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Max Picard: il veggente della tecnocrazia

07.12.2019
La fuga davanti a Dio
La fuga davanti a Dio
autori: Max Picard
formato: Libro
prezzo:
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Chi era Max Picard? In occasione della pubblicazione del libro La fuga davanti a Dio, composto nel 1934 in piena epoca nazista (edito in Italia nel 1948 e mai più stampato), ecco un ritratto di questo intellettuale irregolare che ha previsto i pericoli della società tecnocratica e di una modernità in fuga dal divino, un intellettuale che vale la pena rileggere con gli occhi dell’uomo contemporaneo.

PROFILO BIOGRAFICO
Nato in Germania nel 1888 (a Schopfheim, Baden, al confine con la Svizzera), da genitori ebrei svizzeri, Max Picard è stato un pensatore di rara originalità, un intellettuale irregolare, rimasto per scelta sempre al di fuori dell'accademia. Studiò medicina a Friburgo in Brisgovia, Berlino, Monaco e Heidelberg. Fino al 1918 fu medico a Monaco. Da sempre interessato alla filosofia, decise di chiudere con la medicina e di trasferirsi in Ticino per vivere come libero scrittore, a contatto con la natura, prendendosi cura della moglie malata. Dal 1919 al 1929 circa visse a Brissago e successivamente si stabilì a Sorengo, a Gentilino e a Caslano. Nel 1952 fu insignito del prestigioso premio Johann Peter Hebel, lo stesso che vedrà poi tra i vincitori pensatori come Martin Heidegger ed Elias Canetti. Dal 1955 Picard risiedette a Neggio, dove si spense nel 1965 e dove è sepolto. Pur amando una vita appartata, non disdegnò gli incontri con amici, studiosi, poeti e filosofi.

L’OPERA E IL PENSIERO
Picard ha infatti intrattenuto intensi scambi epistolari e non con scrittori e pensatori di spicco come Rainer Maria Rilke, Gabriel Marcel - che lo considerava "affamato di autenticità" - Gaston Bachelard, Herman Hesse. Il volto, la parola, il silenzio sono alcuni dei temi al centro della sua riflessione poetico-contemplativa. Nella sua opera ha intuito tutti i pericoli della società tecnocratica e la sua implicita tendenza verso la dittatura. Tra i suoi libri più importanti, tradotti in varie lingue, ricordiamo L’ultimo uomo (1921), Hitler in noi stessi (1946), Il mondo del silenzio (1948), L’ultimo volto. Maschere mortuarie da Shakespeare a Nietzsche (1959). Picard è autore di un'antropologia filosofico-cristiana, che cerca di contrastare la frammentazione dell'uomo nell'età moderna e di offrire non una ricetta magica, ma una guida seria affinché l’uomo si riconfronti in maniera seria con la fede, con la sua umanità. 

LA FUGA DAVANTI A DIO
«Davanti a Dio l’uomo è fuggito in tutti i tempi, ma tra la fuga di oggi e ogni altra c’è una differenza», con queste parole, che non lasciano spazio ad alcun preambolo, inizia il libro La fuga davanti a Dio. Picard indaga, capitolo dopo capitolo, la situazione sociale, psicologica, e religiosa dell’uomo, l’economia, il linguaggio, l’arte, il modo di essere delle cose, le città, le strutture industriali e il rapporto con la natura. Come scrive Jean-Luc Egger nella prefazione a questa nuova edizione: «siamo di fronte a un pamphlet in cui sin dalle prime pagine la dinamica irruente della fuga traccia con un ritmo implacabile i lineamenti di un mondo frenetico abitato dal nulla e in cui, parallelamente, prende forma una delle critiche più severe mai scritte contro la modernità.»

L’occhio clinico di Picard risulta lungimirante su più punti, come quello della scomparsa della dimensione del silenzio, uno dei fattori centrali per l’emersione di un nuovo tipo di realtà «liquida», ossia una realtà non più dominata da cose ed eventi a sé stanti, bensì – scrive ancora Egger: «una realtà surrogata (virtuale) nella quale ogni spessore entitativo è stato eliminato perché tradotto in un flusso ininterrotto, incoerente, ma omogeneo di brusii verbali. Picard percepì chiaramente […] la trasformazione dell’informazione (e dei suoi canali di diffusione) da strumento di comunicazione al servizio della conoscenza e della realtà in generatrice della realtà stessa».

O quando parla dell’eco infinito della paura: «Colui che fugge da Dio, e sa che è Dio quello da cui fugge, ha paura. […] L’uomo fruga la sua paura sino al limite, dietro cui ode un mormorio monotono, uguale, incontrollabile. Allora comincia una nuova paura: egli fruga anche questa, ma ecco, al suo limite si ode un sussurro, comincia un’altra paura».

Hermann Hesse in una recensione coeva dell’opera, interamente riportata nel volume, ne ha scritto: «è un libro da veggente, la sua immagine di una fuga davanti a Dio non è metafora ma visione, è un'opera tremenda e al tempo stesso consolante». La fuga davanti a Dio descrive infatti con toni quasi apocalittici tutti i pericoli della società tecnocratica e la sua implicita tendenza verso la dittatura. «L'autore» scrive ancora Hesse «legge i lineamenti del mondo della fuga nel volto dell’epoca, un mondo in cui è stata cancellata l’impronta delle idee e quindi privo di immagine (bildlos), ma dimentico anche del silenzio come pure della parola, entrambi stritolati fino all’annientamento dal brusio verbale. Un mondo dunque, senza profondità e che difetta di presenza, di interezza, durata e amore».

Una lezione, quella di Picard, che continua ad essere attuale, da rileggere per riaffermare le ragioni dell'umanità da opporre alle barbare forze omologanti del nostro tempo.

 

 

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