare alla vita quotidiana; è molto facile – sipario. Ma una volta entrati in questo moto dove tutto quel che è vissuto prende un rilievo diverso, allora è impossibile tornare alla lingua che usavamo prima, nessuna parola ha più lo stesso sapore, lo stesso senso, non abbiamo più lo stesso corpo, la stessa fame.

La passione è la sostanza stessa del rischio. È questo resto di passività in noi che perde la testa al contatto dell’abrasione: con il possibile capovolgimento della notte in luce, del ghiaccio in torrente, del silenzio in grido; è la nostra capacità di immaginare, di stupirsi, di essere delusi, impressionati, distrutti da qualcosa in noi che ci porta ad amare quella pelle, quello sguardo, quell’accento, ogni dettaglio di quell’essere che si muove davanti a noi, breve apparizione della vita nuda.
La passione, etimologicamente, viene da passio, azione di sopportare, per il fatto che sperimentare tale passività al punto cardinale del nostro essere significa anche accettare di essere lasciati nell’ignoto, di perdere i propri punti di riferimento e talvolta persino la propria identità. Possiamo scegliere la nostra strada, ma non si comanda al vento. Si tenta di controllare il proprio cuore o quantomeno le azioni che ne derivano. Credervi ci basta il più delle volte. Elie During lo dice in modo ammirevole: «Se l’amore non è mai stato ciò che fa ‘uno’ di due esseri, ma al contrario ciò che li disgiunge uno dall’altro e ognuno da se stesso, esso ha come condizione l’impossibile coincidenza con sé dove si congiungono il desiderio e la morte».

È tutta questione di consenso o di rifiuto. Di questo siamo responsabili, dire di sì o di no. E come amare e non dimenticare mai che si è amato? Malgrado i tradimenti, gli sbagli, le negazioni, la nobiltà, la generosità, e sì, anche nel dolore. Tenersi stretti a tutto questo. Questa luce che è un puro incanto… come la gioia, possiamo entrarvi o non lasciarci toccare. La passione non è il possesso. È sposare un movimento, che ci spossessa e al tempo stesso ci rivela. Contrariamente ai preconcetti, c’è una verità terribile nella passione. A sharp edge, uno spigolo vivo. Accettare l’inadeguato, il fuori fase, il disuguale che abita qualunque fusione e ne esce, ma è una nascita per chi vi si dona realmente.

Abbandonarsi, chi di noi ne è capace? Voglio dire, veramente, per una volta nella propria vita, senza riserve… Abbandonarsi presuppone un altro al quale abbandonarsi, un altro che non chiede tanto, che ha paura anche lui e si protegge. Abbandonarsi significa far fronte all’abbandono, alla paura annidata al fondo di noi che incombe su di noi senza mai lasciare la presa. Illusione – ma di cosa? Dei giuramenti del per sempre, della fedeltà? Sì. Della vita tranquilla, dell’oblio, della violenza contro la famiglia? Sì. La passione è torturante, l’attesa vi assume arie infernali, il ritardo si presta a mille fantasie, qualunque mancanza dell’altro è un terrore possibile dove si riversa già il tradimento. Ma quel che dà da vivere è a questo prezzo: esorbitante.

La passione ci farebbe tornare all’antica opposizione natura-cultura, alla primitività come la descrive Kierkegaard, al terrore senza linguaggio, inappropriato, alla brutalità come se l’assassinio e la passione fossero in fondo sempre stati connessi. E se la passione, al contrario, ci rendesse liberi, break us free? Se invece ci elevasse – nel senso di un’educazione paradossale dell’anima – e fosse estremamente inquietante? Se essa ci convocasse alla raffinatezza, alla gentilezza, all’istante, alla saggezza del corpo, a rendere grazie di ciò che è dato più che di ciò che è dovuto, se essa fosse un valore di intensità piuttosto che di ansietà, della penombra piuttosto che del giorno? 



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Elogio del rischio
Elogio del rischio
autore: Anne Dufourmantelle
collana: Transizioni
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2020 | pagine: 216
Fare l’elogio del rischio in un’epoca che cerca prima di tutto la sicurezza sembra un’impresa impossibile. È quello che fa Dufourmantelle, restituendo al rischio la sua valenza di occasione per riattivare la libertà.
€ 16,00

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