Prendersi cura della parola “arcobaleno”

Prendersi cura della parola “arcobaleno”

27.08.2023

Il dialogo è linguaggio che si fa relazione. «È la qualità della nostra relazione con l’altro e quindi del nostro essere nel mondo» scrivono Johnny Dotti e Mario Aldegani in Che cosa cercate? Dialoghi e Vangelo.

Josef Pieper in Abuso di parola, abuso di potere aggiunge: «il dialogo porta non solo a un incontro di opinioni, ma ad andare decisamente in cerca della verità, nella percezione umile e onesta che essa non è proprietà di nessuno e che forse non la raggiungeremo mai». E per cercare di raggiungere la verità il filosofo tedesco consiglia di prendersi cura delle parole e del loro significato, affinché si crei uno scambio sincero e una comunicazione leale tra le persone. Solo così «possiamo onorare la vocazione originaria che accomuna il linguaggio, la conoscenza, l’umanità e la verità stessa: la vocazione alla libera comunione tra esseri umani, mondo e divinità».

Tra le tante parole di cui prendersi cura vi suggeriamo qui la parola “arcobaleno”, simbolo della relazione tra uomo e divinità.

L’arcobaleno è una «magnifica, misteriosa creatura che unisce cielo e terra in un ponte tanto elusivo quanto simbolicamente potente», scrive la teologa Teresa Bartolomei in Dove abita la luce? Figure in cammino sulla strada della Parola, volume che dedica la prima parte a una originalissima lettura del diluvio universale e della figura di Noè.

Dio disse:
«Questo è il segno dell'alleanza,
che io pongo
tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi
per le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi
perché sia segno dell'alleanza
tra me e la terra.
Quando ammasserò le nubi sulla terra
e apparirà l'arco sulle nubi
ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e ogni essere che vive in ogni carne
e non ci saranno più le acque per il diluvio,
per distruggere ogni carne.

Questo ponte dalle varie sfumature cromatiche, che nell’episodio biblico della salvezza dell’arca di Noè appare in cielo dopo l’apocalisse ecologica, ha un significato importante in quanto allude alla riappacificazione tra il genere umano e Dio. «Suggella quest’alleanza e questo dialogo: segno di pura bellezza; Dio lo consacra come memoriale perennemente rinnovato della propria presenza nella storia come Signore della vita e non della morte». Lo splendore e la bellezza dell’arcobaleno è per gli uomini il segno visibile e ricorrente di pacifica convivenza con Dio.

Il vocabolo ebraico utilizzato per definire l’arcobaleno è però “keshet”, tecnicamente “l’arco della guerra”. C’è, spiega sempre la Bartolomei, una metafora presente nel racconto della Genesi: Dio mostra agli uomini di aver deposto le armi (per questo l’arcobaleno è anche simbolo di pace), fissando la propria arma di distruzione al cielo. L’arcobaleno è anche la «prefigurazione di quella croce in cui il Figlio dell’uomo sarà innalzato da terra, dimostrando di essere ponte autentico e irrevocabile di riconciliazione della storia con Dio». Quindi «come l’arco di guerra, la croce è uno strumento di morte che si trasforma in segno di salvezza».

L’arcobaleno è memoria di un Dio della vita, un Dio che salva.

(di Elena Vanore)

 
Dove abita la luce?
Dove abita la luce?
Autore: Teresa Bartolomei
Collana: Sestante
Formato: Libro | Editore: Vita e Pensiero | Anno: 2019 | Pagine: 168
Una fedele lettrice della Bibbia ne incontra due figure tra le più note, Noè e Giuda: il risultato è un libro che ci conduce a risco­prire quanto abbiano da dirci ancora i due popolarissimi personaggi della Scrittura.
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