La sfida di una cultura digitale

La sfida di una cultura digitale

10.03.2023
Il volume Digitalizzazione di Francesco Caio, manager d'aziende specializzate in tecnologia e telecomunicazioni, e Pierangelo Soldavini, giornalista esperto di innovazione tecnologica, è un'agenda per un rinascimento digitale in Italia: dalla sfida culturale alle infrastrutture, dalla cybersecurity all'idenità digitale (il famoso Spid) allo smartworking, dal turismo online alla sanità digitale. Una sfida cruciale per il nostro Paese e i singoli cittadini. Di seguito un'anteprima tratta dall'introduzione intitolata appunto La sfida di una cultura digitale. 

di Francesco Caio e Pierangelo Soldavini

«L’Italia è notoriamente un Paese esportatore: povero di materie prime, ha posto le basi della sua economia su una grande manifattura che dalla tradizione artigianale del passato ha saputo trasformarsi all’insegna della tecnologia. Siamo così bravi che alla fine abbiamo iniziato a ‘esportare’ anche cervelli, terzi in Europa dopo Romania e Polonia. Quella italiana è un’emigrazione di capitale umano altamente specializzato, con percentuali di laureati decisamente superiori alla media nazionale. L’Italia, che investe più di 14 miliardi di euro nella formazione, con livelli di eccellenza anche in ambito hi-tech, finisce così per regalare risorse all’esterno: non è proprio un export di cui andare fieri. Il coronavirus potrebbe essere riuscito laddove neanche incentivi fiscali e stimoli diversificati avevano avuto successo: il rientro di italiani tra i 18 e i 34 anni è cresciuto del 20% nell’anno dell’emergenza pandemica rispetto all’anno precedente.

Tanto da far parlare di «Anno della svolta, del ritorno», come ha sanzionato «L’Espresso», di «Controesodo dei cervelli in fuga», secondo un titolo del «Sole 24 Ore». Il lavoro a distanza ha aperto le porte a nuovi fenomeni, imprevedibili fino all’altro ieri. «Personalmente sposo al cento per cento la vita professionale americana, ma ho uno stile di vita mediterraneo», ha spiegato al «New York Times» Carmelo Ignaccolo, che ha abbandonato gli Stati Uniti dove stava svolgendo un dottorato di ricerca al ‘mitico’ Massachusetts Institute of Technology per rientrare a Palermo. Dove ha creato, con altri amici rientrati in città dall’estero, l’associazione Lavorare dal Sud, che nel suo nome ha già l’obiettivo: basta una connessione a banda larga per potersi connettere e lavorare con tutto il mondo

Roberto Franzan, programmatore ventiseienne che ha creato una startup a Londra prima di essere assunto da Google, è tornato a marzo a Roma, dove ha trovato una realtà inaspettata, fatta di startup e società tech in grande sviluppo. Anche se spesso chi ritorna continua a lavorare per aziende straniere, è comunque un primo passo. Il sapere continua a essere esportato, ma il rientro di cervelli abituati a standard professionali più elevati alza il livello del confronto e la qualità dell’ecosistema lavorativo nazionale. Con ogni probabilità questi ragazzi torneranno – se non sono già tornati – all’estero, a Londra, a Boston, in California, in qualsiasi posto in cui il loro talento potrà esprimersi liberamente senza lacci e lacciuoli di una realtà troppo ingessata, di un mercato del lavoro troppo rigido e di una burocrazia asfissiante. Ma qualche granello di lievito lo avranno lasciato. Sta al Paese permettere di esprimere queste potenzialità. L’emergenza pandemica è stata una prova generale del new normal – o forse del never normal, visto che negli ultimi anni la realtà non ha fornito molti punti fermi, con la guerra in Europa, la crisi energetica, la frenata economica in rapida successione – che verrà.

Una realtà in continua evoluzione che ha costretto il mondo a spingere verso la digitalizzazione forzata, per necessità più che per scelta. Non c’è dubbio che il mondo in presenza sia migliore, più efficace e immediato. Ma le varie emergenze che si sono succedute hanno fatto comprendere a tutti le potenzialità degli strumenti digitali, che abilitano servizi e relazioni più rapide e flessibili, prodotti personalizzati e fatti su misura sulla base dell’analisi dei dati e della profilazione degli utenti. Aprendo la strada a un mondo che non dovrà essere tutto fisico o tutto digitale, ma che potrà integrare le due modalità prendendo i benefici di entrambe, rendendo così possibile a tutti scegliere e sfruttare appieno le potenzialità di tale integrazione. Un mondo ‘ibrido’, che sappia coniugare le diverse esperienze, ma che non può prescindere dalla digitalizzazione dei processi e soprattutto di una cultura in grado di cogliere davvero le opportunità offerte dalla tecnologia. Forse domani dovremo abituarci a vivere nel metaverso, in mondi completamente virtualizzati, ma anche con queste nuove realtà ci dovremo confrontare all’insegna di una dimensione ibrida, fatta di ‘qui e ovunque’. In realtà nel metaverso abbiamo iniziato a viverci in questi ultimi anni, quando il mondo fisico si è inaspettatamente chiuso in casa da un giorno all’altro e ha potuto proseguire le sue attività in un mondo virtuale, fatto di stanze digitali e di distanza.»

«La connessione diventa un diritto fondamentale dell’essere umano. Quando l’organizzazione che raccoglie le principali economie industrializzate parla di digital divide, lo considera dal punto di vista sia interno sia esterno: un approccio inclusivo che armonizzi le opportunità tra le diverse aree dei singoli Paesi, ma che ne renda anche competitive le economie le quali, senza quelle garanzie di connessione e di alfabetizzazione, rischiano di rimaner tagliate fuori dal futuro. Con la consapevolezza che quella attuale può rappresentare davvero l’ultima chiamata: chi rimane indietro adesso rischia di non riuscire più a colmare le distanze con le economie più avanzate

Il rischio è concreto e l’Italia deve esserne consapevole, perché la situazione non è delle migliori, dal punto di vista delle statistiche, delle infrastrutture, dell’alfabetizzazione di base, dei ritardi della Pubblica amministrazione e delle aziende. Prima di tutto, però, si tratta di una sfida culturale che porti tutti a capire le logiche dei nuovi paradigmi e della trasformazione da attuare. Da questo punto di vista il rientro dei talenti può davvero rappresentare un punto di svolta. E di ripartenza.»
 
Digitalizzazione
Digitalizzazione
Autore: Francesco Caio, Pierangelo Soldavini
Collana: Piccola biblioteca per un Paese normale
Formato: Libro | Editore: Vita e Pensiero | Anno: 2023 | Pagine: 184
Cittadinanza digitale, telemedicina, cybersecurity, smart working: Francesco Caio e Pierangelo Soldavini stilano un’agenda per un ‘rinascimento digitale’ del nostro Paese. Un progetto ambizioso e urgentissimo, e tuttavia alla nostra portata.
€ 16,00

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