Lo sguardo ingenuo di san Francesco

Lo sguardo ingenuo di san Francesco

19.08.2021
Lo sguardo ingenuo
vede cose concrete che accadono.
E uno ci si trova in mezzo.
Josep Maria Esquirol

La parola ingenuità significa “vicino alla genesi”: «Ecco il motivo per cui si dice dei bambini che sono ‘ingenui’, perché sono vicini alla genesi in quanto nascita». Lo sguardo ingenuo non è però semplicemente uno sguardo incontaminato, ma è quello capace «di osservare bene la base, il suolo, le fondamenta». Questo tipo di ingenuità non coincide né con la banalità, né con la purezza angelica. Sguardo filosofico, sguardo attento e sguardo ingenuo divengono sinonimi. È la teoria di Josep Maria Esquirol, filosofo catalano apprezzatissimo in Spagna dove ha ricevuto numerosi premi, che ha costruito un “cammino dell’ingenuità” nel percorso di “filosofia della prossimità” esposto in tre volumi (tutti editi da VeP). Nel volume La penultima bontà Esquirol si sofferma sullo sguardo di san Francesco. Di seguito un breve estratto.

«Francesco insegna a vivere in un determinato modo perché insegna a guardare in un determinato modo. Nel Cantico delle creature, una delle poesie più belle mai scritte, parla di fratello sole, di sorella luna e delle stelle, di fratello vento e dell’aria, di sorella acqua, di fratello fuoco, di sorella madre terra. Alternando il genere maschile/femminile degli elementi, rende ancora più esplicita la loro fratellanza. Francesco arriva persino a parlare di sorella morte. Non sono oggetti rappresentati, né elementi generici, né immagini pensate per il piacere estetico; sono cose che accompagnano le nostre vite (fraternità e prossimità senza identificazione né integrazione). Sono la gioia della vita che sentiamo. Il vento del sud porta l’odore del mare; il vento del nord, il freddo della neve e del disgelo. Né ordine obiettivo del mondo, né sistema cosmologico, bensì bellezza e dono ai margini. E le cose non vengono prese in considerazione nel loro insieme o in astratto.

Francesco non parla della ‘natura’ – concetto astratto – bensì di ciascuna delle sue creature. Non del bosco in termini generali, bensì degli alberi. Concretezza. Non sorella natura, bensì fratello sole, fratello vento… Il fratello deve essere qualcuno (o qualcosa) di concreto, non di generico o astratto.

E noi, invece, ci ostiniamo ad astrarre e a confondere tutto in un Tutto. I bambini non fanno così: ogni cosa è una cosa diversa, nella sua concretezza e nella sua verità. Per quanto possa rincrescere all’attuale ecologismo, bisogna rendersi conto che Francesco non era un amante della natura, ma delle creature di questo mondo. Non ‘la natura’, bensì questi cipressi, queste nuvole, questa farfalla, queste formiche, queste rondini che fanno capolino dal nido di fango sotto il cornicione di casa, questo cielo che ci accompagna a ogni ora, quest’acqua che beviamo.

Francesco non vedeva nemmeno un paesaggio statico, destinato alla contemplazione estetica. Vedeva una scena: una tortora che passa e si posa su un ramo, e lui che le rivolge alcune parole. Lo sguardo ingenuo vede cose concrete che accadono. E uno ci si trova in mezzo. Lo sguardo rispettoso e fraterno di Francesco era, senza dubbio, ciò che produceva l’effetto. Il miracolo ha luogo quando guardi ogni cosa singolarmente, e ogni persona negli occhi.

La vita di Francesco prende le mosse soprattutto a partire dagli incontri con i suoi fratelli. L’ispirazione francescana permette di andare dagli elementi in quanto principi (filosofia presocratica) alle cose, alle creature e alle persone in quanto fratelli. Usufrutto del mondo. Il mondo ci invita alla fruizione, ad alimentare il corpo e lo spirito, e a camminare senza calpestare nulla degli altri. I frati francescani non hanno nulla e non smettono mai di ringraziare per ogni cosa. Si sono appropriati del mondo senza possederlo. Saluto fraterno, che proviene da una familiarità immemore: pace e bene.»

 
PdfLa penultima bontà
La penultima bontà
autore: Josep Maria Esquirol
collana: Transizioni
formato: Ebook | editore: Vita e Pensiero | anno: 2019
Penultima bontà: perché quell’aggettivo? Perché ‘penultima’? Domanda legittima, persino sconta­ta, di fronte al titolo
€ 10,99

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