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Passione e Resurrezione tra le arti

09.04.2020

Le rappresentazioni delle deposizioni nelle processioni popolari del Medioevo, una pagina di teatro raccontata da Bernardi; le profonde suggestioni di Max Milner di fronte al dipinto dei Pellegrini di Emmaus di Rembrandt; l’avventurosa storia di un piccolo dipinto in tempera raffigurante la resurrezione di Gesù, di origine lombarda, oggi conservato al Museo Stibbert di Firenze; la miniatura della Resurrezione in uno dei codici più belli della tradizione ambrosiana, il Messale di Santa Tecla, che ispirò Piero della Francesca; un acuto confronto tra le varie rappresentazioni cinematografiche della vita di Gesù firmato da Alessandro Zaccuri: per la settimana santa vi offriamo un breve percorso tra le arti, dalla pittura al cinema, che hanno provato a rappresentare il mistero pasquale.

PROCESSIONI E RITUALI DELLA 'DEPOSITIO' NEL MEDIOEVO
Le rappresentazioni delle Deposizioni con utilizzo di simulacri costituiscono «un capitolo singolare di quel ‘teatro medievale delle statue’ che vede nell’Occidente medievale cristiano lo sviluppo prodigioso della scultura, proibita nella Chiesa d’Oriente». Claudio Bernardi, in Deposizioni e Annunciazioni (capitolo digitale di Il teatro delle statue, a cura di Francesca Flores d'Arcais) ci guida in una processione di riti e rituali della depositio italiana. Ad esempio in Veneto il Venerdì Santo era tradizione rappresentare la Deposizione di Cristo ‘sepellendo’ l’eucarestia, mentre nella zona di Padova e Firenze, ad essere posto sul feretrum durante il cerimoniale religioso per poi essere deposto, era un Crocifisso snodabile come quello commissionato ad Andrea della Robbia nel 1490. E se l’evento rituale e la devozione non possono essere ridotti a pura rappresentazione teatrale, «senza ‘fisicità’ e realtà del corpo» scrive Bernardi «non esiste incarnazione della Parola. Le statue costituiscono per i laici la possibilità di appropriarsi del sacro».


REMBRANDT A EMMAUS
Professore alla Sorbona e membro dell’Accademia dei Lincei, Max Milner è sempre stato affascinato dalla versione dei Pellegrini di Emmaus di Rembrandt conservata al Museo Jacquemart-André. Un’opera considerata minore, forse perché giovanile o perché confrontata con l’opera «molto più celebre e celebrata», che rappresenta la stessa scena, conservata al Louvre. Nel suo libro (anche ebook) Rembrandt a Emmaus, Milner parte proprio da quella piccola tela per guidare il nostro sguardo in un ‘museo immaginario’, che conserva quadri, incisioni e disegni del pittore olandese oltre ad opere di Caravaggio, Rubens, Tiziano, Tintoretto, Veronese, tutte traduzioni visive dell’incontro di Cristo con i discepoli di Emmaus. Una pagina di Vangelo che non smette ancora oggi di interrogare i pittori: come rappresentare l'invisibile, la rivelazione, l'istante che scompare e si tramuta in altro? 


LA PASSIONE RACCONTATA DAL CINEMA "APOCRIFO"
«Per quanto si sforzi di attenersi allo spirito e alla lettera del racconto evangelico, il cinema sconta sempre una forma di apocrifia originaria» scrive Alessandro Zaccuri nell’articolo I Vangeli raccontati dal cinema “apocrifo” (Rivista Vita e Pensiero, 2013), un acuto confronto tra le più note letture cinematografiche della vita di Gesù, dalla Ricotta di Pasolini, al Gesù di Zeffirelli fino ai musical degli anni 70, Godspel e Jesus Christ Superstar. Emblematico il caso della Passione di Mel Gibson, «operazione che si presenta con una patente di intransigenza filologica», con dialoghi in aramaico e latino ma in cui la struttura narrativa pesca a piene mani da uno dei più noti “apocrifi” dell’età moderna, gli scritti della beata Anna Katharina Emmerick. Eppure, sostiene Zaccuri, è paradossalmente «il desiderio di autenticità, e non lo spirito di rivalsa, a imporre l’infrazione alla sola Scriptura».


LA RESURREZIONE LOMBARDA DEL MUSEO STIBBERT
Tra le pareti della sua villa di Montughi a Firenze, il collezionista inglese Frederick Stibbert ha conservato opere d’arte di ogni genere: alcune delle più importanti armature provenienti da tutto il mondo convivono con lavori di oreficeria, porcellane, costumi, tessuti, oggetti d'arredo, libri e un composito nucleo di dipinti primitivi. Tra questi è esposto sin dal 1906 un «quadro su tavola dipinta a tempera “La Resurrezione di Gesù Cristo”» che presenta la «canonica iconografia della Resurrezione, con il Cristo benedicente dominante il marmoreo sepolcro scoperchiato, davanti a tre soldati romani». Per quanto al momento non sia rintracciabile il pittore della tavola, Orazio Lovino nell'articolo La Resurrezione lombarda del Museo Stibbert (Arte Lombarda, 2017) individua influssi di altri pittori lombardi: i soldati non assopiti, ma atterriti, secondo l’invenzione mantegnesca; il panneggio scultoreo e bagnato del manto di Cristo frequente in area bergamasca; il trattamento del costato “a salsicciotti” rintracciabile in opera anonime di ambito lombardo. Eppure, come spesso accade, sono i particolari più piccoli e insignificanti ad essere rivelatori: lungo il muro esterno della navata della Chiesa dipinta in fondo a sinistra compare uno stemma con le sigle abbreviate CO e FO. Da questo ultimo importante indizio Lovino arriverà a collocare il dipinto in un luogo ben preciso e a rintracciarne parte dell’affascinante storia.


GIALLO ATTORNO AL CRISTO RISORTO DI PIERO DELLA FRANCESCA 

In un ricco manoscritto miniato da Anovelo da Imbonate risalente al XV secolo si trova una rappresentazione assai simile a quella di uno dei più straordinari capolavori realizzato da Piero della Francesca, la Resurrezione, dipinta solo sessant’anni dopo, nel 1460. In entrambi i casi, in modo pressoché sovrapponibile, il Risorto s’innalza al centro della tomba appoggiando il piede sinistro sul bordo del sarcofago. Quella del maestro aretino sarebbe quindi una copia? Il critico d’arte Luca Frigerio prova a far luce sul mistero in un articolo pubblicato su VP Plus, la newsletter quindicinale dell’editrice e intitolato Il “modello” del Cristo risorto di Piero della Francesca.

 
PdfRembrandt a Emmaus
Rembrandt a Emmaus
autore: Max Milner
collana: Grani di senape
formato: Ebook | editore: Vita e Pensiero | anno: 2018
Rembrandt aveva appena 22 anni quando dipinse, su un piccolo pannello di legno di una quarantina di centimetri di lato, l’i
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