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L'incontro con l'altro, verso Emmaus

31.03.2021

In un istante ineffabile, una cena tra pellegrini diventa rivelazione abbagliante della resurrezione di Cristo: è l’episodio di Emmaus, vertiginoso incontro tra chiarezza e oscurità, tra ordinario e straordinario. Per questi giorni di Pasqua vi proponiamo un percorso di lettura attraverso le pagine più belle che i nostri autori hanno dedicato a questo passo, dal cammino con lo "straniero" al banchetto.

IN CASO DI PANICO...
RIMETTIAMOCI IN VIAGGIO
Dal crepuscolare racconto dei due discepoli in fuga verso Emmaus prende avvio Rimessi in viaggio di Giuliano Zanchi. «Congegnate per arrivarci dall’abisso dei secoli come istruzioni in caso di panico» queste pagine parlano di noi, parlano a noi. «Metti una morte di Dio. Di quelle che ogni tanto affliggono la storia. Può capitare, no?». In effetti l’intero scenario di paradigmi e valori, nel quale la cultura cristiana ha potuto radicare le proprie forme pastorali, oggi sembra di colpo svanito. E, più di quanto saremmo disposti ad ammettere, i due discepoli ci assomigliano. Smarriti, confusi, borbottanti, anche noi non facciamo che parlare del passato, fuggendo da un presente che non riusciamo più ad abitare. Zanchi prova invece a ribaltare la prospettiva invitando i cristiani a tornare alla realtà, nel mondo, per le strade, in mezzo agli uomini. Perché «il Signore è già là fuori con le maniche tirate su».

DA DUE A TRE 
In La mistica dell’istante José Tolentino Mendonça ci guida ad una teologia da praticare nel qui e ora della vita e proprio attraverso l’episodio dei discepoli di Emmaus rilegge uno dei misteri più profondi della fede cristiana: la Trinità. «Ciò di cui abbiamo bisogno non è l’adesione alla verità dogmatica» scrive Tolentino «quanto piuttosto la scoperta della Trinità fra le nostre motivazioni profonde e nel nostro modo di vivere». I due discepoli accolgono un compagno nel cammino, lo ascoltano e lo invitano a condividere il pasto e la casa. C’è un’esperienza di passaggio dal due al tre ed è proprio qui che secondo Tolentino ha il fulcro la rivelazione pasquale. Perché il «Dio vivo non è una relazione unidirezionale che non coinvolge nessun altro. Non è dualità o dialettica: io con l’altro, o io contro l’altro. Il Dio vivo è una comunità».

LA SORGENTE DELLA SPERANZA
In Venite a mangiare con me Johnny Dotti e Mario Aldegani ci conducono tra i vari banchetti vissuti o raccontati da Gesù nei Vangeli (dalle nozze di Cana al pasto di Gesù risorto con gli apostoli). Uno dei capitoli del libro è dedicato al passo dei discepoli di Emmaus e a quel banchetto diverso dagli altri, perché inaspettato. Un banchetto dove «ognuno trova ciò che desidera senza averlo cercato». In effetti i due discepoli, impauriti e confusi, lasciano la comunità di Gerusalemme e vanno verso Emmaus per cercare rifugio, un balsamo per alleviare le loro pene. Ma, sulla strada per Emmaus non troveranno una “sorgente calda” (questo il significato in ebraico della parola Emmaus). Incontreranno invece un forestiero, un nemico (hostis) che diventerà ospite (hospes). Questo brano, scrivono i due autori (e ce lo raccontano anche in questo video), «ci ricorda che incontrare l’altro non è un impegno dell’esistenza umana, uno dei tanti, è molto di più: è il senso, la sorgente della speranza, è la vera Emmaus, divenuta non più un rifugio o una consolazione, ma una rigenerazione; non un punto di arrivo, ma un punto di partenza».

L'ARTE DEL RICONOSCERE
«Allora i loro occhi si aprirono e lo riconobbero»: il centro del brano dei discepoli di Emmaus è la trasfigurazione di Cristo. In un unico ineffabile istante si condensa il passaggio dal buio alla luce, dall’opacità al riconoscimento. È una pagina che sollecita lo sguardo e forse proprio per questo sono moltissimi i pittori (come Caravaggio, Rubens, Tiziano, Tintoretto, Veronese…) che hanno provato a darne una traduzione visiva. In Rembrandt a Emmaus Max Milner ripercorre le diverse scelte dei grandi artisti, soffermandosi sulla soluzione adottata dal giovane Rembrandt in Pellegrini di Emmaus. Con l’impatto mozzafiato del controluce, Rembrandt rende il Cristo a un tempo potente e labile, definito ed enigmatico. Presenza e, insieme, promessa: il che è, precisamente, la sfida dell’arte.

LA DEDIZIONE
Secondo Bruno Maggioni il problema che il racconto si pone non è la presenza o l’assenza di Gesù risorto, ma come e dove riconoscerlo. Nell’articolo I discepoli di Emmaus. Riconoscere il Risorto secondo Lc 24,13-35 pubblicato nel 2019 sulla Rivista del Clero, Maggioni ci guida attraverso la struttura narrativa del brano per aiutarci a comprendere la fractio panis, quel gesto finale che racchiude e cambia tutto. I due discepoli, raccontando lungo la strada la storia di Gesù, avevano sottolineato la potenza del suo insegnamento e delle sue opere. Ora, scrive Maggioni, «devono imparare a riconoscerlo diversamente: non più nel segno della potenza, ma della dedizione. E questo l’unico modo corretto di leggere la storia di Gesù, scoprendone la continuità. Se si sbaglia questa lettura, non è possibile riconoscere il Risorto, né il Signore presente nella Chiesa».

(a cura di Erica Crespi)

 

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